50 anni 100 km

50 anni 100 km

Ho corso un inverno intero sotto la pioggia , con allerta 1 con allerta 2, ricordo poche giornate di sole. Ho corso prevalentemente nella pausa pranzo, ma anche la mattina, la sera dopo il lavoro. Ho corso.

Non ho corso con la solita truppa, i miei amici trailers dei Maratoneti del Tigullio; loro, la domenica la corrono nel nostro straordinario entroterra ligure di levante. Questa è la cosa che mi è mancata di più.

Ho cambiato modo di correre, da medio semi-veloce e lungo lento, ho imparato a non alzare troppo le cosce e a non far lavorare troppo i polpacci “spalmando” i piedi in fase di corsa.

Tutto questo per lei: la 100 km del Passatore.

Volevo correrla già da un pò questa “maledetta” 100, ma per un motivo o per l’altro, non ci sono mai riuscito.

Con i miei 50 anni ho pensato ad un regalo unico, correrla.

Non dovevo farla solo; Stefano Rossi doveva essere con me, ma causa un infortunio alla caviglia non ha potuto esserci.

La mattina della gara con i miei fondamentali accompagnatori Roberta Schiaffino ed Ermanno Di Mitri partiamo per Firenze, ritiriamo il pacco gara e con tutta calma e pranziamo insieme in un bar fiorentino.

Per evitare ingorghi stradali Roberta ed Ermanno, decidono intorno alle 14.00, di avviarsi in auto lungo il percorso. Ci salutiamo. Ora sono solo ho tempo per concentrarmi sulla gara. Lo sparo. Comincio a correre, ora sto facendo ciò che per 6 mesi ho solo immaginato: correre la 100 km del Passatore.

Sto bene, corro con voglia e con serenità. Sento la fatica della Vetta le Croci e il caldo, ma sto bene.

Intanto Roberta e Ermanno ora mi affiancano in bici, parliamo a Borgo San Lorenzo e racconto loro le mie buone sensazioni dei primi 30km.

Del passo della Colla non ne ho un ricordo negativo anche perchè ho camminato molto, risparmiando energie. Scollinando ricordo le stelle, l’aria finalmente fresca e via via il buio, la solitudine, non si corre più in gruppo le persone sono maggiormente distanziate e rade………….e si scende nel buio. A Marradi (65) la prima sensazione di disagio, la paura che qualcosa si stia inceppando, l’ansia. Non corro bene, il ritmo è lento ma soprattutto corro male, non armonico. Provo a cambiare qualcosa, bevo, ma non ho sete, mangio, ma non ho fame, sento musica eccitante, ma ho nausea, nausea e tolgo le cuffie poco dopo.

A San Cassiano (76) sono un uomo perso, smarrito. Penso al ritiro, all’inutilità del mio gesto, ma lì con me Roberta ed Ermanno diventano unici, decisivi, la mia maltodestrina pura.

Mi incitano con garbo, attenti e delicati, mi parla Roberta, mi consiglia di mangiare, …e ci provo questa volta con due biscotti e poi con frutta secca …ritorno a correre, ci siamo !!!!

Dormo, si dormo e corro perchè sarà sicuramente successo qualcosa di simile, perchè non ricordo più nulla da quel momento. Non ricordo di aver più visto il chilometri lungo il percorso ….e poi improvvisamente il 92 km le indicazioni per Faenza, dai ormai ci sono, ora sono sveglio vigile. Roberta che ha corso al mio fianco per tanti chilometri ora non c’è più , sono solo come alla partenza, vedo rotonda che porta al centro di Faenza, all’arrivo.

E mi ritorna in mente che ho corso per un inverno intero sotto la pioggia, con allerta 1 con allerta 2…..

Grazie a Daniela, mia moglie, che è stata paziente e mi ha sopportato in questa lunga preparazione, e a Jacopo e Beatrice che avrebbero meritato un pò più di compagnia dal loro papà.

Giampaolo Roggero pettorale 1100 12h 56’

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