PASSATORE 2018 – NE VALEVA LA PENA – WE CAN BE HEROES JUST FOR ONE DAY…di Cinzia Tagliavini

PASSATORE 2018 – NE VALEVA LA PENA – WE CAN BE HEROES JUST FOR ONE DAY…di Cinzia Tagliavini

 

Ho corso la 100 km del Passatore per la prima volta nel 2013, sotto una pioggia battente del tutto inaspettata pensando al periodo in cui si svolge la corsa.

A conclusione di quella che all’epoca mi era sembrata quasi un’impresa epica … mi ero detta “mai più”, ma si sa che i dolori del Passatore si archiviano in fretta; smaltito un po’ di acido lattico e un po’ di stanchezza ti ritrovi subito a coccolare il sogno di essere di nuovo alla partenza l’anno dopo.

 

E così nel 2014 rieccomi al via a correre l’edizione che ho definito “della gioia” per la felicità di aver corso in gruppo con amici ed amiche carissime.

Poi due anni di black out fisico e il timore che la Firenze – Faenza mi fosse preclusa per sempre.

E invece no, rieccomi nel 2017 a correre questa volta solo per me stessa l’edizione che ho chiamato “l’anno della consapevolezza” per una ritrovata coscienza di me come persona e come podista, senza velleità, ma sempre podista.

Passatore 2018. L’idea prende corpo lentamente … non subito dopo l’edizione appena conclusa ma alla fine dell’inverno.

Proprio in concomitanza con il mio primo Passatore, nel 2013, ero entrata in contatto con un rifugio, il rifugio di Ulmino di Montescudo (Rimini), che ospita cani e non solo particolarmente sfortunati: animali anziani, malati, con poche o nulle possibilità di trovare casa.

Resto conquistata da questo luogo che non conosce eguali e dalla passione che anima chi lo gestisce.

Cerco di darmi da fare per loro, spesso in modo riservato come è mia natura poi inizio a prender coraggio al punto da voler provare ad avvicinare due mondi a me carissimi ma con pochi punti di contatto: il rifugio di Ulmino e la corsa per far viaggiare le due passioni sullo stesso binario … con destinazione finale Faenza e soprattutto con lo scopo di raccogliere fondi per il rifugio.

Si, proprio così, mi “invento” una sorta di evento legato al Passatore: la 100 km per Ulmino! Correrò da Firenze a Faenza per me ma anche per raccogliere fondi per il rifugio, “vendendo i km percorsi”,  per portare in evidenza la loro storia e aiutare a diffondere la conoscenza di questo luogo meraviglioso.

L’occasione è  ghiotta per me per condividere il mese che precede la gara parlando di corsa, di Ulmino ed anche, perché no, di me, delle mie corse e del mio amore per il Passatore.

Ed ecco la storia, così come l’ho raccontata a chi mi ha seguito in questo ultimo mese: il  mese della 100 km per Ulmino / 100 km del Passatore.

Dal diario dei ricordi recenti: Passatore 2018.

L’anno del NE VALEVA LA PENA – WE CAN BE HEROES JUST FOR ONE DAY:

 

Venerdì 25 maggio 2018: la vigilia si consuma nell’ansia di preparare tutti i dettagli nel migliore dei modi e invece zac … il destino ci mette lo zampino … SCIOPERO DEI TRENI.

NO PANIC, si rifà tutto il programma di viaggio con il gruppo “passatore 2018 – Mirandola”, siam gente concreta non ci facciam scombussolare per così poco (però … insomma … ).

Non faccio nulla di quello che è consigliabile: non riposo, non mangio correttamente, non mi ritiro nei miei pensieri.

Questo passatore è così: è tutto esposto, è tutto fuori, fino all’ultimo, tutto condiviso.

Controllo ossessivamente il materiale per il viaggio e per la corsa; controllo e ricontrollo il cambio per il Passo della Colla, potrei soggiornarvi una settimana dal tanto materiale preparato, ci sono cambi per ogni stagione, peccato che il meteo preveda caldo assicurato… e che caldo!

La notte pretendere di dormire è come sperare di imbroccare il 6 al super enalotto senza giocare, guardo la sveglia ogni mezz’ora … fa che il tempo passi … no fa che il tempo non passi.

La testa è nel pallone: mi sono esposta tantissimo in questo Passatore, non è la mia natura, o forse non lo era, e mi sento travolta dalle emozioni.

E’ una cosa nuova, per me. E’ un momento meravigliosamente denso che non voglio finisca qui.

Per tanto tempo mi sono destreggiata con maestria nel maneggiare le emozioni: anni in cui ad emergere era sempre e solo una fredda razionalità che mi incasellava irrimediabilmente fra le persone “fredde”, preparate si, ma poco empatiche, cortesi si, ma mai calorose.

La razionalità, il controllo, sono stati meccanismi vitali per tanti anni, poi qualcosa è cambiato e da alleati sono diventati piccoli grandi ostacoli all’espressione di sè.

Difficile, per chi è abituato al controllo, lasciarsi andare, quando in realtà  l’unica cosa che desideri è lasciarti andare, abbandonarti con fiducia al tuo sentire e condividerlo.

Ma gli anni passano e il corpo è intelligente al punto tale da prendere decisioni per te.

Volevo condividere tutto questo e molto più con amici e non solo e ce l’ho fatta. Questo è davvero un gran Passatore, un Passatore che nei miei sogni ho cominciato a correre 6 mesi fa…

Dicembre 2017: il Natale per Ulmino  – vendita di oggettistica del Natale –  si è concluso ma io non ho pace, qualcosa già bolle in me … un desiderio una fiammella … unire due mondi … corsa e Ulmino.

Di Passatore non si parla e al Passatore non si pensa ma silenzisamente prende corpo in me il sogno, l’idea, la pazzia di correre per Ulmino.

Lo confesso alla mia amica Claudia, poi archivio il pensiero, di nuovo l’emozione è troppa e corre a farsi confortare dall’autocontrollo.

Ma chi ti credi di essere tu per inventarti una cosa del genere? Chi vuoi prendere in giro? Sei un’egoista!

Si sono un’egosita, sono un’usurpatrice di autostima e voglio provarci.

Se l’ho fatto l’anno scorso posso farlo quest’anno. Già … sembra facile ma ogni anno, ogni stagione, presentano sfide alle quali non sai di esser preparato.

Così ricominciamo anche quest’anno a fare “come se…” a “correre come se …” a “parlare come se….” dovessi correre il Passastore.

Solo che quest’anno io e le mie sorelle di Passatore, Mary e Claudia, usciamo allo scoperto subito: ci iscriviamo a Gennaio, per poter coltivare il sogno sino alla partenza.

Le settimane volano, fra levatacce, sacrifici, tempo estorto agli affetti, paure, insicurezze, dubbbi e … voglai di provarci.

E siamo al gran giorno.

Penso che un giorno così non ritorni mai più … alla partenza da Mirandola vengono a salutarci amici, colleghi, persone che con noi hanno condivisio le paure, le ansie ma anche le gioie.

Ci unisce un filo sottilissimo ma forte di empatia ed affetto.

La giornata più calda dell’estato coincide proprio con il giorno del Passatore, poco male tanto io soffro … IL CALDO!

33 GRADI ALLA PARTENZA IN CENTRO A FIRENZE.

 

Foto di rito, sorrisi un po’ tirati ma poi sai che a riguardarle ci passi tutta la stagione successiva e le fai!

Sono tirata come una corda di violino, chi me l’ha fatto fare, Dio mio, mio Dio io non posso fallire, santi e non santi del paradiso aiutatemi perchè io oggi non sono altro che un corpo controllato dalle emozioni.

Sono paralizzata, mi sento il penso dell’evento, la responsabiltià di farcela ad ogni costo, non posso fallire e mentre ci penso so che nulla potrà cambiare il bene ricevuto e dato in questo mese ma lo stesso NON POSSO FALLIRE.

Io voglio metterci tutto il mio sudore, tutta la mia fatica, non mi basta aprire il portafoglio, in questo evento deve esserci il sudoere della mia fronte.

Si va.  Fa caldo, troppo caldo, devo camminare.

Capisco subito che oggi bisogna accontentarsi (e di grazia) di salvare le penne.

Dopo 5 km mi fermo in un bar: due bottiglie d’acqua e via che si va, per me i ristori non sono sufficientei, il motore bolle, devo raffreddarlo.

Ogni fontana, ogni bacinella pietosamente posta sul percorso è per me la scusa per fermarmi, immergere la testa e ripartire.

Piano piano.

I primi km sono scanditi da un forte senso

 di incertezza e paura. Le gambe sono di legno, Claudia mi propone di applicare gel all’arnica, rispondo malamente, non ce n’è per “svarione” da un momento all’altro.

Si procede, in salita e a ritmo ridotto. Si arriva a Fiesole, Vetta le Croci, la temperatura è più accettabile.

Siamo solo al 15 esimo km ma io decido che ce la farò. IO POSSO FARCELA, WE CAN BE HEROES JUST FOR ONE  DAY!

E così arriva la discesa a Borgo San Lorenzo, il passaggio in centro e poi la salita, lunga, interminabile al Passo della Colla.

Non riesco a spingere come lo scorso anno, fa ancora tanto caldo, almeno per me, ma il mio imperativo è farcela … oggi occorre gestire e resistere.

A RESISTERE SONO BRAVISSIMA, QUESTO LO SO E DI QUESTO MI FACCIO FORTE.

Scende la notte e mi porta tutte le emozioni che già conosco ma che ogni volta portano con sè qualcosa di nuvo.

La notte, le stelle, la luna, i rumori del boso e il gorgogliare del Lamone. Sono a casa, come nel ventre di una madre accogliente.

Grazie. Grazie.Grazie di avermi fatto esser qui ancora una volta.

Passo della colla: mi cambio e so già cosa mi aspetta: il g

inocchio sinistra inizia a dolere, come ogni anno, ma oramai lo so, so che occorrerà stringere i denti ancora un po’ di più, posso farlo, posso gestirlo, è un dolore controllabile.

Torna in cattedra la Cinzia che tutto amministra e controlla; le emzioni sono impacchettate, battono ma non prendono più il controllo.

Devo arrivare.

I km passano, ora lentissimi ora quasi veloci che ti vien voglia di fermarti ed indugiare, ma lo sai che stai correndo lentissima, praticamente camminando eppure vorresti che non finisse mai.

Il biuio, prima denso e quasi impenetrabile cede piano piano il passo ad un’alba leggera, sottile, ravvivata appena dai suoni della natura.

Sono sola ma non sono sola. Sono sola perchè questa è la condizione che ho scelto ma sento fortissimamente accanto a me la presenza fisica delle persone che mi accompagnano in questo viaggio e quella di tutti coloro che mi hanno pensato, supportanto, incitato, voluto bene.

Non manca tanto oramai, gli ultimi km con Mauro, Simona e Massimo sono come sospesi nel nulla… eterei, leggeri.

Fa che finisca, fa che non finisca mai.

Mi tornano in mente le parole di Raffaele, che com

e specchiandosi in me, con il mio viso fra le sue mani ha saputo dirmi quelle cose che bypassano la mente e arrivano altrove, dove devono arrivare, dove sempre dovrebbero stare. Grazie Raffaele.

Prendo il mio striscione CON ULMINO NEL CUORE e lo divido con i miei compagni di arrivo.

E’ finita E’ finita E’ finita.

Ce l’ho fatta, ce l’abbiamo fatta, con ULMINO NEL CUORE e la cara Romy Rocchi ad aspettarmi all’arrivo.

Non avrei osato sperare tanto, non avrei saputo sognare tanto.

Grazie amici per avermi fatto sentire la vostra presenza, tutti, anche gli amici di un giorno o un’ora.

Grazie Mauro per aver sacrificato la tua gara per me.

Grazie a tutti gli sguardi incrociati e le parole scambiate con volti noti o sconosciuti sul percorso.

Grazie Mary e Claudia, sorelle di passatore.

Grazie Serena Fontana per aver visto il nostro viaggio di trasformazione.

Grazi Ulmino per avermi regalato il tuo sogno.

Grazie per chi ho scordato perchè la memoria ed il pudore fanno il loro gioco  ma che hanno un posto fisso nel cuore.

 

Passatore 2018: NE VALEVA LA PENA.

 

 

 

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