11 MESI x 100KM – Una corsa che ti cambia una vita… di Benelli Francesco

11 MESI x 100KM – Una corsa che ti cambia una vita… di Benelli Francesco

 

11 MESI x 100KM – Una corsa che ti cambia una vita

Quando il 29 giugno 2018 abbiamo comunicato a sorpresa ai nostri amici e parenti che avremmo preso parte alla 100 km del Passatore 2019 ci presero tutti per pazzi: noi due, io e mia moglie, con due bambine piccole (all’epoca 3 anni e mezza la grande, 8 mesi la piccola), senza nonni ad aiutarci (troppo giovani per essere in pensione o troppo lontani), con due lavori impegnativi e senza orari certi, entrambi in sovrappeso, io che giocavo a calcio in porta da 12 anni e mia moglie che non aveva mai fatto 1 giorno di sport di vita sua. Anche “mister” Simone Cellini di Runner 451 ci prese per pazzi poi, quando vide che non scherzavamo, conoscendomi da una decina di anni e vedendo che  volevamo farla insieme, con la sua onestà e genuinità ci disse: “c’è un sacco di lavoro da fare, ci saranno un sacco di problemi, possono andare storte un sacco di cose perché farla insieme aumenta le incognite ma se tutto va bene la farete in 15 e 30 / 16 ore”. A quel punto pensavamo che il pazzo fosse lui! A noi interessava farla senza star male, nelle canoniche 18 ore 30 – 20 ore che vedono al traguardo tutti quelli che la fanno per “esperienza” e non per “amore della corsa”.

Per me abitando a Faenza  “la 100” è di casa, la respiri una volta all’anno, la vedi, la conosci, conosci chi l’ha fatta, la senti tua anche se non la correrai mai; mi dicevo “magari alla soglia dei 50 anni, con le figlie grandi, di passo, in 20 ore, per dire di averla fatta almeno 1 volta”. Per mia moglie trapiantata a Faenza dalla Toscana, era una cosa diversa. Lei pensa che noi Romagnoli siamo totalmente matti, lei non “sente” la 100. La domenica mattina del Passatore 2018 prende le bambine e va in bici a vedere chi arriva nelle 18 ore, gli eroi della notte, che arrivano piangendo e ridendo contemporaneamente, spesso in gruppetto, abbracciandosi all’arrivo; io ero a un torneo a Riccione, torno a casa, apro la porta e lei mi dice: “in un anno potremmo provare la 100 come facemmo per il cammino di Santiago”. La guardo, mi guarda, penso gli ultimi 5 anni sono un susseguirsi di impegni (il matrimonio, la casa, le bambine, non facevamo più niente per noi stessi) e le dico: “perché in un anno potremmo…? Abbiamo già un anno davanti a noi, facciamo quella del 2019” e lei con calma inquietante e sguardo deciso mi risponde “va bene!”.

Così il primo luglio iniziamo con gli allenamenti, con la prima tabella di Simone, un mese per iniziare, per capire, cosa, come, perché: scarpe, dieta, palestra, orari assurdi, turni tra noi per tenere le bimbe e correre, iscrizione all’Atletica 85 Faenza per gare e fruire della pista, tutto nuovo. Come nuovi sono i problemini fisici che il primo mese emergono passando da zero a quattro allenamenti a settimana. Poi ad agosto ingraniamo, Simone ci aiuta, leggo il suo libro, rispettiamo la tabella, i miglioramenti iniziano a vedersi. A settembre ci affacciamo alla prima gara “non competitiva” e inizia anche la stagione calcistica (azz… 5 allenamenti a settimana + 1 partita sommando corsa e calcio), a ottobre faccio la mia prima Mezza Maratona sotto le due ore (3 mesi e mezzo dall’inizio), a San Pancrazio (RA).

A novembre facciamo a Ravenna la prima Mezza insieme (che è anche la prima Mezza per Serena) e lì succede qualcosa: è la prima volta che ci troviamo a correre una gara competitiva insieme, Serena è la prima volta che supera i 20km, c’è un po’ di timore, non conosciamo quello che ci aspetta, ma il contesto è stupendo e alla partenza c’è Simone che farà la 10 km. Partiamo, non lo sappiamo, ma quella gara nel suo piccolo sarà un’anticipazione di come andrà la 100 km: all’inizio rimaniamo nel gruppone in fondo, ai ristori mia moglie quasi non si ferma mentre io sì e mi ritrovo sempre a inseguirla, un po’ la camminiamo, arriviamo insieme correndo  tenendoci per mano al traguardo e la prima persona che abbracciamo è Simone (che era rimasto ad aspettarci, libro cuore). Tutto stupendo e nonostante le 2h 35min si legge nei nostri occhi, dalle foto sul traguardo, che iniziamo ad amare la corsa.

Dicembre invece iniziano i guai, sono 6 mesi che spremiamo il nostro corpo, siamo dimagriti tanto e facciamo sempre i salti mortali per allenarci. A S.Miniato (PI), in trasferta dai suoceri, faccio la Mezza migliorando il tempo di ottobre ma incappando in una fascite plantare e Serena in quella gara ha problemi allo stomaco terminando quasi in lacrime. Il mister saggiamente ordina “stop ragazzi, avete tirato già tanto, un po’ di riposo e si riparte” e lo stop coincide con un grave infortunio occorso a mio padre che mi allontana da tutto e da tutti per settimane.

Riprendo dopo quasi un mese, nella nebbia, alle 21.00 del 27 dicembre, da solo, dentro la pista vuota e in quel contesto, stanco, preoccupato e stressato per mio padre, con la mia famiglia a 200 km di distanza per le vacanze di Natale, capisco che proprio la corsa e “la 100” mi stanno cambiando, ci stanno cambiando. E’ un momento cruciale, riesco a riprendere gli allenamenti e gennaio, febbraio e marzo, complice il meteo, trascorrono in un lampo e correndo senza problemi. 

A fine marzo un altro momento importantissimo per entrambi, il lungo da 4 ore: io decido di farlo in scalata seguendo i consigli del libro di quella grande “Lince” che è Andrea Tampieri e parto per il Monte Busca (39km e +800mt da Faenza), mini prova generale del Passatore con il mio amico Alberto Amadio (che ci accompagnerà sulla 100 in bici). Arrivo in cima in 4 ore e 29 min simulando un cambio vestiti e rifornimento a metà percorso di una decina di minuti, i ristori ogni 5km e regalandomi un blocco digestivo al 27° e crampo allucinando prima degli ultimi 10km di salita: tutto perfetto perché la testa non mi molla mai, gli ultimi 10 km li spingo e li gestisco e in cima il giusto premio: birra, focaccia, foto con la maglietta di Runner 451 e la convinzione che è fatta, il Passatore è alla portata. Mentre Serena corre sulle colline intorno a Faenza, scortata dalle amiche e portando a casa 31 km.

Ad aprile io e Serena torniamo a correre insieme, per entrambi è la prima Maratona, quelli di casa per Simone, a Russi, La Maratona del Lamone. Va tutto bene, Serena non ha grossi problemi di stomaco, io ho qualche problema a correre piano ma insieme il tempo vola, i km passano veloci, quando iniziamo un pochino ad arrancare sfiancati dalla pioggia e dal vento ecco che al 38° sbuca Simone in bici e ripartiamo, è fatta (non li ho caricati, ma affiancati ). Dopo 10 mesi la prima Maratona, corsa insieme, arriva in 5h e 15min.

Arriviamo al mare e chi troviamo? La statua di Stefano Pelloni detto “Il Passatore”: è un segno del destino

Altre tre settimane e altro lunghissimo insieme, un allenamento di 6 ore, in cui avremmo dovuto fare almeno 50km, da Faenza al mare, con parte del gruppo degli accompagnatori che ci seguirà alla 100 del Passatore. Questa prova fisicamente va male, corriamo i primi 22 km, Serena migliora anche il suo PB sulla Mezza ma poi tornano i suoi problemi di stomaco, camminiamo tanto, 20 km a piedi in attesa che passino i mali e nel frattempo inizia pure a piovere e a far freddo. Chi ci vede per strada pensa ad una Caporetto, due a piedi e quattro dietro in bici (quattro angeli) sotto l’acqua. Ma nel momento peggiore, quando inizia a piovere forte, entriamo a Ravenna e l’idea di arrivare in fondo si fa concreta, riprendiamo a correre al buio e sotto l’acqua battente, in 6 ore e 48 min arriviamo al mare e chi troviamo? La statua di Stefano Pelloni detto “Il Passatore”: è un segno del destino. Ho sempre creduto al destino.

Questo lungo restituisce Serena fisicamente in ottima forma e capiamo sempre di più che mentalmente siamo fortissimi, ma lascia un ferito: il mio polpaccio sinistro non regge e otto giorni dopo, a 12 giorni dalla gara che stavamo preparando da quasi un anno, mi infortunio. Una distrazione importante, quasi stiramento. Saranno 12 giorni di fisioterapia due volte al giorno, di apprensione ma certezza di farla, certezza di farcela, Simone non passa un giorno che non sia convinto, mi chiama, mi consiglia. In quei 12 giorni fanno santo anche il mio fisioterapista Brian Lega e due giorni prima della 100 provo a correre un po’, sembra che regga. Reggerà però per 100 km e tantissime ore?

Sembra l’impossibile che diventa possibile, come tanti momenti che hanno caratterizzato tutta questa storia.

Così il 25 maggio 2019 alle 15:00 siamo lì, a Firenze, con i ragazzi delle Linci (gruppo podistico fantastico, ragazzi d’oro, una famiglia), un senso di incoscienza gigantesco e la certezza assoluta di arrivare in fondo. Per noi Firenze è la città del nostro destino, tutti i momenti importanti per noi sono accaduti in quella città in questi 13 anni insieme e siamo pronti a scrivere un altro pezzetto della nostra storia. E com’è andata? Ricordate la Mezza di Ravenna? All’inizio rimaniamo nel gruppo in fondo, ai ristori mia moglie quasi non si ferma mentre io si e mi ritrovo sempre a inseguirla (e sulla 100 sono 20 i ristori!), un (bel) po’ la camminiamo (una quarantina di km li corriamo), arriviamo insieme correndo tenendoci per mano al traguardo e la prima persona che abbracciamo è Simone, anche alle 6:48 della domenica mattina dell’arrivo del Passatore 2019. Dicono che la 100 km del Passatore sia 40% gambe, 40% testa e 20% cuore, per noi è stato proprio così.

La canzone “Romagna Mia” cantata a squarciagola sotto il cartello dell’ingresso nella provincia di Ravenna

Alla fine chiudiamo “la 100 più bella del mondo” in 15ore e 48minuti in linea con la previsione iniziale di Simone , 1855esimi su 3300 partecipanti, senza problemi di stomaco, senza problemi al polpaccio (due miracolati), concludendo la prima metà di gara in salita in 7 ore e 30minuti, “svenendo” sulla porta di casa per colpa del panino alla mortadella del ristoro all’arrivo, ma andando a pranzo sei ore dopo alla sagra di paese come nulla fosse (solo un po storti), felici di aver vissuto gli 11 mesi più belli e intensi della nostra vita, di aver vissuto la notte più bella della nostra vita, la salita alla Colla con un sentiero di lucine bianche e rosse davanti e dietro a noi a indicare la strada, la discesa nella pioggia con i nostri amici in bici e la marea di lucciole umane a spezzare il buio della vallata, la canzone “Romagna Mia” cantata a squarciagola sotto il cartello dell’ingresso nella provincia di Ravenna, tutti gli sconosciuti che abbiamo conosciuto e tutti gli amici che abbiamo abbracciato prima, durante e dopo la 100, la fatica, i sacrifici nostri, delle nostre figlie, dei nostri amici, dei nostri genitori.

Tutto questo non è facile da raccontare, bisogna viverlo per capirlo, la 100 non è la somma di due Maratone e mezzo, la 100 è un viaggio per tutti e se ce l’abbiamo fatta noi due, che siamo persone normali senza qualità fisiche o mentali eccezionali, può farlo chiunque se affrontata nei giusti tempi e nei giusti modi perché “al Passatore” Faenza non è la meta, il cammino che ti prepara a farla è la meta.

 

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