E’ proprio vero, il Passatore è come un tatuaggio, un marchio indelebile… di Colpo Anna

E’ proprio vero, il Passatore è come un tatuaggio, un marchio indelebile… di Colpo Anna

100km, di corsa.

Fa quasi paura a pensarlo, a dirlo. Figuriamoci a correrli.
Un viaggio, da Firenze a Faenza, dentro e fuori, che inizia il sabato mattina, al ritiro pettorali, dove incontro Irene, donna forte e determinata, che nonostante qualche acciacco decide di partire ugualmente. Con lei staremo insieme fino alla partenza. Incontro anche Giancarlo, mi abbraccia di un abbraccio che vale più di 1000 parole.. anche se qualche parola me la dice “corri con la testa, mi raccomando”, e a questo penserò spesso durante la gara. E’ lui che qualche mese prima mi disse che “il Passatore è come un tatuaggio, vedrai, non potrai più farne a meno”.
Poi via, si torna in centro, si pranza, ci si prepara, si va alla partenza a 5’ del via, incrocio e saluto Re Giorgio.
Infine si parte, fa caldo, ci sono più di 3000 partecipanti accalcati tra il Duomo e il Battistero. Il primo km quasi lo cammino, davvero troppe persone per poter correre. Dopo poco si esce dal centro, e inizia la prima salita, su verso Fiesole. Il panorama è mozzafiato.
Penso a quanto io sia privilegiata a poter correre. E corro per chi non può farlo.

Come sempre fatico molto all’inizio, ma per fortuna incontro di nuovo Giancarlo con cui corro qualche km. All’inizio non riesco a stargli dietro, ci incontriamo di nuovo al ristoro e mi dice che a quel passo saremmo arrivati in 13 ore.
A quel punto scatta qualcosa, mi dico che no, 13 ore no, forse riesco a fare un po’ meglio, e accelero, grazie anche alla discesa fino a Borgo San Lorenzo. Sento Massimiliano, che mi accompagna in questa avventura (e non solo), ha avuto qualche problema con l’auto ed è ancora a Firenze. Dovrebbe correre da Faenza a Brisighella per tirarmi gli ultimi 12 km. Sono un po’ preoccupata, ma decido di non pensarci e di pensare alla mia gara.

Ed eccola, la salita alla Colla. Metto le cuffiette, voglio isolarmi, ascolto Mengoni e poi gli Smashing Pumpkins. Inizia a piovere, il vento è tagliente. Riesco a correrla quasi tutta, gli ultimi km alterno corsa e camminata, penso che Carlo, sarebbe fiero di me se lo sapesse. E corro fin su alla Colla per lui. Carlo è il mio mentore, compagno di tanti km percorsi all’alba, a causa di qualche acciacco ha dovuto rinunciare a quello che sarebbe stato il suo 3° Passatore. Ricordo ancora la sua commozione (e la mia) al termine dell’ultima nostra corsa pre Passatore.
Alla Colla perdo un sacco di tempo per recuperare la borsa e per cambiarmi. Avrei dovuto chiamare Massimiliano ma non c’è campo. Vabbè, riparto, si scende, cerco di recuperare, mi sento davvero bene.
Mi fermo ad ogni ristoro, voglio recuperare bene le energie. Mi sento bene, e proseguo. Penso che ci sono quasi, che ormai è fatta.

Il Garmin si spegne. Scarico. Merda.
Dopo qualche km, circa all’85esimo, arriva LEI. Eccola la’, la CRISI.
Ho esaurito le energie, i 3 km che mi separano da Brisighella sono interminabili, corro talmente piano che mi sembra di strisciare. Piango per la fatica e il dolore. Mi fa male tutto. Per un attimo penso che no, in queste condizioni non ce la posso fare. Penso ai miei genitori, che non senza preoccupazione, mi hanno sostenuta e incoraggiata. Penso a mia figlia Aurora, a casa con il suo papà Andrea. Penso a lei che è convinta che io vinca ogni volta che le porto a casa una medaglia, che dice a tutti che “la sua mamma fa una corsa lunga come l’infinito”. Penso a quanto mi hanno supportato durante la preparazione. Penso che ci vogliamo davvero bene. Ora corro per loro.

E non mollo. Decido che non devo, non posso camminare. Non posso fermarmi. Ci sono troppe persone che mi seguono, anche durante la notte, non posso deluderle. Non posso deludere me stessa.  Arrivo a Brisighella e vedo Maxx. Gli dico “aiutami, ti prego”. Partiamo, corro talmente piano che lui sta al mio passo camminando. Mi chiede più volte “vuoi che camminiamo?”. Ma io non cedo, non cammino. Corro per me stessa.
Arriviamo a Faenza. Mancano 500m. All’improvviso non sento più nulla, se non le urla delle persone che mi incitano. Con le ultime energie rimaste accelero. E piango. 
11 ore e 39.

Confesso che sono ancora un po’ zoppicante, ho le gambe di legno, non ho ancora ripreso a correre. Ma è proprio vero, il Passatore è un marchio indelebile, un’esperienza così intensa che non vedo l’ora di rivivere.

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