100 Km del Passatore.. di Defraia Pierpaolo

100 Km del Passatore.. di Defraia Pierpaolo

Una gara tranquilla
Tutto richiamava i ricordi della mia prima maratona,  Firenze, Duomo, Battistero, partenza al piccolo trotto, un giro intorno al centro storico, eppoi via verso… già verso dove?… conoscevo le località che avremo attraversato,  ma non la strada… per me centokilometri era la distanza per andare a Oristano… un’ora esatta in auto, comunque poche domande e pedala mi dicevo… si ma a piedi!… ammetto che i trail mi hanno forgiato e quindi 48k in salita fino al mitico passo della Colla non mi hanno pressoché scalfito… mi cambio per benino, è così asciutto e rifoccillato riparto… il clima che fino a quel momento ci aveva graziato a dispetto delle previsioni, decide di essere coerente e… e comicia a gettare secchiate d’acqua e noi in discesa camminando nell’acqua… un immagine biblica… una scia di luci che scendevano lentamente nei tornanti bui che riportavano alla civiltà, per un attimo mi sembrava di essere Mosè, ma che invece di separare le acque sperava almeno di arginarle, è i piedi che fino ad allora erano blindati in scarpe da un milione di dollari, stavano annegando miseramente portandosi dietro tutte le speranze di arrivare sano… no sbaglio, di arrivare e basta!

Il ritiro era vicino, beh che c era di strano… l’impresa risultava impossibile punto è basta! Ad un ristoro vedo il bus dei ritirati mi accingo a prenderlo, quando mi sento afferrare da un vecchietto che mi chiede come funziona il ristoro, quanti chilometri mancavano… oh! Ma tutte a me?… fattosta’ che mi volto per rispondergli e parte il pullman… in un colpo d’occhio dalle portiere vedo una massa informe di persone, o meglio di corpi esanimi nelle posizioni più disparate che rantolava male… santamaria… no, io no, sarò pure morto ma non volevo essere ammassato li… il destino diceva che avrei dovuto continuare… maledetto vecchietto!… la corsa (parola grossa) proseguiva nel buio più assoluto… la mia lampada illuminava la strada ma ciò non toglieva che dalle 2 alle 4 del mattino ho avuto le visioni, tra sonno e veglia ho visto mostri strani di colore verde e altre sagome invece azzurre… ragazzi! Perché drogarsi, perché ubriacarsi,  venite con me una notte e vi faccio vedere le stesse cose quasi gratis!… ormai era pura sopravvivenza… ogni tanto vedevo qualcuno dormendo per strada, o in qualche cortile privato impunemente occupato… in questa galleria procedevo senza mai sedermi, se lo avessi fatto son sicuro che sarei rimasto lì per sempre… ma i dolori erano ormai insopportabili e i piedi erano completamente fuori uso… ma pensavo e supplicavo che se il destino mi avesse dato il tempo giusto avrei risolto anche questa complicatissima equazione di terzo grado… e cominciavano i conti della distanza, dei passi, dei limiti imposti dalla gara, insomma variabili che sono servite giusto per atterrare su Marte,  impresa sicuramente più semplice che arrivare per me al traguardo. Per gli ultimi dieci kilometri mi restavano 2 ore, ma ormai vivevo in un altra dimensione alle prese col traffico mattutino tipo viale Marconi,  dove le auto ti fanno barba e cappelli sfiorandoti, è il passo che con due ferri da stiro ai piedi procedeva come sulla Luna, ormai era una marcetta da fermi… la gente capiva e mi incitava… per me erano solo rumori ovattati… gli ultimi 2 kilometri chiedevo lo sconto della pena… magari gli organizzatori distratti ne hanno tolto almeno 1, ma niente, 100k full optional, niente sconto per il signore… il traguardo era vicino ed io volavo, si, volavo come una signora che guardava le vetrine facendo shopping! Arrivavo al traguardo barcollando pericolosamente tanto che la ragazzina non sapeva come mettermi al collo la medaglia di finisher… un organizzatore mi dice che ero in premiazione… io ubriaco lo guardo e abbozzo un sorriso… mi fanno accomodare in una sedia e mi dicono che l’ultimo viene premiato… oddio, io ero rimasto che l’ultimo veniva dimenticato! Mi tolgono l’imbarazzo di salire sul podio (anche perché non ci sarei riuscito bloccato com’ero) perche venivo premiato nientepopodimeno che dal creatore e organizzatore della manifestazione, che poteva avere un’ottantina d’anni, con insalatiera (che davano solo a chi la faceva per cinque anni) e medaglia.
All’arrivo era prevista doccia calda, massaggi, ristoro ma per me era troppo tardi e ho dovuto rinunciare a questo paradiso per maratoneti, per cui… me ne andavo zigzagando verso il pullman per la stazione… il viaggio di Ulisse dei poveri era finito, la normalità era pronta a riaccogliermi a braccia aperte.

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