NON SONO RIMASTO SO…LEO

NON SONO RIMASTO SO…LEO ll soleo…questo sconosciuto E chi (o cosa) sarà mai!? L’ho compreso in un giorno di metà maggio al 20^ km quando tra il sole torrido di una giornata estiva e l’azzurro limpido del mare che si confondeva col sereno di un cielo pulito e senza nuvole,ho avvertito un lieve affaticamento via via sempre più fastidioso… “Faccio l’ultimo km” mi sono detto da buon testardo come sono. Ed è crollato tutto. Tutto o quasi nel bel mezzo della preparazione al MIO SECONDO PASSATORE. -“Non lo accetterò mai”- ho continuato a ripetere dentro di me gridando tutta la mia rabbia e la mia delusione per un traguardo che credevo non avrei più raggiunto. Io a Faenza,lì in piazza del Popolo,teatro di autentiche emozioni,dovevo arrivarci Anche zoppicando…ma io dovevo esserci ! Pensavo a tutto ciò mentre ero a testa in giù sul lettino verde prato del mio fisioterapista che armeggiando con le sue abili mani e procurandomi diverse sfaccettature di dolore,mi assicurava guardandomi con quegli occhioni azzurri e sinceri di uno che ti vuole bene :” Mimmo,non è nulla… Certo una 100 km non ci voleva proprio adesso, ma la correrai !” Il lettino trasudava lacrime Erano le mie Erano quelle che avevo inghiottito nella rabbia di un giorno funesto che speravo assumesse le sembianze di una luce sempre più limpida dopo i momenti di buio Dieci giorni senza correre Una infinita’ per me Io che ero abituato a correre tutti i giorni o quasi,anche due volte al giorno E se non era corsa era bici Km su km Da casa al lavoro e viceversa Sempre e solo con quella piazza e quel traguardo nella testa. È proprio per la mia testardaggine che avevo messo a repentaglio la realizzazione del mio sogno Un sogno che avevo quasi infranto. Un sogno simile a quello di El Dorado, la città perduta d’oro, che aveva condotto molti avventurieri su un percorso infruttuoso nella foresta pluviale e nelle montagne del Sud America. Il loro fu un pensiero illusorio, rivelatosi cruda realtà che assunse le sembianze di una tragedia. La mia personale tragedia la stavo vivendo ogni volta che mi svegliavo e muovendo la gamba avvertivo dolore Un dolore che sprigionava una rabbia indescrivibile Fino a quando finalmente mi sorpresi affacciato ad un finestrino ad ammirare il limpido paesaggio privo di nuvole ed inondato di sereno,che accompagnava il mio viaggio insperato verso Firenze Per nulla sereno era stato l’avvicinamento a questo evento Tant’è che ormai c’ero Ed il sole che brillava lassù ad alta quota sembrava tendermi la mano Era vicino a me Brillava per me Donandomi quella serenità che in un certo senso avevo smarrito,irrequieto com’ero per la paura di non esserci Il dolore era finalmente scomparso Gli ultimi test mi avevano confortato Ed ora ero lì su quell’aereo,nel bel mezzo di quel cielo azzurro e senza nuvole che mi accompagnava come una mamma col suo bimbo,all’appuntamento che avevo tanto sognato. Lo stesso cielo azzurro che dominava su via dei calzaiuoli il giorno dopo È il 30 maggio Sono le 15 Il colpo di pistola 2504 cuori Un solo obiettivo:arrivare a Faenza Per me era già un sogno essere li in mezzo a loro Incrocio lo sguardo di Laura Accarezzo le sue mani La stringo forte Corri Laura Corri Io ci sarò sempre Sapevo che esserci era stata una sfida La preparazione era stata compromessa e io non avevo nessuna velleità di risultato Certo che tutto procedeva bene Fiesole era stata bevuta in un solo sorso e in men che non si dica eravamo a Borgo San Lorenzo in tutta scioltezza Lo spauracchio della colla era lì e ci stava aspettando Ed io l’ho vissuta,la colla ,in tutta la sua magnificenza,tutto il suo splendore Lasciandomi avvolgere dal fruscio della lussureggiante vegetazione di faggeti che mi circondava Mentre là sotto il fiume Lamone,con le sue cascate,emanava suoni umidi di libertà Ed io ci stavo camminando in mezzo alla libertà. Si ero libero Come la luna piena che lassù illuminava a giorno i ruscelli zampillanti di vita Ed io vivevo con loro Ad ogni passo Ad ogni respiro Piano piano fino a tre km dal 48^dove avremmo potuto cambiarci Ecco che incontro la grandissima supermaratoneta Angela Gargano più decisa e determinata che mai che mi fa da lepre fin su in cima Eccoci arrivati Adesso si scollina Ma c’è qualcosa che non va Comincio ad avere una crisi di rigetto,accarezzando l’idea dell’abbandono . Che faccio ? Continuo o mi fermo? Mi fermo o continuo ? Ma proprio nel bel mezzo di questo combattimento interiore,sento una voce che riecheggiava dal basso Era lui il soleo Si proprio lui! -“ma sei pazzo?”- mi dice con tono di rimprovero. E incalza :”mi hai accusato di non farti correre a causa dei miei capricci ed ora che io me ne sto buono buono tu vuoi mollare ?Non sia mai!” Sgrano gli occhi… Ma…sono pazzo o cosa ? Sto ascoltando una parte inanimata di me che mi rimprovera e mi dice di non mollare! Forse era la mia coscienza che mi parlava Come un uomo allo specchio mi analizzavo e cercavo delle motivazioni per continuare Mah…tant’è che davvero fino ad ora non avevo avuto alcun problema a livello fisico Ok ricominciamo Non ci penso più di tanto e sono già in viaggio Corri e cammina Corri e cammina Fino a quando improvviso arriva un abbassamento di pressione con conseguenti giramenti di testa Mi fermo al km 70 e chiedo assistenza all’unità mobile di soccorso Mi fermo per circa un’ora in cui mi addormento Al mio risveglio ho una crisi di ipotermia che mi induce quasi a mollare,anche sotto consiglio dei sanitari . Ma lui,il soleo La sua voce Il suo rimprovero Sento tutto…solo io nella mia infinita pazzia E proprio da innamorato pazzo per la corsa,decido di continuare Corri cammina Corri cammina Fino al km 80 in cui decido che non posso più aspettare Piazza del popolo dista solo 20 km e l’alba si affaccia con le sue pennellate violetto che colorano il nostro viaggio Comincio a correre Solo corsa Ne supero circa duecento che a quest’ora del mattino camminano soltanto,trascinando le proprie gambe come zavorre sull’asfalto che raccoglie le nostre gocce di sudore Ma supero soprattutto le mie indecisioni e i miei tormenti,convincendomi sempre più che questa gara ha il sapore dell’impresa Arrivo a Faenza Il sole è alto Sono le sette del mattino Guardo il gonfiabile rosso Rosso come quest’alba di fine maggio Rosso come il sangue da runner che scorre nelle mie vene, Rosso come il colore di quel lettino su cui mi sono adagiato per un po’ e che rischiava di porre fine a questa magia Si,la magia dell’arrivo con le lacrime che offuscano la vista e la pazzia che mi contraddistingue Si sono pazzo,pazzo e poi pazzo ancora Ma questa volta è una pazzia dettata dalla felicità che mi rende orgoglioso di non aver mollato E di aver dato ascolto a quella voce che risuonava vivida dal nulla della mia anima nel silenzio della mia solitudine Solitudine ? Quale solitudine ?

Domenico Baglivo

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