CREDERCI SEMPRE

CREDERCI SEMPRE

 

Anche quest’anno anch’io ero alla partenza della100 kmdel Passatore. Come al solito nel preparare gare di questo genere inizio sempre a considerare i dettagli controllabili, come l’alimentazione e l’allenamento. Sono fondamentali per me, perché mi danno la convinzione che otterrò sicuramente il meglio di me stessa.

Anche quest’anno anch’io ero alla partenza della100 kmdel Passatore. Come al solito nel preparare gare di questo genere inizio sempre a considerare i dettagli controllabili, come l’alimentazione e l’allenamento. Sono fondamentali per me, perché mi danno la convinzione che otterrò sicuramente il meglio di me stessa. [:it]Per me l’ottimismo nasce dalla testa, poi lo trasmette al cuore, ai polmoni ed alle gambe. La mia mente, infatti, è vincente solo se in pace con me stessa. Quest’anno pensavo fosse tutto più facile, ero più sicura, conoscevo il percorso, bastava seguire la preparazione dell’anno scorso e sarei riuscita anche a migliorarmi. Purtroppo non è andata così. Nello sport come nella vita non tutto fila liscio. Ricordo ancora l’ultimo mese, quando ero sul più bello, quando bastava solo mollare ed ho scoperto di avere due ernie cervicali . Era da parecchio tempo che sentivo che qualcosa non andava. Quasi una mancanza di equilibrio con me stessa. Ho proseguito con tranquillità ascoltandomi ed il corpo me lo ha lasciato fare. Dando la priorità alla salute ho scelto di riassettare tutta la colonna vertebrale quindici giorni prima della gara, quasi a trovare quell’equilibrio perso. Quest’anno non dovevo avere ambizioni di tempo, mi bastava esser lì solo per la sola gioia di correre, per la voglia di salute, di benessere e  per lo spirito di sacrificio, ma soprattutto per quella mia voglia di comunione con me stessa, con la natura e con l’universo intero. Dall’inno di Mameli è stato tutto un susseguirsi di emozioni. Mi intrufolo in mezzo a tanti  per farmi spazio davanti. Essendo piccolina, mi ritrovo in un attimo al fianco di  Giorgio Calcaterra, ho avuto anche il tempo di salutarlo ! augurargli un grosso in bocca al lupo e la gara poi è iniziata. Non male come partenza eh ! Una carica impressionante che ho dovuto controllare sin dai primi chilometri. Ho sempre prestato attenzione ai segnali che mi arrivavano dalle mie gambe e dal mio cuore, fregandomene della pioggia che mi inzuppava e del freddo che mi faceva irrigidire le dita delle mani. Stavo bene. Sorridendo e parlando con altri podisti, che mi sono trovata di volta in volta accanto a me, i chilometri iniziali sono passati velocemente. Questo mi ha aiutato ad infondere coraggio agli altri e trovare forza in me. La gara è stata durissima per tutti, a causa della pioggia, del nevischio e delle basse temperature (6 gradi a Vetta delle Croci, 3 gradi al passo della Colla di Casaglia, di nuovo6 aMarradi, poi ancora8 aFaenza).  Ringrazio soprattutto i volontari che a ogni ristoro allungavano i bicchieri di the caldo zuccherato o acqua o sali minerali. Ogni volta che afferravo uno di quei bicchieri, senza interrompere la mia corsa, pensavo proprio a loro, perché nonostante quella pioggia erano li ad aiutarci nella nostra impresa, sentivo davvero una grande gratitudine nei loro confronti! Tutte queste erano le mie emozioni e i miei pensieri e le mie compagnie, e quasi non mi accorgevo che ero gia giunta quasi al passo della Colla di Casaglia. Appena prima si era unita a me correndo Giusi, una nuova amica, quasi a condividere queste emozioni e per sostenermi fino all’arrivo. Grandissima! Queste sono gare che affascinano. Parecchia gente partecipa dapprima facendo da accompagnatore in bicy o correndola per alcuni tratti, poi l’anno successivo partecipa. I100 kmdel Passatore sono unici da ogni punto di vista. Proseguono intanto i km, il mio passo è sempre costante, interrogo le mie gambe e tutto il mio organismo, sento di stare ancora bene e allora continuo ancora su quel ritmo, comincio a pensare di poterlo tenere tranquillamente fino alla fine! In fondo mi ero allenata bene, ricordo per un attimo all’ultimo mese. Da allora non avevo mai corso rilassata perchè era stato tutto un alternarsi di piccoli stop, quel giorno ero rilassata e non potevo, non dovevo mollare ! Sapevo che potevo giungere al traguardo. Questi sono i pensieri che mi sono passati per la mente intorno al classico cartello dei75 km. Intanto mi accorgevo di un particolare divertente per me! Tanti podisti che mi avevano superato nei primi km, li riconoscevo dalle scritte che portavano dietro alle loro maglie,

adesso piano piano li stavo superando lasciandomeli alle spalle! Mi sono detta: ecco la mia personalissima ricompensa, l’aver tenuto quel mio ritmo cosi costante e regolare, adesso mi permette di superare tanta gente che all’inizio aveva forse esagerato e che ora comincia a pagarne il conto! Son davvero contenta di me, non perchè sono un egoista e godo della crisi altrui, ma perchè mi rendo conto di aver scelto la tattica giusta. Mi impongo così di restare ottimista. Scorrono i km, scorre la pioggia sui miei vestiti ormai completamente fradici, scorrono i miei pensieri, scorrono i minuti nel mio cronometro, arriviamo all’86° km! Proprio in questo punto della gara, quasi inaspettatamente comincio ad accusare una certa pesantezza nelle mie gambe! Qualche dolore inizia a farsi sentire! Ripeto dentro di me la frase  “Graziella, non mollare è solo questione di testa !”. Guardo ad un certo punto il tempo, sono positiva, dico a Giusi: “ dobbiamo tagliare il traguardo sotto le 14 ore”, lei mi guarda stupita e mi dice che non potevo pretendere troppo da me stessa. Sapevo che  credendoci potevo farcela. Passo davanti a lei quasi ad impostare un nuovo ritmo. Dopo un po’ lei sta al gioco, le gambe cominciano a girare ed anche i km sembrano passare piu velocemente. Attendiamo il cartello del 90° km. Qui le gambe ritornano  nuovamente pesanti! Ci viene persino il dubbio che quelli dell’organizzazione  si siano dimenticati di metterlo! E’ irrangiungibile ! eppure sembrava stessimo mantenendo una bella andatura ! Mi sono chiesta parecchie volte com’era possibile che le gambe e il fiato potessero esserci, ma quella che mancava era la forza della mente! In fondo erano solo10 kme tutto sarebbe finito! Non potevamo mollare! La corsa proseguiva, la sofferenza aumentava. Ad un certo punto vediamo in lontananza il cartello del 96° km. Solo allora ci siamo veramente resi conto che questa100 kmstava per finire. Poi, parecchi pensieri iniziarono ad invadere la mia mente: Toni che ci aveva accompagnato a Firenze, seguendoci col furgone, sostenendoci  per tutti e cento km e che ci attendeva all’arrivo, le ragazze della mia squadra Scarpe Bianche che avevano sempre creduto in me, improvvisamente mi venne anche da domandarmi cosa avrebbe mai pensato mio padre, se fosse stato vivo, se avessi mollato proprio sul finale! E mia figlia!  E coloro che mi avevano  coinvolto in questa passione! Mentre pensavo a questo mi resi  conto che non avevamo rallentato il ritmo e che li….proprio davanti a noi adesso finalmente vedevamo il traguardo. Giusi ha dovuto abbandonarmi gli ultimi100 metri, è stata un mega supporto per me e la ringrazio infinitamente. Guardo avanti, chiudo gli occhi e quasi accelero. Dimenticando il dolore, dimenticando il corpo, avendo coscienza solo dello spirito, che vibra per le emozioni provate. Tutti i sacrifici ed il lavoro sono valsi la pena! La mente a questo punto crolla. Ho sentito la pelle d’oca, sentivo scendere giù le lacrime di felicità. E’ indescrivibile cosa significhi tagliare quel traguardo ed in quelle condizioni meteo! È stata una esperienza incredibile che mi porta ad affermare che per la terza volta il sogno ha superato la realtà. E’ il giusto premio che mi spetta. Io che vivo intensamente le emozioni che la corsa mi trasmette e, nello stesso tempo, libero la mente da tanti problemi e soprattutto dallo stress che i ritmi della vita di oggi ci impone. Ripeto: correre non è solo portare il proprio corpo da un posto all’altro, ma fare i conti con i limiti del fisico e dell’anima e cercare di superarli col sorriso sul viso, la serenità dell’animo e senza la preoccupazione di non essere capiti.

Io ci sono riuscita in 13 ore 49 minuti 43 secondi.

Non smetterò mai di sognare perché i sogni possono diventare realtà.

Graziella Fortuna

Per me l’ottimismo nasce dalla testa, poi lo trasmette al cuore, ai polmoni ed alle gambe. La mia mente, infatti, è vincente solo se in pace con me stessa. Quest’anno pensavo fosse tutto più facile, ero più sicura, conoscevo il percorso, bastava seguire la preparazione dell’anno scorso e sarei riuscita anche a migliorarmi. Purtroppo non è andata così. Nello sport come nella vita non tutto fila liscio. Ricordo ancora l’ultimo mese, quando ero sul più bello, quando bastava solo mollare ed ho scoperto di avere due ernie cervicali . Era da parecchio tempo che sentivo che qualcosa non andava. Quasi una mancanza di equilibrio con me stessa. Ho proseguito con tranquillità ascoltandomi ed il corpo me lo ha lasciato fare. Dando la priorità alla salute ho scelto di riassettare tutta la colonna vertebrale quindici giorni prima della gara, quasi a trovare quell’equilibrio perso. Quest’anno non dovevo avere ambizioni di tempo, mi bastava esser lì solo per la sola gioia di correre, per la voglia di salute, di benessere e per lo spirito di sacrificio, ma soprattutto per quella mia voglia di comunione con me stessa, con la natura e con l’universo intero. Dall’inno di Mameli è stato tutto un susseguirsi di emozioni. Mi intrufolo in mezzo a tanti per farmi spazio davanti. Essendo piccolina, mi ritrovo in un attimo al fianco di Giorgio Calcaterra, ho avuto anche il tempo di salutarlo ! augurargli un grosso in bocca al lupo e la gara poi è iniziata. Non male come partenza eh ! Una carica impressionante che ho dovuto controllare sin dai primi chilometri. Ho sempre prestato attenzione ai segnali che mi arrivavano dalle mie gambe e dal mio cuore, fregandomene della pioggia che mi inzuppava e del freddo che mi faceva irrigidire le dita delle mani. Stavo bene. Sorridendo e parlando con altri podisti, che mi sono trovata di volta in volta accanto a me, i chilometri iniziali sono passati velocemente. Questo mi ha aiutato ad infondere coraggio agli altri e trovare forza in me. La gara è stata durissima per tutti, a causa della pioggia, del nevischio e delle basse temperature (6 gradi a Vetta delle Croci, 3 gradi al passo della Colla di Casaglia, di nuovo6 aMarradi, poi ancora8 aFaenza). Ringrazio soprattutto i volontari che a ogni ristoro allungavano i bicchieri di the caldo zuccherato o acqua o sali minerali. Ogni volta che afferravo uno di quei bicchieri, senza interrompere la mia corsa, pensavo proprio a loro, perché nonostante quella pioggia erano li ad aiutarci nella nostra impresa, sentivo davvero una grande gratitudine nei loro confronti! Tutte queste erano le mie emozioni e i miei pensieri e le mie compagnie, e quasi non mi accorgevo che ero gia giunta quasi al passo della Colla di Casaglia. Appena prima si era unita a me correndo Giusi, una nuova amica, quasi a condividere queste emozioni e per sostenermi fino all’arrivo. Grandissima! Queste sono gare che affascinano. Parecchia gente partecipa dapprima facendo da accompagnatore in bicy o correndola per alcuni tratti, poi l’anno successivo partecipa. I100 kmdel Passatore sono unici da ogni punto di vista. Proseguono intanto i km, il mio passo è sempre costante, interrogo le mie gambe e tutto il mio organismo, sento di stare ancora bene e allora continuo ancora su quel ritmo, comincio a pensare di poterlo tenere tranquillamente fino alla fine! In fondo mi ero allenata bene, ricordo per un attimo all’ultimo mese. Da allora non avevo mai corso rilassata perchè era stato tutto un alternarsi di piccoli stop, quel giorno ero rilassata e non potevo, non dovevo mollare ! Sapevo che potevo giungere al traguardo. Questi sono i pensieri che mi sono passati per la mente intorno al classico cartello dei75 km. Intanto mi accorgevo di un particolare divertente per me! Tanti podisti che mi avevano superato nei primi km, li riconoscevo dalle scritte che portavano dietro alle loro maglie,

adesso piano piano li stavo superando lasciandomeli alle spalle! Mi sono detta: ecco la mia personalissima ricompensa, l’aver tenuto quel mio ritmo cosi costante e regolare, adesso mi permette di superare tanta gente che all’inizio aveva forse esagerato e che ora comincia a pagarne il conto! Son davvero contenta di me, non perchè sono un egoista e godo della crisi altrui, ma perchè mi rendo conto di aver scelto la tattica giusta. Mi impongo così di restare ottimista. Scorrono i km, scorre la pioggia sui miei vestiti ormai completamente fradici, scorrono i miei pensieri, scorrono i minuti nel mio cronometro, arriviamo all’86° km! Proprio in questo punto della gara, quasi inaspettatamente comincio ad accusare una certa pesantezza nelle mie gambe! Qualche dolore inizia a farsi sentire! Ripeto dentro di me la frase “Graziella, non mollare è solo questione di testa !”. Guardo ad un certo punto il tempo, sono positiva, dico a Giusi: “ dobbiamo tagliare il traguardo sotto le 14 ore”, lei mi guarda stupita e mi dice che non potevo pretendere troppo da me stessa. Sapevo che credendoci potevo farcela. Passo davanti a lei quasi ad impostare un nuovo ritmo. Dopo un po’ lei sta al gioco, le gambe cominciano a girare ed anche i km sembrano passare piu velocemente. Attendiamo il cartello del 90° km. Qui le gambe ritornano nuovamente pesanti! Ci viene persino il dubbio che quelli dell’organizzazione si siano dimenticati di metterlo! E’ irrangiungibile ! eppure sembrava stessimo mantenendo una bella andatura ! Mi sono chiesta parecchie volte com’era possibile che le gambe e il fiato potessero esserci, ma quella che mancava era la forza della mente! In fondo erano solo10 kme tutto sarebbe finito! Non potevamo mollare! La corsa proseguiva, la sofferenza aumentava. Ad un certo punto vediamo in lontananza il cartello del 96° km. Solo allora ci siamo veramente resi conto che questa100 kmstava per finire. Poi, parecchi pensieri iniziarono ad invadere la mia mente: Toni che ci aveva accompagnato a Firenze, seguendoci col furgone, sostenendoci per tutti e cento km e che ci attendeva all’arrivo, le ragazze della mia squadra Scarpe Bianche che avevano sempre creduto in me, improvvisamente mi venne anche da domandarmi cosa avrebbe mai pensato mio padre, se fosse stato vivo, se avessi mollato proprio sul finale! E mia figlia! E coloro che mi avevano coinvolto in questa passione! Mentre pensavo a questo mi resi conto che non avevamo rallentato il ritmo e che li….proprio davanti a noi adesso finalmente vedevamo il traguardo. Giusi ha dovuto abbandonarmi gli ultimi100 metri, è stata un mega supporto per me e la ringrazio infinitamente. Guardo avanti, chiudo gli occhi e quasi accelero. Dimenticando il dolore, dimenticando il corpo, avendo coscienza solo dello spirito, che vibra per le emozioni provate. Tutti i sacrifici ed il lavoro sono valsi la pena! La mente a questo punto crolla. Ho sentito la pelle d’oca, sentivo scendere giù le lacrime di felicità. E’ indescrivibile cosa significhi tagliare quel traguardo ed in quelle condizioni meteo! È stata una esperienza incredibile che mi porta ad affermare che per la terza volta il sogno ha superato la realtà. E’ il giusto premio che mi spetta. Io che vivo intensamente le emozioni che la corsa mi trasmette e, nello stesso tempo, libero la mente da tanti problemi e soprattutto dallo stress che i ritmi della vita di oggi ci impone. Ripeto: correre non è solo portare il proprio corpo da un posto all’altro, ma fare i conti con i limiti del fisico e dell’anima e cercare di superarli col sorriso sul viso, la serenità dell’animo e senza la preoccupazione di non essere capiti.

Io ci sono riuscita in 13 ore 49 minuti 43 secondi.

Non smetterò mai di sognare perché i sogni possono diventare realtà.

Graziella Fortuna

 

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