Crederci sempre… di Patrizia Rivolta

Crederci sempre… di Patrizia Rivolta

Incipit : crederci sempre …25 maggio 2019
Tutto è cominciato così, a gennaio di quest’anno, quando il nostro amico e runner, durante una cena di
gruppo, ha deciso che era arrivato il momento di aprire un cassetto chiuso nel 2014, dove aveva nascosto
un sogno meglio, accantonato un progetto.
A causa di un infortunio e di un intervento al menisco aveva rinunciato alla non tanto “pazza idea” di
iscriversi alla corsa del Passatore: una 100km di rara bellezza e indiscussa difficoltà.
Saranno poche le informazioni su questa gara, perché in rete si può leggere e reperire qualunque dato:
graduatoria, racconto di partecipanti e organizzatori, cronaca di successi e sconfitte, tifo e sostegno di
parenti, amici, cani, gatti e ristoratori e poi del “patron”, il tanto amato Pirì.
Vi dico solo che dal 1973 migliaia di atleti professionisti e amatori hanno percorso questa distanza tra
Firenze e Faenza fiduciosi di riuscire a compiere un’impresa sportiva di alto livello e un’avventura umana
dal contenuto prezioso. Non tutti ce l’hanno fatta, ma tutti sono fieri di aver tentato e poter dire “Io c’ero”.
Eccoci allora a condividere passo dopo passo, è il caso di dirlo, questo viaggio per vivere almeno di riflesso
qualche emozione insieme a lui.
Partenza: 25 maggio 2019 con il pettorale 2557 da Firenze alle tre del pomeriggio. Lo accompagna la moglie
che lo vede all’inizio dell’impresa decisamente “in fibrillazione”, ma determinato come sempre, i soli dubbi
che portava con sé erano legati alla forma fisica.
Allenamento : fatto! L’ultima performance andava ben oltre la solita maratona. Ad inizio mese era già
arrivato a percorrerei in 6 ore 64 km su pista. In quell’occasione era persino riuscito a strappare una foto,
un sorriso e una stretta di mano al pluricampione del “Passatore” il romano Calcaterra – per inciso, un
tassista che, per la legge del contrappasso, dà il meglio di sé correndo … a piedi.
Fatica: niente paura! Un passato di gara con quasi 20 maratone e 4 Monza – Resegone, lo hanno temprato
e cotto a puntino.
Forma mentis: sereno, convinto, forte! Solo il dolore di un infortunio avrebbe potuto farlo desistere, ma,
anche su questo, a posteriori, vi dico che l’Uomo dal pettorale 2557 non molla.
Supporters/fan club: beh che dire? una moglie forte quanto lui, dolce e combattiva, un sorriso e una
lacrima; due figlie lontane e vicine orgogliose di papà; un gruppo di “Sunday Runners” del tipo …” ovunque
voi siate ci saremo anche noi finché whatsapp non ci separi”; last but not least una coppia di amici della
serie “una vita in vacanza”, che, piuttosto che perdersi l’occasione, si sono inventati il ruolo di
accompagnatori e macchina al seguito e magari, per quel che mi riguarda, di reporter/ghost writer.
Prima ancora della partenza durante il viaggio in treno, sul tram a Firenze e poi durante la gara iniziano una
serie di incontri del terzo tipo (1) che vale la pena documentare, perché, come ha detto Elisa – Runner del
gruppo 100 donne x 100km, attraverso la voce della sua più cara amica Rachele, sono solo: “segni del
destino”.
(1) Sono ET dallo sguardo liquido e buono gli uomini e le donne che ho visto correre al Passatore, piccole e grandi lucciole
aliene che tornano a casa passando dalla Terra.
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In treno, una coppia lombarda sulla sessantina, con qualche Maratona e Passatore alle spalle inizia a
regalare consigli sulla strategia di gara: conservare le forze nella prima metà gara, fare attenzione alla
discesa dalla Colla di Basaglia, che ti distrugge ginocchia e talloni, continuare a fare piccoli spuntini, perché
bruciare e recuperare zuccheri e sali è fondamentale se si vuole arrivare al traguardo.
Intanto però la gara è partita, i partecipanti si lasciano alle spalle Santa Maria Novella, la temperatura è alta
e la prima salita di Fiesole si fa sentire, ma ormai ci sei dentro amico mio , indietro non si torna.
Tua moglie è partita con un treno diverso da quello annunciato e ha fatto saltare il mio programma
perfetto. Così mentre noi percorrevamo un romantico sentiero tra le ginestre a Brisighella, convinti di
arrivare a prenderla in orario, Lei era già arrivata in stazione.
Girovagando per il borgo pensava a te, telefonava a quei cinque o sei contatti di rubrica fondamentali nella
vita di ognuno di noi (genitori, figli, idraulico, ecc., tra i quali figuravo anch’io eccezionalmente) e ci
attendeva fiduciosa. È proprio grazie a quel tel
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però tra perfetti sconosciuti che hanno un “problema” in comune – un caro amico in gara – , parlando dei
nostri eroi, finiamo per raccontarci le nostre vite. Scopriamo che Elisa sta correndo, ma è malata.
Così tra una portata e l’altra, ingozzandoci a quattro palmenti, rispondendo ai messaggini del gruppo, alle
chiamate dei figli, pardon delle figlie e del coach, capiamo il motivo di quel trucco adesso e attendiamo
notizie da entrambi. La vostra gara è al passaggio impegnativo del valico.
Ecco che finalmente chiami tua moglie: hai superato la Colla, hai rinunciato a recuperare lo zaino per un
cambio, la confusione organizzativa prevale al punto ristoro, siete arrivati in molti e tutti insieme, non hai
tempo di stare in coda, non sei salito fin lassù per far la coda!
Hai bevuto almeno 3 tazze di brodo e ti appresti ad affrontare la discesa verso Marradi sono altri 15 km e
vai!… Sei tutti noi! Ho scoperto che se ce la fai, se ce la fate , tutti voi lucciole solitarie nella notte di
Romagna, un po’ di vita resterà attaccata a questo momento e non finirà mai più per nessuno.
Ora sento la necessità di una digressione, desidero condividerla, I need to share , così avrei potuto tradurre
se mi fossi impegnata anche solo per gioco nelle traduzione del testo. Prendere una decisione. Fino a
quando te ne starai sul ponte a rimuginare o a sperare? Vai in plancia traccia la rotta e comincia ad agire.
Quello che non fai oggi sarà causa di infelicità domani, un’infelicità più grande delle azioni che deciderai di
intraprendere oggi e che andranno male. Dobbiamo provare a fare e il momento non è domani, è ORA.
Intanto arriva anche la telefonata di Elisa è anche lei al passo della Colla , 40 minuti circa dopo di te, stanca
ma felice, decisa a continuare, siamo tutti più sereni ora.
C’erano 3.300 iscritti al Passatore , al nastro del via 3.133. Ne abbiamo osservati molti all’arrivo ed erano
tutti meravigliosi, stravolti e felici. Come Elisa che almeno questa battaglia l’ha vinta, ha completato la gara
ed è arrivata alle 7 del mattino tra le lacrime e le grida di Rachele che l’aspettava ancora più felice di Lei.
Comunque sono ormai le 22.30 e TeleRomagna sta già passando i filmati dei primi “mostri”.
La competizione vinta in 7 ore e 12 minuti da un ragazzo di Bergamo, a seguire 2 stranieri e poi al 4 ° posto
il vincitore della scorsa edizione, al sesto la prima donna e al 7° il mitico Calcaterra: l’unico di cui mi piace
ricordare il nome. Gli altri, tutti, indipendentemente dalla provenienza, dal sesso , dall’età, anche chi non è
riuscito a completare la gara, sono nel mio cuore un coro di gloria, di fatica e sudore, di amore per la vita.
Quasi quasi mi spiace di essere vicina al momento del tuo arrivo “2557”, perché allora sarà tutto finito e
questo spasmo di eccitazione e dubbio svanirà. Malvolentieri andiamo a riposarci , attendiamo d’accordo
con te una chiamata per avvisarci che sei prossimo al paese di Marradi – 65 km percorsi e la gara che volge
alla conclusione, si fa per dire. Siamo d’accordo che saremo ad attenderti al passaggio a Brisighella – km 88.
E’ mezzanotte e mezza, non riesco a dormire, sveglio tutti e decido che si scende in paese: che tu chiami o
no, voglio essere lì, voglio vederli passare, voglio applaudire e sostenere chiunque faccia parte di questa
umanità coraggiosa che trascinando i piedi , camminando a testa bassa o correndo fiacca vuole arrivare, a
tutti i costi. E così i Tre dell’Ave Maria scendono in macchina e si uniscono ad altri insonni per applaudire e
sostenere chiunque passi lungo la provinciale.
Riposiamo ancora un po’ in auto. Viene stroncata sul nascere la mia proposta di venirti incontro, come al
solito il mio compagno ha ragione, meglio attenderti lì, siamo un faro verso il porto. Tua moglie s’appisola e
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non sente il suono di due messaggi. La sveglio più agitata che mai , ci hai scritto che ormai sei quasi
all’ingresso di Brisighella, dopo poco telefoni e la voce è stanca, i piedi distrutti dalle fiacche nonostante
cerotti e fazzolettini, sei provato e… è qui che ti dobbiamo sostenere, ma per poco, perché sei grandissimo!
Attraversiamo insieme Brisighella camminando al tuo passo, che per me è quasi corsa.
La luce dei tuoi occhi ti affianca per un buon tratto, parlando a raffica, cercando di farti dimenticare i piedi
che ti fanno male e gli ultimi 12 km che ancora mancano. Poi nel buio della notte – sono le due circa –
centinaia di luci si accendono lungo il rettilineo che porta a Faenza, noi raccogliamo la tua ragazza e con
l’auto ci dirigiamo al traguardo osservando la catena che si snoda verso la città in un fiume ininterrotto.
Pare che la maggior parte degli atleti stiano arrivando in questa fascia oraria – tra le due e le quattro del
mattino.
Eccoci a Faenza siamo al traguardo un’attesa che pare un’eternità, ti immagino affranto lungo il ciglio della
strada che ti muovi a fatica, invece il mio compagno ipotizza il tuo arrivo esattamente per quando ti
vedremo poi comparire. Dei tuoi accompagnatori sono quella che ti ha visto più stanco e, per un attimo , ho
voluto darti più tempo. Gli altri conoscono le tue doti e il tuo carattere meglio di me, sapevano già che ti
saresti rimesso a correre e così è stato.
Hai chiuso la gara in 13.11.53 , sei il nostro mitico Abebe Bikila! BRAVO ABEBE!!!
Ho faticato a scrivere senza dire il tuo nome, poi ho notato qualcosa di cui forse non ti sei accorto: il
protagonista e i comprimari della nostra storia hanno un nome che inizia per “E”. Se non è un altro segno
del destino questo ?!
Ecco il mio regalo per il tuo “Passatore” e ti prometto che questa volta, non dimenticherò chi erano gli
amici che abbiamo riportato a casa in macchina, tornando da Faenza, nel lontano 2019 !
Concludo con un consiglio – che non è mio – per tutti quelli che vorranno cimentarsi nelle prossime edizioni:
“L’importante è arrivare sempre con il sorriso”.

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