“e tu ci credi nei sogni? E allora corri a realizzarli!”

“e tu ci credi nei sogni? E allora corri a realizzarli!”

Il mio passatore 2017 inizia laddove finisce quello del 2016.

Un avventura con Andrea e i corsari della maratona, due carrozzine spinte per 100 km ed una squadra di tifosi e sostenitori al seguito.

Ma quest’anno è un’altra storia, i corsari non potranno esserci, uno sforzo troppo grande e una macchina organizzativa difficile da replicare due anni consecutivi. Scelgo di esserci, scelgo di regalarmi un viaggio, intimo, personale, signitifcativo. Un viaggio fatto con me stessa.

 

Divisa tra i miei soliti campi da basket, il mio fischietto, e l’impossibilità di fare gare invernali, non mi spavento e incastro tante piccole gare di allenamento ad aprile e inizio maggio. Le chiamerei follie, quelle sane che fanno forse poco bene al fisico, ma tanto bene al cuore.

Torno da una trasferta alle tre di notte da La Spezia, mi sveglio quattro ore dopo per correre la maratona del Lamone a Russi. La mezza maratona di Prato fatta con un pacer speciale di fianco, con un naso rosso da clown terapy che guarisce tutti i mali. La 50km di Romagna ed un attacco di allergia, che mi regala un arrivo con un ragazzo che combatte la sclerosi multipla da anni, eppure corre, corre ed è felice.

E poi c’è la svolta: 30 aprile 2017, Maratona di Rimini, raduno nazionale degli spingitori. Corro con i corsari, baciati dal sole, e con Gino seduto sulla nostra carrozzina volante che regala sorrisi mozzafiato. Taglio quel traguardo e piango, piango ininterrottamente per mezz’ora, abbracciata da una bimba di 10 anni di nome Beatrice che non fa domande, ma coglie ciò che a volte i grandi non riescono a cogliere. Realizzo che la vita è fatta di momenti, unici, che non sai se potrai rivivere. Proprio come Gino, prima andava in bici, poi si è ritrovato in carrozzina, eppure trasmette serenità, felicità, amore alla e con la sua amata.

Torno casa e chiudo una storia importante, la più lunga e importante della mia vita fino ad oggi. La corsa guarisce e lenisce. Decido di prendere questa medicina a due piedi, e di fare delle mie scarpette rosanero la mia spalla su cui appoggiarmi, il mio angolo di paradiso e di inferno.

Concludo la mia preparazione con la Collemar-athon, corsa tra ristori con le fragole, passito artigianale e un’accoglienza privilegiata, conclusa con una volata e un abbraccio sognati da una vita.

 

27 Maggio. A Bologna nel frattempo arrivano mamma e papà, direttamente da Messina, perché vogliono esserci all’arrivo…motivo in più per non mollare. Io parto con Mimmo e Riccardo, papà e figlio, originari di Messina, trasferiti a Bologna. Loro sono maratoneti navigati, io una pischella in mezzo ai grandi. A Firenze troviamo tanti amici, inganniamo l’attesa tra chiacchiere e riti scaramantici vari. L’ultima chiamata per l’in bocca al lupo di rito e si parte.

Fa molto caldo, quest’anno riceviamo addirittura le secchiate d’acqua non richieste…forse hanno paura che il caldo ci dia alla testa? Ma noi non siamo normali…perché la normalità noiosa la lasciamo agli altri. Alterniamo corsa e cammino fino a Borgo San Lorenzo. Piccolo check con i miei compagni di viaggio, e ripartiamo verso la Colla. Rivivo parte delle emozioni dell’anno scorso e mi emoziono, ricordo le crisi, le canzoni cantate con i corsari, e i km scorrono veloci. Intanto mi chiama Cristina, un’amica speciale, legata a me e al Passatore. Sta cercando di farsi strada con la macchina per venirmi incontro, ma c’è troppo traffico e dopo ore ed ore è costretta a tornare indietro perché sarebbe di intralcio ai podisti. 

Mimmo e Riccardo si fermano al 44esimo km per farsi una birra al bar, io li aspetterò alla Colla, dove ci attende il cambio abiti. Salto sul tappeto del controllo cronometrico felice come una bambina, perché siamo quasi a metà, e tutto procede liscio, ma bisogna stare all’erta e non sparare troppe cartucce insieme.

È la prima gara che porto il telefono con me, perché gli amici e i genitori mi hanno chiesto di mandare anche solo un messaggio ai vari cancelli…e così faccio. Quando sono partita credevo di fare la gara da sola, ma sola non lo sono mai stata. Dalla partenza all’arrivo c’è chi mi ha accompagnato con messaggi, audio, video…da Bologna a Cagliari, da Belluno a Roma…alla patria piacentina dei corsari. Ad ogni ora c’era qualcuno sveglio che mi infondeva coraggio, tutti convinti che non avrei mollato, per nessun motivo al mondo. C’è chi è stato sveglio tutta la notte, alternando microsonni a telefonate per accertarsi che stessi bene, per poi emozionarsi nella condivisione del raggiungimento della finish line.

 

Dalla Colla a Marradi, corriamo come i matti, mangiandoci le discese, tra un pezzo di parmigiano ed uno sguardo ad un cielo stellato da fare invidia a tutti gli innamorati. Perché i runner sono innamorati, delle avventure fatte di km, della vita, del traguardo atteso e del prossimo da programmare. Al check del 65esimo avverto un leggero dolore al collo del piede, giro di pomata dai massaggiatori e si riparte…direzione San Cassiano. Qui ho un appuntamento importante, con un uomo speciale. Uno di quegli uomini che ti restano nel cuore. Un nonno, volontario, massaggiatore, che l’anno scorso mi ha fatto riprendere con un super massaggio ai polpacci sempre nello stesso punto del percorso, per poi rivederlo all’arrivo della 50 km di Romagna.

Prima di prendere qualsiasi cosa al ristoro faccio un irruzione in pieno stile terremoto nella sala massaggi per corrergli incontro per un abbraccio. Mi aspettava, e io aspettavo lui…ma stavolta un abbraccio è bastato per darmi quella carica emozionale per andare avanti.

 

C’è Brisighella in lontananza, il punto dove l’anno scorso ho avuto una crisi emotiva difficile da dimenticare. Arrivo, leggo il km (86) e penso che mi sto regalando un piccolo sogno, lungo km ed ore, sto rinunciando ad ore di sonno in cambio di sensazioni uniche, brividi di freddo quando lá fuori sorge il sole…e noi stiamo assistendo alla trasformazione del cielo! Perché corri? Che te lo dico a fare…inizia a correre e lo scoprirai, così risponderei oggi.

È ora di chiamare papà, che dice di aver dormito, ma in realtà mi spiava su Facebook per sapere se ero ancora integra e dov’ero arrivata. Gli chiedo di venirmi incontro almeno gli ultimi km, vorrei dargli parte dei vestiti, dello zaino, e correre libera gli ultimi metri. La verità è che ho fatto una follia…gli ho regalato un sogno che non sa cosa sia: il 5 Novembre 2017 correrà la sua prima maratona, a New York, nella grande mela tanto sognata dai maratoneti. Lui non corre, è in pensione da inizio anno, e da quella data ha iniziato a correre e camminare un paio di volte a settimana. Sarò il suo pacer, il suo angelo custode…con l’unico obiettivo di battere tutti i cinque degli americani, camminare e sorridere…per quei 42km, in una delle mete più ambite dai podisti.

Ancora ignaro di tutto mi raggiunge al 97esimo km, complice di Riccardo e dei passatori che stavano facendo quel tratto, gli faccio la sorpresa, consegnandogli una maglia uguale alla mia per il traguardo, che sarà anche il suo “papà fai la valigia, ti porto a New York…la tua prima maratona”. Non realizza subito, glielo ridico un paio di volte e piange, commosso e spaesato….chissà cosa avrà pensato, chissà quante me ne avrà dette e quante me ne dirà lungo il percorso…ancora non sa quanto sarà felice dopo e non voglio mica rovinargli la sorpresa. Mi scorta fino all’arrivo…resto in attesa che si posiziona per le foto finali e mi fermo lì, a 500 metri dal traguardo, con gli amici che mi salutano, ma io non voglio proprio finire…mi sto divertendo.

 

E allora via, corro verso Sara e i 9.92 e inizio a dare il cinque, e vado ancora avanti, verso quella passerella che la notte degli Oscar gli fa un baffo… salto e tiro un cinque al cartellone con il tempo….16.12.13

Quasi tre ore in meno dell’anno scorso, senza i miei corsari, ma con loro e con chi ha voluto esserci nel cuore.

 

Mamma e papà emozionati mi ripagano di una stanchezza racchiusa in una medaglia d’oro, quella con cui dormirò per la settimana successiva. Un orgoglio immenso fatto di sacrifici, gioie e dolori. Una consapevolezza di me stessa ritrovata. Una voglia di conquistare il mondo oltre ogni ostacolo, perché la vita è meravigliosa anche davanti alle difficoltà, ai drammi, alle cose che non ti aspetti possano succedere a te o ai tuoi cari.

 

Correrò ancora, correrò la 100, correrò verso tutti quei traguardi che avrò voglia e bisogno di raggiungere.

Correrò perché quando corro riesco a piangere e sorridere contemporaneamente.

Correrò perché quando corro non penso.

 

Passatore non tagliatore -Veronica Restuccia-

#verarunner

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