100 km del Passatore.. di Azzali Irene

100 km del Passatore.. di Azzali Irene

 

Passatore 2019, il numero 2. Vorrei che tutto andasse meglio, ma l’obiettivo è sempre e solo arrivare. E’ Sabato mattina, sono le 9 e il treno sta per partire. Ho le farfalle nello stomaco, sono agitata, ma con me ci sono le mie amiche, Ester, Giulia, Sara ed Elettra, quelle pazze che decidono di supportarmi e sopportarmi per tutti e cento i km in sella alle loro bici. Firenze, a tratti ho caldo, a tratti freddo, non ci sto capendo più nulla. Lo sparo mi coglie quasi di sorpresa, un bacio a Tommy e con il cuore in gola si parte. Mi sembra che tutti siano velocissimi, ma lo so che devo star tranquilla e mantenere il mio passo. Ora fa caldo e ne sono certa, perchè hanno spostato il primo ristoro? Arrivo a Fiesole, vedo le mie donne del giro d’Italia e ho i brividi perchè davvero sto di nuovo correndo il Passatore. Prima i 20, poi i 25  e il mio stomaco fa capricci, mi demoralizzo un po’, “a Borgo giuro che mi fermo 10 minuti” dico al mio team. E così è, vorrei essere più veloce, vorrei non sentire un pugno in mezzo alla pancia, ma che cavoli sono qua e riparto, avviso tutti gli altri partecipanti “giuro che fra 2 minuti riparto, ci vediamo a Ronta”. E a Ronta c’è la mia roccia, la mia mamma che ha promesso di aiutarmi a gestire il mio Everest del giorno, il passo della Colla. “Mamma vai piano, mamma ho mal di pancia, lei è la mia mamma lo sapete?” E sparando cavolate che solo 7 ore di corsa ti portano a dire arrivo in cima, correndo, sono le 11, un’ora e mezza prima dello scorso anno, nonostante lo scherzetto della mamma che senza occhiali non legge bene l’orologio.

Inizia a piovere, ma non mi importa, c’è la discesa, c’è la mia mamma e ci sono le mie amiche che stanno sopportando un bel freschetto. Arrivo a Marradi e se per la mamma il lungo è finito, per me inizia ora la gara. Ho sonno, riesco solo a mangiare degli spumini, benedetti sti spumini. Ma sono arrivate Anna e Dani, cioè loro a mezzanotte son venute a Marradi per arrivare con me a Faenza capite? Basta lamentarsi, un po’ delle mie canzoni, via che si va, ma mamma mia che sonno. Arrivo a San Cassiano, mi fermo e fisso il vuoto. Ho sicuramente delle vesciche enormi e tantissimo sonno. Dove diamine è finita la mia gioventù del si balla fino alle 6 del mattino? Le mie donne sanno che il caffè zuccherato non mi piace e me ne prendono uno al bar, che bevuto dietro un Oki mi pare quasi il caffè del Pedrocchi di Padova. Forse quasi per nulla. Strada Casale, dove l’anno scorso ebbi la grande crisi. Questa volta non c’è ancora luce e la crisi ce l’ha Giuseppe. Mancano 20 km pochi scherzi, o si arriva o si arriva, lo sappiamo che fa male tutto, lo so io, lo sa Veronica che è bella spaparanzata con i piedi all’aria e si sente una principessa. Dai Giuseppe, ripartiamo tutti e tre, dai che adesso facciamo un po’ finta di essere agli happy hour. E arriviamo a Brisighella, io Veronica e anche Simone, che c’è bisogno un po’ di cantare e correre e ballare, benedetta la cassa e benedette la Nannini e la Bertè. E’ davvero una festa, è da ieri pomeriggio che sono ad una grandissima festa. Lo prometto, da Brisighella si tira dritto fino a Faenza, di corsa, è come una qualsiasi corsa del Martedì, una qualsiasi ma qui diventa quella che mi separa dalla medaglia, da casa. E vado, silenziosa, con la ciurma al seguito, lenta e stanca. E quando sono quasi a casa, quando mi dicono “la vedi la rotonda” ecco che li crollo. Mancano 2 km e io crollo perchè non ne posso più, la piazza la conosco dai, ve lo garantisco che non ne posso proprio più. Via Firenze è eterna, piango come una bambina noiosa, finchè non arrivano altri rinforzi. Nico, Giulia e Sofy, pentole e mestoli che sbattono, come si fa a mollare proprio ora? E’ l’ultimo km, piango e corro e le altre urlano incitano cantano e svegliano tutta Faenza. E viene giù il diluvio, abbiamo svegliato forse qualcuno anche lassù in cima. Eccolo il traguardo, ce l’ho fatta, è lì, ce l’ho fatta. E su una sedia mi abbandono, alla pioggia e alle lacrime, ancora una volta senza rendermene conto ho superato me stessa, raccontatelo ai miei capi scout, di quando non volevo camminare nemmeno un km. Ma raccontategli anche che per correrne 100 c’è bisogno di un’ energia attorno speciale, quella di altre lucine nella notte, quella delle mie amiche che da come correvo sapevano esattamente cosa fare. Grazie al Passatore, grazie alle mie donne fuori controllo e grazie a me. Brava Ire, bravissima, ora dormi un po’ se ci riesci. Prima però metti un promemoria sul cellulare: 30 Maggio 2020.

 

Condividi questo post