Ciao dannatissimo Passatore…magari ci vediamo l’anno prossimo! di Stefano Zanesi

Ciao dannatissimo Passatore…magari ci vediamo l’anno prossimo! di Stefano Zanesi

 

Il mio Passatore inizia a prendere forma nel lontano 2014, in quell’anno il mio amico Antonio decide di cimentarsi per la prima volta in questa gara, lo consideravo un pazzo, io che a quei tempi avevo corso una sola maratona, trovavo impensabile andare oltre questa distanza!

Eppure Antonio l’ha conclusa, l’ha rifatta l’anno successivo…e quello dopo ancora…e anno dopo anno…racconto dopo racconto, questa gara mi affascinava sempre di più, al punto che si è fatta avanti la voglia di provarci. Per tre anni ho rimandato, finché non è subentrata in me un po’ d’incoscienza, che mi ha permesso di chiudere gli occhi e fare click sul pulsante “Iscriviti”.

Ok la parte più burocratica è stata fatta…e adesso?

Siamo a fine dicembre, ho bisogno di una persona seria ed affidabile che mi aiuti a preparare quest’impresa! La scelta ricade su Sara Valdo, atleta veronese, ultra maratoneta DOC, tre volte maglia azzurra nazionale 24h ed allenatrice certificata FIDAL, ho anche la fortuna di conoscerla personalmente! Cosa vuoi di più!!!

Si parte quindi con la preparazione, tutto nuovo per me, abituato a fare ripetute da infarto, lunghi in progressione su percorsi piani e a ritmi impossibili, mi ritrovo a correre su percorsi collinari, camminando le salite più dure, rallentando sempre di più…finché scopro che non son più in grado di fare le ripetute a ritmi decenti…ma che ho la capacità di fare 61 km in una 6 ore a circuito…divertendomi…e senza essere devastato né la sera, né il giorno successivo!!!

La mia corsa pian piano cambia, fatico ad ingranare i primi km, ma inizio a star bene dopo un’ora che corro, questa cosa da un lato mi spaventa, dall’altro mi affascina…mi starò trasformando in ultra maratoneta?

Le settimane passano ed il fatidico giorno arriva in un attimo, la sera prima è tutta strategia su quante borse preparare e che indumenti metterci dentro, ho il terrore di dimenticare qualcosa, mi sembra di partire per un mese di ferie! Invece devo “solo” correre una gara!

Arriviamo a Firenze, ci dirigiamo subito al pasta party dove incontriamo Francesca e Stefano del gruppo Facebook “100 km di passione”, sono così gentili che ci regalano dei braccialetti con il tricolore, segno di riconoscimento degli iscritti al gruppo, si va poi al ritiro pettorale, preparazione, foto di rito, consegna borse ai vari camion e via verso la partenza!

Manca ancora mezz’ora allo start, decidiamo quindi di sederci per terra all’ombra, per riposare più possibile in vista di ciò che ci aspetta. A cinque minuti dallo start si va in griglia, siamo un bel gruppo, ovviamente l’immancabile Antonio che oggi proverà a conquistare il piatto dei “5 Passatori”, Davide un altro veterano a caccia del piatto, Lara e tanti altri amici che negli anni questo sport mi ha fatto conoscere…ma fra i tanti c’è Cristian, l’amico con cui ho iniziato a correre qualche anno fa, entrambi fuggivamo da una vita sedentaria, ricca di sigarette ed abitudini sbagliate. Tanti km macinati insieme sia in gara che in allenamento, quest’esperienza potevo farla solo insieme a lui!

3…2…1….BOOOOM!!!!

Partiamo sotto un sole cocente e la folla non mi permette di trovare un passo adeguato, il continuo zig zag unito ai rallentamenti e ripartenze non mi fa sentire a mio agio, faccio fatica a trovare il passo, alle prime salite, dopo qualche km, mi sforzo di essere sereno ma sono deconcentrato e accaldato, sto sudando molto, tra me e me penso che sono proprio uno sfigato…la prima giornata calda di questo maggio l’ho beccata proprio oggi!!!

Arrivo al primo ristoro con una sete bestiale ma a causa della ressa riesco a bere solo 2 bicchieri di succo, si prosegue e la salita per Fiesole si fa sempre più dura, decido insieme a Cristian di camminarla per risparmiare, arriviamo al secondo ristoro e mi strafogo di acqua, mangio anche qualcosina. Sarà l’agitazione del momento, sarà l’aver bevuto troppo ma inizio a demoralizzarmi un po’, al 20esimo non riesco a capire come mai non trovo un po’ di comfort, in fondo sto correndo a ritmi bassissimi, dovrei essere tranquillissimo, eppure non trovo pace, superiamo il km 30 ed entriamo nella bellissima Borgo San Lorenzo. Ci fermiamo al ristoro nella via principale del paese, intorno a noi molte persone che ci guardano con ammirazione (in realtà stanno pensando… ”ma voi siete matti, chi ve l’ha fatto fare???”)…dopo questo piccolo bagno di folla…ci facciamo un bagno di pioggia! Arriva un forte acquazzone che ci bagna tutti, fortunatamente il freddo non è eccessivo, percorriamo ancora qualche km, smette di piovere ed arriviamo ai piedi della salita per la Colla, decidiamo di camminarla di buon passo, c’è molta umidità, la temperatura è gradevole e la maglietta bagnata si asciuga, i battiti scendono, si chiacchiera di più anche con gli altri partecipanti e finalmente trovo un po’ di serenità, sparo anche qualche cazzata (che strano…).

Passiamo il chilometraggio della Maratona…la gara che amo! Do persino un bacio al cartello che la segnala!!!

A un certo punto ci supera una ragazza che con una corsetta leggera sembra non fare nemmeno fatica, appena davanti a noi scende dall’asfalto e si dirige a bordo strada verso un furgoncino che fa panini…”Una birra bionda grazie”….ok ragazza…sei diventata il mio nuovo mito!!!

Ovviamente andiamo a conoscerla (da veneti…nutriamo profonda ammirazione per chi al 47esimo km di una 100 si beve una birra), si chiama Sabrina, ci facciamo 2 chiacchiere e scopro che fa parte degli organizzatori della “6 ore del Parco”, a cui ho partecipato qualche settimana fa a Cinisello Balsamo, piccolo il mondo eh?

Ma arriviamo al punto dolente della mia gara, il passo della Colla.

Siamo circa al km 48, a quasi 1.000 metri di altitudine, è il momento di recuperare la borsa che mi sono fatto portare qui dall’organizzazione. All’interno troverò un cambio completo, la luce frontale, gel, carica batterie per il GPS e mille altre cose che per eccesso di ansia ci ho infilato dentro!!!

Mi addentro nella ressa di questo tendone e vedo i volontari che girano impazziti tra i tavoli in cerca delle borse, un altro volontario è occupato a tenere indietro gli atleti che avanzano sempre di più, passano i minuti e nessuno mi prende in considerazione, dopo aver discusso con il volontario davanti a me decido entrare io stesso tra i tavoli con lui che mi urla dietro (lo so, non si fa…insultatemi pure…), sono nervoso ed arrabbiato, è un quarto d’ora che sono fermo, ho le gambe imballate, cerco la mia borsa sul tavolo corrispondente ma non la trovo, dopo 5 minuti che rovisto nervosamente, della mia borsa nemmeno l’ombra, decido di cercare almeno quella di Cristian, male che vada gli chiederò di darmi una sua maglia o qualunque cosa possa indossare di asciutto, trovata la borsa di Cristian esco dal tendone e  mi dirigo verso il camion delle riconsegne per vedere se qualcun altro avesse preso e riconsegnato la mia borsa per sbaglio, non si trova nemmeno li, prima di tornare da Cristian faccio l’ultimo tentativo nella tenda, come un ariete mi ributto dentro i tavoli tra le urla dei volontari (lo so, l’ho fatto ancora, sono davvero una brutta persona…insultatemi di nuovo!!!), ho completamente perso la lucidità, sono passati ormai 30 minuti, a un certo punto, eccola lì…come un miraggio sotto a un lettino da massaggi.

Afferro la borsa, esco, mi cambio al volo con Cristian che tenta di calmarmi senza successo, ho perso in totale 35/40 minuti e tutta la serenità che finalmente ero riuscito ad avere.

Finalmente si riparte!!! Mi lancio giù per la discesa come una missile, dentro di me voglio cercare di recuperare tempo e la rabbia che ho dentro non mi fa sentire la fatica, mi giro e Cristian è indietro di 20 metri, mi urla di andare senza farmi problemi, a malincuore decido di ascoltarlo nonostante mi dispiaccia dividerci, mi faccio raggiungere, ci stringiamo la mano per farci coraggio e riprendo la mia corsa, questa volta da solo.

Consapevole che sto facendo una gran cavolata continuo con il passo sostenuto nella mia discesa, arrivo più o meno al km 60 e la fatica inizia a farsi sentire seriamente, realizzo che mi manca “solo” una maratona per terminare la mia gara, da qui in poi decido di ragionare di ristoro in ristoro, faccio un conto alla rovescia praticamente ogni 5 km, 5-4-3-2-1…arrivo fino al 65, le discese lentamente si appianano ed il tracciato si fa sempre più pianeggiante, 5-4-3-2-1… arrivo al 70esimo con una corsa che si fa sempre più lenta e goffa, decido di camminare un centinaio di metri prima del ristoro e nel buio pesto sento 2 voci familiari dietro di me che parlano in dialetto veronese, riconosco la voce di Stefano!!! Accompagnato in bici dall’altro Stefano, appena dietro Giovanni ed Alice, sono alcuni compagni di corsa veronesi, ci salutiamo, scambiamo 4 chiacchiere e decido di agganciarmi a loro, nei successivi 15 km continuiamo a superarci a vicenda facendoci forza, la loro “scorta” con il camper si dà continuamente il cambio affiancandoci in bici e di corsa (Renee, Federica ed il mitico Franco), devo dire che mi hanno aiutato molto psicologicamente, sono stati meravigliosi, al km 85 però, inizia a tornare la stanchezza, l’iniezione di energie mentali che mi hanno fatto sta per finire, mi fermo al ristoro e decido di sedermi 1 minuto su una sedia di un bar contro il parere di tutti i presenti, quando mi alzo invece sto benissimo, questo micro riposo mi ha fatto stranamente bene, riprendo a correre e dopo un po’ incontro lo Zio Enzo che mi aspetta a bordo strada con il mio ultimo cambio, mi metto vestiti asciutti, bevo una redbull, saluto lo Zio, gli altri nostri accompagnatori (Sara e la Zia Patty) ed il grande Antonio, che nel frattempo ahimè si è ritirato ed è stato recuperato da loro.

Arrivo al 90esimo e si “spegne” tutto, alterno corsa a camminata ma in entrambi i casi non trovo pace, se corro mi fanno male le gambe e la schiena, se cammino mi fanno male le piante dei piedi, stringo i denti, il male per fortuna è sopportabile, continuo imperterrito aiutato dai cartelli che non sono più ogni 5 km ma ogni km. Inizio a far 2 conti e realizzo che potrei terminare in 13 ore e qualche minuto, tutto sommato è il tempo a cui aspiravo quando mi sono iscritto…però…mannaggia a quella borsa che non si trovava!!! Quanto tempo mi ha fatto perdere!!!

A calci e pugni arrivo alla rotonda con in mezzo la statua del Brigante, gli faccio l’occhiolino e lo saluto, dopo un paio di km che sembrano interminabili, scorgo in lontananza il cartello dei 99 km ed inizio a correre, quando arrivo al cartello gli sferro un pugno liberatorio (gesto che solitamente faccio con il cartello nr. 42 delle maratone) e parto per l’ultima galoppata, i dolori svaniscono nel nulla, si cominciano a sentire in lontananza la musica e la voce al microfono, le persone a bordo strada si fanno sempre più numerose, entro in piazza, respiro a pieni polmoni ed assaporo ogni singolo istante. Ce l’ho fatta!!!

In quei pochi metri che mi dividono dal traguardo ripenso ai mesi di allenamento, ai 1.300 km corsi da gennaio, alle alzatacce delle 5 di mattina, a volte in compagnia ma spesso da solo come un cane, a tutti i sacrifici che ho fatto e che ho chiesto di fare alla mia famiglia, in particolare al mio bambino, chissà se sarà fiero del suo papà, finalmente passo sotto quel piccolo “arco quadrato“ visto in mille foto, ma mai dal vivo, mi guardo intorno un po’ spaesato, mi chino, mi accarezzo le gambe e dico loro “GRAZIE!!! Per l’ennesima volta mi avete portato all’arrivo!!!”

Sono talmente euforico che esco dalle transenne senza medaglia…torno indietro ridendo come un cretino e ritiro il mio sudatissimo premio!

Rimetto in ordine il cervello, vado a recuperare la borsa e parto per una meritata doccia. Sulla navetta accendo il telefono e arrivano un sacco di messaggi! La mia compagna ancora sveglia che mi ha seguito su internet!!! I miei compagni di squadra “La Rustica Pescantina”, gli amici del mitico “Mirror Marathon Group”, un sacco di persone che mi hanno pensato e mi hanno fatto il tifo! Sono veramente appagato e commosso.

Appena arrivato a casa ho prenotato il tatuaggio che avevo in mente da un po’ e che mi ero ripromesso di fare se avessi terminato quest’impresa…

“A bird sitting on a tree is never afraid of the branch breaking, because her trust is not on the branch but on it’s own wings.”

La corsa mi ha dato tanto, salute, nuovi amici, ma soprattutto molta, moltissima fiducia in me stesso! Ogni gara che faccio, in particolar modo questa…è un aumento esponenziale di questa fiducia!

Ciao dannatissimo Passatore…magari ci vediamo l’anno prossimo!

Stefano Zanesi

 

Condividi questo post