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Firenze

Firenze – 100km del Passatore

Il percorso in città

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Via Faenza a Firenze

da Wikipedia, l’enciclopedia libera

Via Faenza è una via del centro storico di Firenze che va da Piazza Madonna degli Aldobrandini (davanti alle Cappelle Medicee di San Lorenzo) al Viale Filippo Strozzi, in particolare alla Fortezza da Basso. Anticamente era lunga circa la metà, solo fino a via Nazionale, e si chiamava Via di Porta a Faenza perché terminava con l’omonima porta nelle mura duecentesche.

La porta non prendeva il nome da una strada verso la città romagnola, bensì da un convento di monache vallombrosane seguaci della beata Umiltà da Faenza (1), le cosiddette «Donne di Faenza». Il loro convento, affrescato tra gli altri dal pittore trecentesco Buonamico Buffalmacco, si trovava in fondo alla strada e fu poi incorporato nella Fortezza di San Giovanni, detta da Basso, costruita nel 1533. Alle monache venne dato in sostituzione il convento di San Salvi.

La via è rimasta caratterizzata dalla presenza religiosa. Davanti a Via Bernardo Cennini si trova ancora la chiesa di San Giuliano, già appartenuta a un omonimo monastero femminile consacrato nel 1585 e soppresso nel 1808, oggi sede della Casa Generalizia della Congregazione delle Figlie Povere di San Giuseppe Calasanzio. Poco distante, il grande ex-Educandato di Fuligno — già convento di Sant’Onofrio — occupa una lunga parte del lato nord della via con le sue due cappelle dal tipico tetto a capanna. Fondato verso il 1300, oggi ospita il Museo del Cenacolo del Perugino.

Il palazzetto chiamato Villa Strozzi fu abitato dal segretario diplomatico Alphonse de Lamartine, che vi ospitò Stendhal nel 1828, quando il romanziere stava scrivendo Il rosso e il nero. Proprio dalla visita di Stendhal a Firenze fu nominata la cosiddetta Sindrome di Stendhal. Quasi all’angolo con Via Nazionale si trova un grande tabernacolo affrescato da Giovanni da San Giovanni verso il 1600, con la Madonna col Bambino, San Rocco, San Giuseppe, San Filippo Neri, San Carlo Borromeo e San Giovannino.

Passata Via Nazionale si incontra la chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini, con l’inconsueto portico sulla facciata con arcate a tutto sesto su massicci capitelli scolpiti, risalente ai secoli XII-XIII e raro esempio di atrium medievale giunto fino ai nostri giorni. Già appartenuta ai Templari e ai Cavalieri di Malta, all’interno ha aspetto trecentesco con un’unica navata divisa in due campate a volta a crociera.


(1) Santa Umiltà

Faenza 1226 – Firenze 1310

Rosanese Negusanti, figlia dei nobili Elimonte e Richelda, nacque a Faenza nel 1226. Nel 1242, a 16 anni, sposò il patrizio Ugonotto dei Caccianemici; i due figli nati dalla coppia morirono appena battezzati, e ben presto morì anche la madre. Senza cedere allo sconforto, la giovane decise insieme al marito di ritirarsi alla vita religiosa, cambiando il proprio nome in Umiltà.

Dopo essere guarita miracolosamente da una grave malattia, nel 1254 si ritirò in clausura presso il monastero vallombrosano di Sant’Apollinare, dove visse per dodici anni in preghiera e digiuno. Il suo esempio attrasse numerose giovani di Faenza, e nel 1266, per consiglio del vescovo, Umiltà divenne guida spirituale di un nuovo monastero alla periferia della città.

Nel 1281, ormai cinquantacinquenne, fu chiamata a fondare a Firenze una nuova casa religiosa per le giovani fiorentine, la cui vita era sconvolta dalle lotte tra Bianchi e Neri. La chiesa — dedicata a San Giovanni Evangelista, con Giovanni Pisano come architetto e il celebre Buffalmacco come decoratore — fu consacrata nel 1297.

Umiltà morì a Firenze il 22 maggio 1310, all’età di 84 anni. Il suo corpo, esumato un anno dopo, risultò incorrotto. Il suo culto, antichissimo, fu confermato dalla Congregazione dei Riti nel 1720. Nel 1942 fu dichiarata compatrona di Faenza. Le sue spoglie sono oggi conservate nel monastero dello Spirito Santo di Varlungo, presso Firenze.