Quel tappeto blu è tutt’oggi la rappresentazione di ogni mio obiettivo, anche al di fuori della corsa: l’impossibile che con impegno e dedizione diventerà realtà.
Dopo tre anni di preparazione, al netto degli imprevisti, ero consapevole di avere i mezzi per arrivare alla fine.
Fino a Borgo S. Lorenzo va tutto come da programma. Iniziando a salire verso la Colla, intorno al km 38, arriva la crisi. L’unica di tutta la gara, quella che tanto arriva sempre e che devi solo aspettare che passi da sola. Così è stato: Colla raggiunta, cambio maglia e giù verso Casaglia.
Da lì in poi subentra uno stato di trance che toglie ogni spazio alle emozioni che sarebbero tornate solamente la mattina dopo. Km dopo km passano i ristori, passa il cartello che annuncia Faenza fino ad entrare nella zona abitata che sfocia in piazza del Popolo: l’arrivo che non so quante volte avevo sognato negli ultimi tre anni è lì. Finalmente sono arrivato sul tappeto blu di Faenza su cui rimango qualche minuto senza andare a ritirare la medaglia: volevo solo cercare di memorizzare quel momento. Tutt’oggi penso spesso a come l’impegno e la fatica hanno alimentato ogni metro che ho corso quel giorno fino a quegli ultimi metri.
Tutta la gara mi ha lasciato ricordi che rimarranno indelebili, emozioni difficili da provare nuovamente o meglio, che non sai se puoi provare nuovamente.
Forse proprio per questi motivi fino a dicembre ero abbastanza freddo al pensiero di tornare nuovamente al Passatore. Poi, subentra la leggerissima competizione che ho nei confronti di me stesso combinata all’inspiegabile piacere che provi quando km dopo km stai ore per strada focalizzando esclusivamente quel traguardo: da fine gennaio inizio ad aumentare i km settimanali, iscrizione fatta, pettorale n. 63: si torna verso Faenza.
Simone Rinzivillo











