Il Passatore non è una passeggiata

Il Passatore per me è iniziato più o meno a ottobre 2025, quando insieme al mio amico Stefano abbiamo deciso di iscriverci. Io venivo comunque da una serie di maratone e mezze maratone nel corso degli ultimi anni, e lo stesso Stefano, perché anche se io vivo a Brema, nel nord della Germania, e lui vive a Monaco, nel sud della Germania, ci incontriamo almeno due volte l’anno per fare delle gare insieme e soprattutto per incontrarci. Questa volta abbiamo deciso di fare questa follia e partecipare al Passatore, che è sempre stata un po’ un’idea. E quest’anno capitava proprio bene, perché era il fine settimana di Pentecoste, che qui in Germania equivale a un fine settimana lungo, con due giorni di festa, quindi due giorni per recuperare da questo viaggio, anche per certi versi doloroso. La gara in sé è stata una gara dura. Il caldo, per me, venendo dalla Germania, è stato stravolgente, perché sono passato dai 12-13 gradi che c’erano a Brema ai 30 di Firenze. Ho avuto problemi di glicemia, perché sono diabetico di tipo 1 e il mio sensore ha smesso di funzionare verso il chilometro 53-54. Ho perso completamente di vista i valori, anche per colpa mia: mi sono dimenticato di portare un apparecchio per la misura della glicemia capillare e quindi mi sono incasinato da solo. Lo stomaco ha iniziato anche a dare qualche problema perché, chiaramente, andando sotto con lo zucchero, ho abusato di Coca-Cola e altre schifezze che avrei dovuto chiaramente evitare. Però ci sono stati anche aspetti positivi. La corsa durante la notte, per quanto lunga, soprattutto mentalmente, perché comunque si arriva stanchi, mi ha estremamente emozionato. Non si vede una fine della strada, i chilometri sembrano infiniti, si vedono a volte solo delle tenui lucine in lontananza. Si entra poi in questi paesi che ti accolgono festosi e ti caricano di energia. Durante il viaggio ho conosciuto verso il chilometro 30 un ragazzo di Oderzo, Marco, che è stato un grande supporto. Mi ha fatto compagnia durante le mie due pause per vomitare, verso il chilometro 65 e al chilometro 85. Non mi ha abbandonato, come avrebbe fatto un amico in un sabato sera quando ero giovane. È stata un’esperienza incredibile, forse unica. Non so se la ripeterò, ma non perché non mi sia piaciuta. Sono partito con l’idea di volerla fare, non con l’idea che debba diventare un’abitudine. Probabilmente fra qualche anno la rifarò, ma deve comunque ricadere nel periodo di Pentecoste, perché se c’è una cosa che ho capito è che per recuperare dal Passatore non basta mezza giornata. Per me, che sono insegnante e quindi non ho nessuna flessibilità di ferie, sarebbe impensabile poter ripartire la domenica sera con un aereo, tornare in Germania il lunedì e lavorare. Di questo me ne sono reso assolutamente conto. Comunque è stata un’esperienza formativa, bella, dura e che forse un giorno si potrà ripetere.

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