La notte del Passatore, tra canzoni e deliri di Giancarlo CHINCHIO

agosto 20, 2018 in IO C'ERO, NEWS, TESTIMONIANZE


“Io che allargo le braccia
E respiro il respiro
E quest’aria frizzante che sa di Romagna
Che sa di buon vino
E il giorno in Toscana
E la notte in montagna
Mi dicon Faenza quella luce lontana
Ma è il Passatore
O il suo fantasma
Che forse mi inganna”

Ecco, il mio racconto potrebbe finire qui, ma se avete voglia annoiarvi, continuate pure a leggere.

Il ritrovo con gli altri era all’apple store e ci arrivo con Carlo, mio spirito guida in questa avventura, dopo un viaggio nel vagone frigo del trenino Faenza/Firenze.
Al raduno, a parte Carlo non conosco nessuno ma è come se ci conoscessimo da sempre, foto di rito, battute, si scherza sulla nostra salute mentale, io affermo che non avendo cervello non corro nessun rischio, ma mi accorgo mettendomi in griglia che come matti qui siamo in buona compagnia, anche perché fa caldissimo.
“Vivila come un viaggio” mi hanno detto, e che caxxo ho pensato io, sono 100 km, se non è un viaggio questo! Ci sono state volte che sono andato in ferie facendo meno strada.
Allo start ci intruppiamo tutti ma è una figata pazzesca correre affianco al duomo tra due ali di folla urlante. Nella testa mi parte “Are You Gonna Go My Way” di Lenny Kravitz, non proprio indicata per mantenere un ritmo moderato, il tempo di rendermene conto, di rallentare un pochino e mi sfreccia d’avanti un tipo in motorino stanco d’aspettare all’incrocio. 
E’ stato un episodio isolato tant’è per tutta la corsa ho dovuto più volte ricacciare indietro le lacrime per il tifo lungo la strada, per il lavoro stupendo dei volontari, per le manine dei bambini.
Al sesto km una ragazza sta male, le passo l’acqua e uno con la bici corre a chiamare aiuto (poi sull’assistenza dirò la mia)
La salita di Fiesole è abbastanza dura ma soprattutto fa caldo, il panorama comunque è da mozzare il fiato, e al secondo ristoro non avendo più acqua devo fermarmi nella bolgia. Tutti cercano di fare in fretta ma nessuno litiga, in queste situazioni pochi secondi NON fanno la differenza, prendo il primo e unico gel e riparto, torno a godere del panorama, delle chiacchiere con qualche compagno di viaggio, ammiro le ville e ascolto cosa dice il polpaccio, se da qualche fastidio rallento, altrimenti aumento un pochino. Anche questo magari mi ha aiutato a non fare il minchione all’inizio perché andare piano quando sei in forze non è semplice, ma che ve lo racconto a fare che lo sapete già.
In un tratto di strada completamente al sole, appare una villetta in pietra e una famiglia che sta scoperchiando la piscina, la tentazione è stata forte.
Una particolarità del passatore è che le persone che trovi a fianco cambieranno spesso lungo il tragitto, tranne due ragazze vestite di rosso che corrono con me da passo Croci a Borgo san Lorenzo, sverniciandomi sulla colla, e risverniciandomi dopo Marradi (dove erano finite nel frattempo?) belle in ordine e profumate al docciaschiuma. 
Con Carlo ci siamo persi alla partenza ma la prima discesa la passo con un ragazzo anche lui di Padova che mi esorta d’andare piano e così chiacchierando scopro che conosce la persona più importante della mia vita, mia moglie! 
Al ristoro successivo ci perdiamo di vista e così affronto la Colla in solitudine.
In solitudine per modo di dire, qualche matto che ha ancora fiato per scherzare lo trovi e il supporto di chi segue amici in bici o auto non viene lesinato nemmeno per gli altri.
Ecco, a questo punto vorrei dire la mia sull’assistenza. E’ vero, chi corre con l’assistenza corre un Passatore diverso da chi come me non ce l’ha, però sinceramente in certi punti se non ci fossero stati loro chi ci sarebbe stato a fare il tifo? Mi ricordo di un’auto che passava e una ragazza che teneva le casse fuori dal finestrino per far ascoltare la musica anche a noi, io l’ho apprezzato, anche perché ripeto, quella era gente venuta per tifare al passatore, gente che l’ha fatta, o vorrebbe farla o che comunque ha capito cosa vuol dire essere li per noi. Se poi qualcuno ne approfitta per farsi dare un passaggio peggio per lui, poveretto. Ho visto anche ciclisti soccorrere gente con i crampi e non credo siano stati amici tra di loro.
Unica cosa, vi prego spegnete quei motori se siete fermi con l’auto e rispettate chi di km ne ha fatti 50 e deve farne altrettanti.
Nel frattempo sono arrivato alla colla (alcuni tratti hanno una pendenza notevole), un po prima mi sono fatto fare una foto dove c’è scritto 42,195 km e nella bolgia riesco a trovare lo zaino.
Decido che correrò la seconda parte con la maglietta a maniche corte e infilo tutto il resto nello zainetto che mi porto a presso.
Riparto, slalom tra le macchine che cercano di parcheggiare ovunque e biciclette stese sulla strada (è pericoloso, siamo stanchi ed è notte cazzo!) così comincia la discesa e quella che è la vera notte del Passatore.
La velocità a questo punto aumenta così come le distanze tra runners, in certi punti sono solo, mi viene da allargare le braccia e respirare profondamente quest’aria finalmente priva di smog.
La notte, l’estate, la facilità della corsa in discesa, le stesse sensazioni che provavo quando si giocava da bambini, mi sembra di sentire il rumore dei passi del me bambino che corre con me

“Era bello, vero?
Si lo era, avevamo poco ma in quel poco eravamo tutti uguali
Un po’ come la corsa, è più bella se elimini tutto il superfluo 
Anche nella vita
Sai che fai dei discorsi seri per essere un bambino
Ti ricordo qualcuno?
Filippo, mio figlio
Un pò anche te…o io
Mi sono sempre chiesto se eri felice
Si lo ero…e tu lo sei?
Si certo
Fammi un esempio ma non dirmi “quando corro”
Quando vedo mia figlia Francesca danzare

Sai sono orgoglioso di com’eri e mi sono chiesto se anche tu lo sei di me ora?”

Ma non c’è una risposta, il io/bambino se ne é andato ma nell’aria dell’appennino sento una vocina cantare qualcosa del libro della giungla
“…Ti bastan poche briciole,
lo stretto indispensabile
e i tuoi malanni puoi dimenticar…”
Mi scuoto, non posso avere i deliri già prima di Marradi, ma quando vedo un pick up con un barbeque acceso sopra e un gruppo di ragazzi fare festa capisco che in questa notte può succedere di tutto.
In questo momento si sta veramente bene e si riesce persino a percepire lo stato d’animo di chi ti corre a fianco. Benessere con sé stessi, benessere con gli altri, sintonia con la natura, dev’essere stato così il mondo prima che inventassero il male.
Passo un ristoro e bevo solo, ne passo un altro e faccio altrettanto, si chiude lo stomaco. Poco dopo arriva la crisi.
Stranamente non mi fa paura considerando che mancano una marea di km, era una situazione tenuta in preventivo e ho le mie strategie per superarla.
Una è quella di provocare il vomito se sento lo stomaco bloccato, e un’altra è quella di camminare tenendo conto di una grande verità, che la crisi come arriva se ne va.

Opto per la seconda.
Tempo fa avevo scritto che quello che fai in qualche modo ritorna, io credo d’aver contribuito abbastanza alla causa della corsa e adesso sul cellulare appaiono un sacco d’incoraggiamenti da tantissimi amici.
È incredibile e commovente, sto già meglio tanto che potrei riprendere a correre ma decido d’aspettare ancora un pochino.
E in quel momento che si avvicina qualcuno

“È dura per tutti questa sera”
“Se non lo fosse non saremmo qui”, rispondo.
“Ma a volte si è dove non si vorrebbe e la voglia d’arrivare è fortissima”
Mi volto, lo guardo bene…è vestito da soldato
Ma non soldato di oggi giorno, un soldato del 44
“Davvero non mi riconosci?
No, chi sei?
Tuo zio Giovanni
MI ricordo qualcosa riguardo a un treno
Siamo tornati dalla guerra e il treno che mi doveva portare a Padova si era fermato per la notte a Vicenza
Quindi?
Io non volevo aspettare, volevo arrivare quanto e più di te adesso
Ti credo e cosa hai fatto?
Ho camminato seguendo i binari e quando sono arrivato a Padova la mattina seguente, il treno da Vicenza è arrivato assieme a me. Ma non ne sono pentito.
Cosa ti ha spinto a camminare nella notte in tempo di guerra?
La serenità che mi dava la mia casa. E a te cosa ti rende sereno?
Quando sento il mio Giacomo cantare

Non so nemmeno che faccia avesse mio zio Giovanni, non l’ho mai conosciuto, ma ho trovato altrettanto incredibile che conoscesse Jovanotti invece mentre cominciavo a correre e mi allontanavo mi arrivava una frase di una sua canzone
“…Pensa sempre a un muro e un muro troverai…”
A questo punto smetto di pensare al muro, cerco di ricomporre i pensieri, controllo la postura, visto che mani e piedi sono speculari e non posso fare niente per i secondi, rilasso le mani, le stendo, sperando che il messaggio arrivi anche ai piani bassi. Faccio lo stesso con collo e spalle.
Da qualche parte c’è un karaoke, nei pressi di una rotonda dei ragazzini invece imbastiscono un pigiama party all’aperto, qui è festa in ogni paese, al ristoro successivo mangio e mi faccio fare l’esame della glicemia (111 perfetto!)
Continuo a correre e faccio calcoli su che tempo potrei terminarla, 12/14 ore se non avessi avuto l’infortunio al polpaccio 15 giorni fa, 14/16 ore adesso mi bacerei i gomiti anche perché veramente ora mi fanno male i piedi.
A un certo punto non riesco a calcolare e capisco che sta arrivando un altro delirio ma per fortuna un runner si avvicina e comincia a parlarmi.
Si chiama Stefano, ha una lunga scia di crimini e fughe alle spalle e questa dice essere la sua notte.
Porta un mantello, un cappello di panno e si lamenta che se fosse nato in Inghilterra sarebbe stato un Robin Hood.
Corre un poco al mio fianco e a un certo punto mi dice:
“Sei arrivato, io torno indietro ad accompagnare qualcun altro” 
Possibile che abbia fatto tutta questa strada senza rendermene conto? Mi chiedo.
Infatti c’è scritto Brisighella e non Faenza al cartello d’inizio paese.
Da un viottolo che si perde nella campagna si sente una risata beffarda e una canzone dei Litfiba

“Quando mi sveglio cerco i miei sogni
non li ritrovo più
Non apro gli occhi per chiamarti indietro
e rivedere la mia fantasia…”

Non mi arrabbio anche perché Brisighella mi mette allegria, mi ricorda il carnevale, e sento che altri “incontri” questa notte non li avrò. 
Restano 12 km, corsi e camminati, l’ultimo quasi tutto corso e il grido “Dai che ‘ndemoo” sotto l’arco del traguardo.
Scrivo a mia moglie “sono un Passatore”, mi stendo a fianco del tappeto blu e in un decimo di secondo m’addormento.

P.S. Per me la corsa è anche numeri 13 ore 47 minuti e 7 secondi real time.
P.P.S. Ma quanto belli erano i bambini ai ristori?
P.P.P.S. Tornando a casa guardavo Carlo, con la sua barba lunga e me lo sono immaginato con un mantello e un cappello di panno, mi ricordava qualcuno.

 

Buonanotte Passatori

Giancarlo CHINCHIO