La MIA 100 Km del Passatore

La MIA 100 Km del Passatore

Ho voluto scrivere MIA perché è una corsa molto personale e le sensazioni non sono sicuramente le stesse per tutti.

Il sabato Firenze ci accoglie (io, mia moglie Anna e mio figlio Sacha) in una splendida giornata di sole ma con l’aria abbastanza fresca, forse dovuto al fatto che la sera prima è piovuto.

Ritiro pettorali in piazza delle Strozzi senza problemi, anche perché siamo arrivati alle 10.00, mentre la consegna iniziava alle 10.30. Unico neo, il noioso chip da mettere alle scarpe era rotto, scopro poi non essere l’unico in tali condizioni. Nessuno problema “rammendato” con lo scotch. Ottimo pacco gara, composto da maglietta tecnica con logo del passatore, apposita rivista dedicata e integratori vari.

Rapido giro nei dintorni, frugale pasto a base di carboidrati verso le 11.30, scambio di convenevoli con i vari runner ormai ultra conosciuti, (belin siamo sempre gli stessi), e giusto il tempo a mio figlio di constatare quanti siano i matti che partecipano ad una 100 km., ma rinfrancato dal fatto che i giovani non sono poi molti. Personalmente sono deciso a portare a termine il traguardo intermedio dei 65 km., anche se in realtà non ne ho mai corso più di 50.

Alle 15.00 di sabato 24 maggio 2014 la partenza puntuale in via dei Calzaiuoli, tra due ali di folla festanti, un gran bel casino. Diciamo subito che il mio Passatore non è stata una gara di 100 km, ma due gare ben distinte, una di 48 km  prevalentemente in salita sotto il sole (in partenza il termometro di una farmacia segnava 25°, peccato fosse all’ombra) ed una di 52 passati dal fresco al freddo e dalla luce al buio totale. Anche se sono un tipo freddoloso, odio correre se fa troppo caldo soprattutto in salita, e vi assicuro che di salita ce ne è tanta, e dura, anche se distribuita in 48 km. Dai poco più che 50 mt di Firenze bisogna salire al Passo della Colla di Casaglia collocato ad oltre 900 mt.

Opto per partire con un paio di nike vomero, (le cambierò al Passo), cosciali normali, calze a compressione, capellino per il sole, garmin al polso e canotta della mezza di Genova.

Prima 5 km in pianura, una marea di più di 2000 podisti in marcia, ognuno verso la propria meta e folla che incoraggia ai lati delle strade.

Non conoscendo il percorso sono partito piano, forse troppo, ma del senno di poi…………

Ai piedi della salita che porta a Fiesole decido di affrontare la stessa a passo veloce, (poco meno di 9′ al km) come suggerito da un amico di Firenze che affronta il Passatore per l’ottava volta. Le sue parole: ”se vuoi arrivare, cammina tutte le salite.” Seguo il suo consiglio, anche perché con il caldo che faceva se  provavo a correre, in salita, non sarei arrivato neppure al Passo della Colla. Oltrepassata la collina di Fiesole si sale ancora alla Vette delle Croci, alterno sempre la corsa al passo veloce. Malgrado ciò arrivo a Borgo San Lorenzo, dopo una lunga discesa, al ristoro del 35°, particolarmente stanco, le sensazioni non sono buone, ed anche il vichingo (Roberto Bolognesi) mio compagno d’avventura è sfinito. Da qui alla Colla è praticamente solo salita, 13 km.

Altro che 100 km di ‘sto passo non arrivo nemmeno a Marradi, al 65°, penso giornata di merda.

Prima del 40° perdo Roberto, fermato dai crampi, si riprenderà.

Ora sono solo ad affrontare l’impervia salita che porta alla “cima Coppi” della corsa.

Sino a questo momento non ho nessuno al seguito, siamo d’accordo con moglie e figlio che ci ritroveremo per la prima volta dopo il ristoro del 40° o del 45°, si vedrà dove la strada lo permette.

Dopo il ristoro del 40° nessun parente alla vista, belin, comincia a fare freschetto, il sole è sparito e si continua a salire, speriamo siano al prossimo, non ho neppure idea che ora sia, oltretutto non riesco più a tenere il passo di prima, ora salgo a 10′ al km. Al ristoro del 45° mangio per la prima volta pane e mortazza, come qui chiamano la mortadella, e vedo Sacha: “pà siamo fermi a un km da qui” mi dice.

Rinfrancato raggiungo la vettura dove Anna mi passa l’antivento a maniche lunghe e riparte in auto.

Cazzo, ci voleva proprio, ora sono pronto per i quatto km che mancano alla vetta.

Cento metri prima del passo ci sono già le macchine in coda, speriamo che i miei siano riusciti a passare, se no cambiarmi sarà un problema.

Scollino all’imbrunire. Sono stanco ma non sfinito come a Borgo S. Lorenzo. Per valicare il passo bisogna passare in mezzo alle macchine, ai camper, ai camion, un traffico degno di via XX a Natale. Ho appena iniziato la discesa che dopo pochi metri sento Anna: “siamo qui”.

Macchina intrappolata tra due mezzi, suv davanti e camper dietro, spunta solo il portello del bagagliaio, aperto, pronto ad accogliermi. Tranne la calze a compressione, mi cambio tutti gli indumenti, intimo compreso. Mi asciugo il sudore meglio che posso.

Sostituisco le nike vomero con le hoka bondi, necessarie per la lunga discesa che mi attende. Al posto dei cosciali ne indosso un paio a compressione graduale ed al posto della canotta, metto termica a maniche lunghe, maglietta a mezze maniche sempre della mezza di Genova ed antivento. Via il capellino ed al suo posto tubolare in seta e lampada frontale accesa.

Sostituisco anche il garmin, era quasi scarico. In tutto mi sono riposato per ca. 10 min buoni.

Oramai è buio, la notte avanza.

Faccio il pieno di bevande rigeneranti e riparto. Anna e Sacha mi seguono in auto, dato il traffico, faranno parecchia fatica a raggiungermi.

Sino a questo punto sono ancora fermamente deciso ad arrivare al 65° e porre così fine alla mia avventura.

In discesa, nel buio totale, giù dalla Colla, si vedono solo le lucine dei corridori.

Corro che è una meraviglia, mi senti rigenerato. Poteri della chimica? Il fresco della notte? Il riposo? Chi può dirlo.

Mi sento come se avessi appena iniziato la gara, altro che aver già percorso 50 km.

Le hoka in discesa “danno il bianco”, sembra di correre in pianura, vado giù a 4’/4’30” al km e dove la strada spiana non fatico a tenere i 5’00”.

Vado tanto forte che ad un certo punto mi viene un crampo al muscolo posteriore della coscia sinistra, un dolore allucinante. Mi devo fermare, al buio è un casino, mi massaggio alla meno peggio e riparto. Poche centinaia di metri e siamo daccapo, ma per fortuna ho raggiunto l’ auto dei miei, che mi avevano sopravanzato da pochissimo.

Cazzo se non mi passa, la gara è del gatto, l’avevo detto: giornata di merda.

Sacha scende dell’auto, mi appoggio al cofano e al chiaro dei fari lo istruisco velocemente sul massaggio da praticare all’arto impedito. Fine come è, per poco non mi stacca la gamba, ma la pratica ha successo, riparto e del crampo nemmeno l’ombra.

Da quel momento ci siamo dati “appuntamento” ogni 5 km.

Dopo il 60° si avvicina il momento della fatidica decisione, fermarsi al 65° conscio di aver fatto una bella gara ed aver percorso un chilometraggio sino ad oggi mai effettuato, oppure tentare il colpo e provare a proseguire sino a Faenza, al mitico 100° km, sapendo però tutti i rischi a cui sarei andato incontro?

Perché questo è il punto, se a Marradi ti fermi e consegni il chip, tutto ok, ti viene “conteggiata” la gara di 65 km, medaglia ecc., ma se prosegui, devi arrivare per forza a 100 non esistono altri traguardi intermedi, se ti fermi prima, sei out, come è giusto che sia, a mio avviso.

Il fatto è che stavo troppo bene per fermarmi ed anche se non sapevo come mi sarei sentito in seguito ho deciso di proseguire.

Detto, fatto, passato Marradi e proseguito verso il ristoro del 70° poco prima di San Cassiano al 75° ero sfinito.

Parliamo un po dei ben 22 ristori adesso. Per me superlativi, circa ogni 5 km, c’era veramente di tutto, sia in forma liquida che solida. Bisogna fare un plauso a tutti i volontari che si danno il cambio per tutta la notte presidiando i ristori in favore dei podisti.

Durante una corsa così lunga bisogna nutrirsi, mangiare e bere ai vari ristori. Personalmente, sentite le varie campane, a partire dal 50°, ad ogni ristoro mangiavo un uovo sodo, una manciata di uvetta, mezza banana, un bicchiere di sali ed uno di coca-cola, ed ogni tanto un po di pane e mortazza. Alla fine ho mangiato ben 12 uova sode, si avete capito bene, dodici. Unica cosa non ho bevuto di brodo a detta di molti, un vero toccasana. Ma io sono un caso particolare in quanto ho uno stomaco che digerisce anche le pietre. Questo può essere un freno per molti, se avete problemi di stomaco, o di digestione, questa gara non fa per voi.

Inoltre se qualcuno avesse ancora fame lunga la strada, durante la notte, vi potete imbattere in numerosi falò dove avventori improvvisati allestiscono sontuosi barbecue.

Tornando alla corsa, dal 75° all’ 80° credetemi, non so come ci sono arrivato. Essendo sfinito al 75° i seguenti cinque km non mi ricordo come gli ho fatti. Giunto al ristoro di Casale dopo essermi rifocillato mi sono seduto sul pianale dell’auto indeciso sul da farsi non volevo ritirarmi ma belin non riuscivo più nemmeno a camminare. Vuoi il riposo, vuoi il ristoro, quando sono ripartito dopo poco stavo meglio e più mi avvicinavo all’ 85° meglio stavo. Da quel momento ho capito che ce l’avrei fatta. La cosa strana in una corsa così lunga è come lo stato d’animo e fisico cambi repentinamente, da un attimo all’altro. Giunto al 90° ero di nuovo sulle ginocchia però a quel punto sarei arrivato anche strisciando, ma non ce ne è stato bisogno in quanto al 95° ero di nuovo bello pimpante, va bene, meglio dire solo pimpante.

Dal 90° con Sacha ci vedevamo ogni km e non più ogni 5 per evitare eventuali inconvenienti, ed io usavo la “tattica” di correre 800 mt e camminare i restanti 200.

Giunti al 96° mi si presenta un lungo viale di 4 km sino all’arrivo a quel punto è solo passerelle, e chi si ferma più.

L’ultimo km l’ho fatto a “stecca” ho passato tutti quelli che potevo ed ho terminato a braccia alzate.

Peccato fosse finita, ancora una decina di km li avrei fatti volentieri.

Alle 04.30 di domenica 25 maggio 2014 l’avventura partita quattordici anni prima era finita.

Eh sì perché io il primo gennaio del 2000 pesavo ben 128,5 kg. Attualmente sono 70 kg.

Sino ad ieri la mia maglietta recitava: “da 128,5 kg. a 42,195 km.”

Adesso devo preparare la nuova maglia, verde logicamente, come i colori della mia società, con su scritto:

01-01-2000

128,5kg

24/25-05-2014

100km del Passatore (13h36’00”)

Medaglia al collo, confezione di tre bottiglie di vino e dopo incontro con Anna e Sacha che stavano sopraggiungendo dopo aver posteggiato l’auto.

Baci e abbracci di rito, Anna che piangeva al posto mio, io non ne avevo la forza, e Sacha che non vedeva l’ora di andare a dormire.

In quanto a me, speriamo che un anno passi presto, Passatore 2015, aspettami……………..

Ciao a tutti, a presto

Massimo Pichetto

pett. 2019

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