LA MIA PRIMA 100 KM DEL PASSATORE

June 9, 2003 in IO C'ERO

Per giocare a pallacanestro,
a calcio, a pallavolo, a pallanuoto, a rugby, a tennis ci vuole una palla,
per correre il Passatore ce ne vogliono almeno due. (L. C.)

Cosa ne sarà della nostra
vita? E poi questa sera ci hanno fatto bere … come si chiama … la”tachipirinha
“!

Tutto è
cominciato a agosto del 2002, anzi no tutto è cominciato molto prima almeno
12 anni prima ma sempre d’estate. Avevo intrapreso la carriera arbitrale
(sì quella più bistrattata degli arbitri di calcio) e così mi allenavo e
correre mi piaceva. Luigi, era già un podista da tempo. D’estate trovare
compagnia per gli allenamenti è importante, così lui podista e io arbitro
trovammo modo di percorrere molti chilometri per le strade del comune di
Castellammare del Golfo in provincia di Trapani. Luigi seguiva tabelle di
allenamento molto evolute e io mi limitavo a fare quello che faceva lui differenziando
esclusivamente per alcuni allenamenti di velocità che mi servivano per l’arbitraggio.

A partire
da quell’estate Luigi cominciò a ripetermi che io sarei riuscito benissimo
nelle gare lunghe, e che avrei dovuto mollare l’arbitraggio per dedicarmi
all’atletica.

L’arbitraggio
non l’ho mollato e qualche soddisfazione non è mancata, ma nel agosto del
2002, sempre a Scopello (frazione di Castellammare del Golfo TP) Luigi mi
comunica che ha intenzione di misurarsi per la 4° volta della 100 km del
Passatore, cerca compagnia. Con serenità gli dico che lo accompagnerò anch’io.
Dopo due settimane per posta elettronica ricevo le tabelle di allenamento
e comincia l’avventura.

Dicembre
la mezza maratona a Palermo,

Febbraio
la mezza maratona Roma-Ostia

Marzo la
Maratona della città di Roma

Aprile la
50 km di Romagna a CastelBolognese.

Ed eccoci
Luigi, Paolo e Filippo al ristorante il 23 maggio a Faenza, ci piacerebbe
mangiare tutto, ma è meglio abbondare in carboidrati e orientarsi su roba
digeribile domani abbiamo da percorrere 100 km. Con noi Giovanni, Ines,
Angela e Claudio supporto logistico!

L’indomani
colazione pantagruelica e riunione con lo staff che ci seguirà-precederà,
più o meno in posizione intermedia rispetto ai rifornimenti ufficiali avremo
i rifornimenti personali. Tre auto attrezzate di cambio di indumenti, acqua,
sali minerali, banane, arance, fette biscottate, miele e 2 litri di coca-cola.

Per arrivare
a Firenze percorriamo la strada della gara. Ci sono moltissimi cicloamatori,
la salita è impegnativa, ma non ci voglio pensare, a piedi è diverso. Arriviamo
a Firenze, il parcheggio della stazione è pieno, ci dobbiamo dividere, andiamo
in un garage privato. Ci ritroviamo tutti davanti a Santa Maria della Croce,
fa caldo. Sotto i portici un sacco di podisti già in pantaloncini e canottiera,
molti seduti a terra a chiacchierare.

Ritiriamo
il pacco gara, il mio numero è l’1182. Foto di rito con la vettura dell’organizzazione
che porta un effigie del Passatore. Lui il Brigantaccio tagliagole cantato
dal Pascoli, che tenne in scacco per quattro anni la polizia ed l’esercito
pontificio intorno al 1850.

Andiamo
a mangiare: porzione doppia di pasta o gnocchi per ciascuno dei tre podisti.

Vado a cambiarmi
in auto, sono un po’ teso, ma riesco a rilassarmi ugualmente, dopotutto
dal garage a piazza della Signoria non sono più di 1000 metri. Infatti arrivo
con tutta calma dai miei amici.

Anche noi
sotto i portici, a sistemare meglio i chip del rilevamento cronometrico,
ad allacciare le scarpe con maggior cura, a appiccicare le bande catarifrangenti
(arriveremo di notte). Non si riscalda nessuno, vediamo il vincitore dello
scorso anno con n.1, è magro e altro ca 1,80 m, corricchia per arrivare
ai bagni non si sta riscaldando neanche lui: nessuno spreca energie ci sono
100 km per farlo.

In piazza
della Signoria ci mettiamo in coda, siamo 1710, pare. Ma non c’è fretta
di mettersi in prima fila. Il colpo di pistola, il via.

Ci muoviamo,
lasciamo Piazza della Signoria. Attraversiamo Firenze, un fiume di persone
nel traffico bloccato della città. L’andatura è tranquilla, rispettiamo
la nostra tattica di gara: andar piano, sei minuti al chilometro, poi si
vedrà. Appena in periferia della città incontriamo Ines e Giovanni, non
sono riusciti a passare con auto: questo significa che il primo rifornimento
personale arriverà più in là, ma non ci preoccupiamo.

Cominciamo
a salire per Fiesole, e superiamo molta gente che ha scelto di camminare,
a passo svelto, ma camminano. Altri invece ci passano, con appoggi molto
attivi, ma Faenza è lontana.

Mi fa un
po’ male un piede, ma non è nulla sarà ancora freddo. Firenze è ai nostri
piedi: la cupola del Brunelleschi, il campanile di Giotto, s’indovina l’Arno.
Le nuvole ogni tanto regalano un po’ di fresco. In cima a Fiesole, 295 m
slm, c’è il primo rifornimento, molto affollato. Acchiappo un bicchiere di
soluzione salina e un pezzo di banana, alla successiva fontana bevo e mi
bagno i capelli. Fa caldo. Con Luigi e Paolo chiacchieriamo, la strada scende
leggermente per poi risalire in direzione di Olmo e Vetta le Croci fino a
518 m. E’ uno spettacolo, intorno le colline, dove si alternano coltivi e
boschi. Man mano che procediamo sempre più boschi, ma in fondo nella valle
è un grande mosaico le cui tessere sono i campi. Si potrebbero tenere molte
lezioni Agronomia con una sola foto di questo panorama. Un podista racconta
ad un altro le imprese di un suo amico, che si trova appena dietro. Lui sì
è un grande: ha fatto 5 volte la Parigi-Colmar di 516 km. Sono insopportabili,
e non ci lasciamo sfuggire l’occasione per ribattere: “Un nostro conoscente
Totò Termini (archetipo dello spaccone panormita) ha corso la Oslo – Johannesburg,
Lui sì, è un vero mito!”

Paolo spesso
chiede alla gente sul percorso se quella è davvero la strada per Faenza,
ci incitano e applaudono.

Arrivati
a Vetta le Croci, il sole è ancora alto, Angela e Claudio, l’assistenza
di Luigi, sono sul percorso, sono riusciti a passare prima della chiusura
della strada, incitamenti e un rifornimento volante per Luigi.

Ora si scende,
verso Borgo S. Lorenzo, 195 m sul livello del mare. Senza neppure volere
allunghiamo leggermente. La campagna è bellissima. I nostri rifornimenti
sono regolari, acqua, sali, the freddo. Fa ancora caldo e in occasione degli
spugnaggi mi bagno la testa, i capelli un po’ più lunghi del solito mantengono
l’umidità.

A Borgo
San Lorenzo, 32 km, si passa dentro il paese percorrendo una pista ciclabile
piena di gente a passeggio. In molti non sanno che si stia disputando una
gara, ma c’è la musica della pista di pattinaggio a rotelle e si costeggia
anche una pista da motocross con un nugolo di 125 cc rombanti.

Altro rifornimento,
si beve e vedo Paolo che si attarda ancora, decido di ripartire senza aspettarlo,
glielo dico e riparto. Anche Luigi si è staccato so che è un po’ dietro.

Comincia
la salita, quella vera. Un altro con numero sul petto mi dice di essere
contento perché per la prima volta arriva lì con la luce del sole. E tra
quei tornanti, di tanto in tanto mi volgo a vedere la valle che ci lasciamo
alle spalle, ancora c’è l’afa e tutto è molto luminoso, ma il sole comincia
ad essere basso.

L’aria si
rinfresca. La salita è lunga e durissima, siamo in mezzo al bosco, non ci
sono più piante coltivate, non ci sono più i noci e i lecci, ora ci sono
i castagni, ancora più avanti il cerro, e poi ancora le conifere. Siamo immersi
nel verde, anche se auto e moto ci passano accanto, solo di rado danno fastidio.
Un altro tornante ed ecco una piccola cascata. Al rifornimento sento uno
schiaffo sulla spalla, è Luigi -Andiamo- mi dice. – Io adesso sono in una
fase in cui mi sento benissimo, andiamo -.

Bevo e riparto
con Luigi, parliamo. Gli dico che sto soffrendo la salita, forse abbiamo
fatto il primo tratta troppo veloce. E’ la prima crisi di questa gara, sento
l’adduttore destro che si irrigidisce, non mi spiego il perché mentre si
corre si usa pochissimo. Ma già due volte ho urtato la caviglia sinistra
col piede destro forse la mia corsa è un po’ scomposta. Devo reagire, correndo
più sciolto, ho bisogno di sali. Eppure vado, e stacco nuovamente Luigi.
Ines opportunamente infittisce i rifornimenti, ma la mia media si è abbassata
rispetto alle previsioni, in alcuni tratti cammino e poi riprendo a correre.
Un signore seduto su un paracarro mi informa che tra 200 m sarò in cima.

Giungo a
Colla di Casaglia c’è ancora luce, benché siano quasi le 21.00. Già so di
essere in ritardo rispetto alla tabella di marcia che pensavo di tenere,
ma dopotutto adesso c’è la discesa…

Una discesa
ripida e tortuosa, sento le moto che scalano di marcia prima dei tornanti,
io cerco mantenere un passo regolare e di non lasciarmi prendere dalla frenesia
di recuperare, tanto è impossibile.

La temperatura
si è abbassata, mi cambio maglietta e mi asciugo, 50 metri di passo e poi
riparto di corsa.

Casaglia,
il paese. Il rilievo cronometrico e i cicalini al passare del mio chip sulle
pedane, dopo c’è il rifornimento. Mangio del pane con la marmellata, per
chi desidera oltre ai sali all’acqua c’è anche del pane con la mortadella
e uova sode e anche del vino. Ma come il vino (Tavernello, per la precisione)?
Certo sulle uova sode non si può bere l’acqua, lo sanno tutti.

E’ buio,
lungo la strada per Marradi, ci sono punti di ristoro improvvisati con enormi
griglie e gente che scherza. In molti ti incitano, alcuni bambini mostrano
dei biglietti con su scritto: “Sei grande”.

Lungo la
strada corro con altri due podisti, uno dei due racconta di essere alla
seconda esperienza al Passatore. La prima ci aveva messo oltre 18 ore, in
questa dovrebbe andare intorno alle 11. Un miglioramento di 7 ore. E’ contento.
L’altro è alla prima esperienza dice di cominciare a sentire un po’ freddo.

Anche io
sento freddo, la canottiera è nuovamente zuppa e i capelli ancora fradici
di sudore. La temperatura si è abbassata ma continuo a sudare copiosamente.
Ines è regolarissima, cambio di nuovo la maglietta e mi asciugo ancora e
bevo anche un po’ di coca cola, mangio una fetta biscottata col miele.

Mi sento
bene, i muscoli non sono troppo duri, non ci sono avvisaglie di crampi,
ho ripreso i due compagni di percorso, ma forse vado un po’ troppo forte.

La vera
gara comincia a Marradi, mi diceva Luigi questa mattina, è vero!

Entrare
a Marradi ed ascoltare i cicalini del controllo cronometrico, mi convince
che se devo osare, questo è il momento mancano solo 35 km. Mi sento bene,
il passo è tornato rotondo dopo la discesa, faccio cenno a Ines che tutto
è a posto, ci vediamo dopo il prossimo rifornimento ufficiale. Al 70esimo
km preferisco bere e ripartire, sto recuperando un sacco di posizioni, il
passo è rotondo. Ma penso che non ho mangiato da almeno 10 km, mi sento la
pancia piena.

Ecco la
Panda di Ines, mi consiglia di mangiare anche lei, ma do appena un morso
a una fetta biscottata col miele e mi basta. M’asciugo il sudore, i capelli
sono ancora fradici e dopo aver bevuto riparto. Dopo poco è come se si spegnesse
la luce, energie a zero, riesco solo a camminare anche seguire la strada
non è facile. Non sto sudando più. Ci sono le lucciole, mi fermo a fare dello
stretching, riprendo il cammino. Sono convinto che appena avrò digerito
le forze ritorneranno, per adesso anche le palpebre sono pesanti. Non so
per quanto ho camminato, ma poi la luce si è riaccesa riprendo a correre
piano. Riprendo a sudare.

Un’Audi
mi affianca sono Angela, Claudio e Luigi. Non gli chiedo niente. Ho capito,
non ce l’ha fatta. Saprò dopo che aveva accusato forti dolori alle gambe
che lo hanno fatto desistere. Mi chiedono come sto e se ho bisogno di qualcosa,
dico della mia crisi di fame ma che penso sia superata. Ci salutiamo.

Il passo
è ancora rotondo, malgrado tutto al rifornimento ufficiale, questa volta
pane e marmellata, te caldo. Riparto di passo e dopo 50 metri corro ancora.
E corro, corro, corro piano ma corro.

Fino a Brisighella
più volte mi incontro con un uomo alto e magro, dal passo legnoso (anche
lui ha fatto gli stessi km che ho fatto io), ha i capelli lunghi e si lamenta
delle gambe dure. Ma ci carichiamo a vicenda, dopotutto non manca molto
a Brisighella.

Cambio l’ultima
maglietta, è quella di questa gara, l’ultima che ho a disposizione.

Un altro
amico nel percorso è un uomo di circa 60 anni, mi racconta che ha cominciato
a correre a 46 anni e che gli piacciono le gare che sono lunghe almeno 42
km. Le mezze maratone sono troppo veloci, non ci prova gusto. Ha cominciato
quando sua moglie gli ha proposto di fare qualche garetta la domenica. Ed
eccolo qui a correre il Passatore per 11° volta! Questa volta in preparazione
per una altra gara di oltre 100 km che va dal Piemonte alla Costa Azzurra
superando alcuni passi alpini. Per un paio di rifornimenti ufficiali continuiamo
a chiaccherare. Ogni tanto quanto Ines si porta avanti per il successivo
incontro mi chiede se tutto è a posto. Mi pare di sì.

Arrivo a
Brisighella da solo, il mio compagno di viaggio ha deciso di camminare per
un po’. Mi ha detto che il Passatore con la luna piena è un incanto, la
strada è illuminata e gli usignoli cantano tutta la notte. Io vado e mi
sento bene.

A Brisighella
ancora i tintinnii quando passo sui tappeti, bevo e mangio anche un pezzo
di mela. E ancora 50 metri di passo e poi di nuovo di corsa.

All’ultimo
rifornimento ufficiale l’atmosfera è già euforica. Abbiamo tutti l’aria
un po’ stravolta, ma sappiamo che la meta è vicina. Uno dice che oramai
anche da zoppo, anche sui gomiti ma a Faenza ci arriva. Chiedo dell’acqua
e dei sali, un pezzo di mela. Mentre sono lì Ines scatta una foto, ci incontreremo
ancora tra un paio di km e poi direttamente a Faenza all’arrivo.

Si scambiano
due battute con le ragazze del rifornimento una parlando con l’altra chiede:-
Cosa ne sarà della nostra vita? E poi questa sera ci hanno fatto bere …
come si chiama … la”tachipirinha”!

Ma com’è
fatta questa tachipirinha? Caipirinha + paracetamolo. Si ride e si riparte.

Le luci
di Faenza sono lì, si vedono gli edifici, al bivio chiedo all’uomo dell’organizzazione:-
E’ sicuro che sia la strada più breve per piazza del popolo?.

Mi risponde
:- Sì.

Io ancora
:- Ma ne è proprio sicuro?.

– Sì, Sì.

Mi sembra
di volare, ed effettivamente adesso sto viaggiando veloce, il mio passo
è fluido. Sulla sinistra una villa in stile neoclassico illuminata, è proprio
bella.

Entro in
città il vigile urbano mi dice che mancano 500 metri all’arrivo, si stampa
sul mio volto un sorriso o si sono bloccati i muscoli della faccia.

Vedo piazza
del Popolo, sento i passi di un altro podista. Sono troppo veloce e non
mi può raggiungere, ne sono certo e non mi volto neppure a guardarlo. So
già che alle brutte piazzerò un allungo irresistibile.

Ecco la
piazza, ecco lo striscione dell’arrivo, la gente che ancora alle 3 di notte
è lì ad aspettare applaude ed incita. Passo sotto lo striscione facendo le
smorfie al fotografo. Smorfie a 12 ore 17 minuti e 49 da quando ho sentito
lo sparo a Firenze. Ringrazio per gli applausi, prima di me ne sono arrivati
“solo” 213.

Incredibile
ma vero sono arrivato a Faenza. Arriva il podista di cui sentivo i passi,
ci abbracciamo, mi dice :-Ti stavo curando, ma andavi troppo forte- . E’
stato meglio così se mi avesse raggiunto avremmo fatto la volata, e mi sarei
di nuovo ricordato come si corrono gli 800 metri.

Adesso sì
che sono un vero ultramaratoneta.

Il mio trainer
Luigi dice che i podisti si dividono in due categorie: a) quelli che dicono
che non faranno mai più niente di simile, b) quelli che, invece finita una
gara, pensano alla prossima. A me la voglia di correre non è affatto passata!
E neppure a lui visto che ha deciso che i 70 km percorsi saranno l’allenamento
per la prossima Pistoia-Abetone!

Ma questa
volta mi occuperò dei rifornimenti

Filippo Castiglia