MARRADI

← La Via della 100km

Marradi

Km 65 · Ristoro n. 15

Ai piedi dell’antico castello di Castiglione trovasi raccolto, in un’angusta gola del fiume Lamone, l’abitato di Marradi. Qui confluiscono due grossi torrenti: il “Rio del Santo” o della “Badia” (a destra) e il “Rio di Collecchio” (a sinistra).

Non conosciamo l’origine di Marradi e del suo nome; forse, come sostengono alcuni studiosi, potrebbe avere riferimento alla nota erba medicinale Marato. Un punto essenziale della sua storia è certamente legato all’abbazia di Santa Reparata, oggi detta comunemente la Badia del Borgo, che ha rappresentato per secoli un punto di riferimento per l’intera popolazione del territorio.

Marradi

Nell’anno 1177, così ricorda un’antica tradizione, un ramo della famiglia Fabbroni dalla lontana Pistoia si trasferì a Marradi. Vari studiosi dibattono se essi siano stati fondatori o semplicemente abitanti della cittadina, ma è certo che questa nobile famiglia fu sempre devota alla Repubblica Fiorentina e al Granducato di Toscana.

I Fabbroni ospitarono a Marradi vari membri della famiglia dei Medici, e nel 1506 ebbero l’onore di ricevere Papa Giulio II — il celebre Giuliano della Rovere (1443–1518), il cosiddetto “Papa Guerriero” — che succeduto al Borgia cercò di riorganizzare lo Stato della Chiesa. Tra i membri illustri della famiglia si ricordano il latinista Monsignor Angelo e il fratello Giovanni, dotato di prodigiosa memoria, a cui è ancora oggi dedicata una via a Firenze.

Giuseppe Matulli, noto studioso marradese, scrive che al centro di Marradi venne ritrovata una lapide romana datata all’anno 89 a.C., a dimostrazione che al tempo della dominazione romana esisteva un castrum, presente nell’itinerario dell’imperatore Antonino Pio (135–161 d.C.). Altra grande famiglia marradese è quella dei Cattani, dalla cui stirpe nacque il cardinale Federico (1856–1943), eminente prelato della curia romana.

Marradi

Un pensiero tutto particolare va al grande poeta Dino Campana (1885–1932), nato proprio qui, autore dei Canti Orfici, stampati in prima edizione nel 1914 dalla tipografia Ravagli di Marradi. La sua vita infelice si chiuse in una residenza psichiatrica a Castel Pulci di Firenze. I suoi Canti Orfici — visionari e arditamente simbolici — rappresentano una delle espressioni più autentiche del decadentismo italiano.

La terra di Marradi, la sua natura, lasciano tracce luminose nell’animo e nelle pagine di Campana: un ambiente dove “c’è una bellissima vegetazione. Il blu profondo del cielo si incontra con la luce toscana mattina e sera sulle frange dei monti. Il fiume è bellissimo.”

“Ecco le rocce, strati su strati, monumenti di tenacia solitaria che consolano il cuore degli uomini. E dolce mi è sembrato il mio destino fuggitivo al fascino dei lontani miraggi di ventura che ancora arridono dai monti azzurri: e a udire il sussurrare dell’acqua sotto le nude rocce, fresca ancora delle profondità della terra. Così conosco una musica dolce nel mio ricordo senza ricordarmene neppure una nota: so che si chiama la partenza o il ritorno…” — Dino Campana

Marradi – Dino Campana

Il vecchio castello che ride sereno sull’alto
La valle canora dove si snoda l’azzurro fiume
Che rotto e muggente a tratti canta epopea
E sereno riposa in larghi specchi d’azzurro:
Vita e sogno che in fondo alla mistica valle
Agitate l’anima dei secoli passati:
Ora per voi la speranza
Nell’aria ininterrottamente
Sopra l’ombra del bosco che la annega
Sale in lontano appello
Insaziabilmente
Batte al mio cuor che trema di vertigine.

Marradi è oggi una ridente cittadina legata molto alla Toscana da cui amministrativamente dipende, ma svolge molte delle sue attività verso la vicina Romagna, collegata da ampia strada e dalla ferrovia “Faentina”, il cui itinerario è fra i più caratteristici d’Italia: verde, anfratti, grotte, ampi spazi di castagni, gallerie — un tutto da vivere come un unicum. Un concetto mutevole di paesaggio, nelle più variate espressioni dell’Appennino tosco-romagnolo.

Piero Malpezzi

← Torna a La Via della 100km