SALETTA

Saletta – km 12,5Ristoro n. 3

Santa Maria a Saletta

La strada provinciale che da Fiesole porta alle “Quattro Strade” é un in­no alla natura: colline verdeggianti, filari di pioppi, verdi ulivi, terreni e campi ben tenuti, piccole stradine bianche, linde casette disseminate in qua e la, rendono questo agreste paesaggio molto gradevole, silenzioso, impre­gnato anche di fede popolare visto e considerato che nei quadrivi molti so­no i tabernacoli e le croci devozionali che sono stati innalzati nel corso dei secoli. Il campanile di una piccola chiesetta, San Ilario a Monteregqi, ci appare improvvisamente e i rintocchi delle sue campane, in un armonioso “doppio” inondano la sottostante vallucola.

Villa Moretti Sant’Ilario a Montereggi

Aldo Giovannini

II toponimo Sala è di origine longobarda. Zenobio I vescovo di Fiesole ottenne la “Corte di Sala” insieme alla “Corticella di Buiano” e le “selve di Montereggi” con diploma di Guido Re d’Italia emesso il 27 maggio 890. Dopo oltre due secoli (1102) nei possedimenti vescovili risulta la “Curtem di Sala” ma non la chiesa. Dal Libro di Montaperri (anno 1260) sono segnalati la chiesa e il popolo di S. Margherita a Saletta. Nel decimarlo vaticano del 1301 (quello completo più antico della diocesi) la chiesa di Saletta è suffraganea della canonica di Fiesole; restò tale fino al 30.4.1654, quando il vescovo Roberto Strozzi la sottomise alla pieve di Montereggi.

L’interno è stata dipinta con scene Bibliche. Nel secolo scorso, vi fu ritrovata un’urna etrusca con iscrizione.

CURIOSITA’ STORICHE
Anno 1735 Il curato Bonaiuto Lorini chiede facoltà alla curia di poter tagliare uno dei due olmi da lui stesso piantati 5 anni prima nel campo sottostante la chiesa. Non avendo una risposta soddisfacente, 4 anni dopo rinnova la stessa supplica motivandola con il pericolo che la pianta crescendo faccia crollare il campanile. Testimoniano l’atto i popolani Giovanni Vignali e Andrea Sbolci, in fede manu propria. La curia fiesolana non permetteva l’abbattimento di alcun albero senza un preventivo sopralluogo di un perito di sua fiducia. All’epoca era uso comune dei parroci pagare i lavori per la manutenzione dei fabbricati da loro amministrati con la vendita di alberi o appezzamenti boschivi. Era severamente vietato dalla curia il taglio del bosco prima degli 8 anni stabiliti dal taglio precedente. Inoltre veniva richiesto al parroco un inventario preciso di cipressi, querce, olmi, prossimi ai fabbricati.
La Congrega di S. Giuseppe Dalla nota di tutte le compagnie e congreghe richiesta nel 1784 dalla segreteria regia granducale alla diocesi fiesolana, vediamo che ad un altare di S. M. a Saletta era stata istituita la congregazione detta del Carmine. L’associazione, mantenuta con l’elemosina dei fratelli, serviva per “l’esercizio della buona morte”, era intitolata al patrono S. Giuseppe ed esponeva il S.S. Sacramento ogni quarta domenica del mese.
Dati statistici Nello stato delle anime diocesano del 1783 il popolo di S. M. a Saletta è composto da 18 case e 16 famiglie. Sono compresi nel suo territorio 2 oratori. Dal volume dei Benefici e Beneficiati della diocesi, ecco l’elenco dei parroci di Saletta dal ‘700: 1727 Bonaiuto Lorini; 1736 Giuseppe Rossi; 1787 Gio Batta Ricci; 1799 Tomaso Bartolini, rinunciò 1802; 1802 Luigi Palagi, morto 1859; 1896 Ascanio Luti, morto 1904; 1920 Angelo Buffi, rinunciò 1921; 1923 Olinto Colvelli, rinunciò 1932; 1932 Alfonso Pelmi (nominato ai soli effetti civili), rinunciò 1937; 1939 Pietro Bonaccini (nominato ai soli effetti civili), rinunciò 1941; 1941 Arialdo Beni, promosso a cam.re.teologo; 1956 Leonardo Margiacchi.

La chiesa di Sant’Ilario a Montereggi si trova a Fiesole in località Montereggi.
È una delle chiese più antiche della diocesi, con notizie a partire dal secolo IX, a lungo sotto il patronato della famiglia fiorentina dei Baldovinetti, cui si deve la realizzazione dell’elegante ciborio in pietra serena, scolpita con motivi vegetali e l’arme della famiglia, datato 1470, murato a lato dell’altar maggiore.

Ospita una grande tavola cinquecentesca di Alessandro Fei del Barbiere raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Anna. In quel periodo la chiesa conobbe una maggior rilevanza: dal 1565, infatti, con il raggiungimento del titolo di pieve, fu consentito officiarvi il sacramento del battesimo e fu realizzato un fonte battesimale.
L’importanza della Pieve si accresce nel 1567 quando i suoi patroni Baldovinetti, signori anche di S. Maria a Buiano, a causa delle gravose spese per la manutenzione delle fabbriche e il mantenimento dei rettori (mentre sono misere le rendite delle due chiese) supplicano il vescovo di Fiesole di poter unire i due vicini popoli di Buiano e Montereggi sotto la pieve di S. Ilario, sconsacrando S. Maria a Buiano. Angelo da Diacceto, vescovo fiesolano (1566-1570), ritenne di accettare la proposta dei Baldovinetti per alleviare il peso economico della famiglia, impegnatasi a sostenere economicamente addirittura 4 chiese dell’alta valle: oltre alle due già citate anche S. Jacopo a Festigliano e S. Piero a Caligarza. Un’altra circostanza a favore della Pieve di Montereggi avvenne nel 1640, quando le fu sottoposta la prioria di S. Andrea a Veglia.
Il diritto di patronato dei Baldovinetti sulla Pieve ebbe fine il 19.10.1784, quando Ranieri Mancini, con decreto vescovile, la sottopose direttamente ai vescovi di Fiesole.

Don Roberto Peruzzi