Coach onestamente posso fare il Passatore come intendiamo noi? Si certo. di Paola Adelaide

Coach onestamente posso fare il Passatore come intendiamo noi? Si certo. di Paola Adelaide

Coach onestamente posso fare il Passatore come intendiamo noi? Si certo.

E la decisione è presa. E’ dicembre ed inizia la preparazione. Per me in Nuova Zelanda durante la mia vacanza invernale. Corro sulle orme degli hobbit non male come inizio. Prosegue con il primo allenamento in gara a Siena: la mia prima 50 Km accompagnata da burian ma conclusa egregiamente.

Poi arriva il trittico e se la maratona del Lamone è resa agreable dai miei compagni di squadra e dalle ciabatte premio di categoria la 50 di Romagna mette a dura prova la mia resistenza. Caldo, assenza di ristori io in condizioni non ottime, ma non si molla mica eh… arrivo con un buon tempo (qualche minuto prima di Siena) ma leggermente provata.

Continua la preparazione: non una qualunque, studiata per me. Cerco di non ascoltare chi fa lunghi, lunghissimi, trail, maratone ogni settimana fidandomi ciecamente del mio allenatore. Non salto un allenamento, non importa se piove o tira vento non importa nulla. Mi concedo solo di chattare con un gruppo di simpaticissimi dove passiamo dalla cura dei piedi al trucco in gara senza mai parlare della “montagna” se non con leggerezza. Quando arrivano i pettorali Veronica fa anche degli strani conti sui tempi. Per me 11 ore.

E arriva la settimana della gara ma io sono stranamente rilassata e tranquilla quasi come se andassi a fare una mezza maratona. Conosco lo sforzo delle gare lunghe ma 100 Km tutti di corsa, il Passatore…. Ho solo un’idea in testa: dare tutto, fare il massimo. Non ci sarà un momento dopo la gara in cui penserò che potevo fare meglio! Io sarò la guerriera della notte!

La mattina della gara mi sveglio presto preparo tutto e poi faccio un pisolino. Ingurgito come una medicina  il pranzo consigliato dall’alimentarista di cui ho cieca fiducia anche se devo dire che la ricetta non è degna nemmeno di un self service. Non importa, va fatto!

Parto, arrivo a Firenze saluto e faccio foto di rito con gli amici, abbraccio tutti come se partissi per la guerra e vado con il mio compagno di squadra verso la partenza. Uno sguardo fra di noi, lo sparo.

La salita di Fiesole la passo egregiamente nonostante il caldo infernale e proseguo. So che arriverà la Colla tra poco. Inizia ma io sono determinata, serena. Controllo l’orologio per vedere se sto rispettando il piano dell’allenatore. Sono in bolla. E’ dura… lunga, ma verso la seconda metà mi volto verso il mio compagno e dico “ora io questa Colla me la mangio”. Sarà pur da rispettare ma questo non significa che non vada aggredita senza pietà. Mancano due Km alla fine e vedo gente camminare altri ritirarsi, anche noti “atleti” bolognesi. Ma io sono inarrestabile e arrivo in cima. Non è fatta, ma cambia tutto. Inizia la lunga discesa che mi procura un delizioso dolore agli alluci. Arrivo in pianura e riprendo il “mio passo” che non mollo fino a Faenza godendomi il silenzio, la notte interrotta dai ristori che sembrano feste!

Mi incitano nei borghi, dicono il mio nome mi sento una toprunner. Saluto, sorrido, corro nella più totale libertà, mi diverto!

Passano 10 ore e 31 e la  guerriera arriva in Piazza del Popolo con il cuore in gola dall’emozione tra le urla dei miei amici. Subito dopo la linea d’arrivo mi perdo nell’abbraccio di chi mi ha accompagnato paziente in bici e sostenuto dal primo giorno come solo chi vive a fianco a te sa fare. Penso al coach: scelta, pianificata, eseguita come volevamo noi!

Prendo il telefono e mando con la voce rotta dall’emozione un messaggio vocale nella chat aicome promesso per incitarli a non mollare mai!!!!

Una ragazza mi dice che sembravo una farfalla all’arrivo….. si è vero… fino a ieri ero un bruco ma ora ho imparato a volare!!!!

 

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