Il Passatore 2019… di Rondinini Gianni

Il Passatore 2019… di Rondinini Gianni

 

passatore 2019 – prologo

questa e’ la parte seria del racconto: se volete potete saltarla ed andare al primo capitolo: faenza – firenze (appena la pubblico).

non mi offendo, dico davvero: lo so che siete qui per farvi 2 risate e, a dire la verita’, anche io.
pero’ in ogni storia c’e’ una parte che merita la giusta dose di serieta’: la vita va presa con leggerezza, ma non superficialita’. so che le emozioni piu’ forti saranno sempre vive nei miei ricordi, ma, presto o tardi, tanti piccoli dettagli rischiano di andare persi e, visto che non voglio che succeda, non intendo tralasciare nulla.

come anticipato, oggi pubblico il primo dei 4 capitoli della trilogia della mia prima 100.

cocacola, popcorn, abbassate le luci.
via con la musica. dolce, delicata, avvolgente.
la senti?

la 100, il passatore, la firenze-faenza, la lunga…
ci sono mille modi per chiamare quella che, piu’ che una gara, e’ un lungo, lunghissimo viaggio attraverso gli appennini: un fiume di gente, un mare di case, un’infinita’ di curve, il bosco, i gorgoglii del fiume, una varieta’ di suoni, colori e profumi, di momenti di euforia di difficolta’, tantissime persone che si conoscono senza essersi mai viste, i bambini che sorridono ed incitano, gli anziani che passano la notte al freddo per vederti, il serpentone di luci bianche e rosse che si snoda lungo la strada, i falo’ qua e la’, i ristori ufficiali e quelli autogestiti, il caldo torrido della partenza che diventa freddo insopportabile salendo la colla, il sole che lascia spazio alle nuvole ed alla pioggia, gli accenti che si mescolano in frasi, parole e modi di dire e tanto altro che non ti aspetteresti mai di vivere nel momento in cui, per la prima volta, decidi di attaccarti il pettorale con scritto “100km del Passatore”.

il fatto e’ proprio questo: quando parli della 100 con chi ha gia’ partecipato, ti racconta sempre cose che poco hanno a che vedere con le altre gare. spesso vedi occhi che diventano lucidi per le emozioni del momento, senti che qualcosa sale in gola quando ti dicono dei momenti di difficolta’, vedi espressioni sul viso che difficilmente trovi quando qualcuno ti racconta di un’altra gara…
cosi’ provi ad immedesimarti nelle parole che senti. magari hai corso qualche maratona, magari hai partecipato alla 50 di romagna, magari hai fatto un paio di lunghissimi da 70km: con quello che hai vissuto, in mente, cerchi di immaginare quanto piu’ grandi possano essere le sensazioni che si provano alla 100; ma la verita’ e’ che niente si avvicina, neanche di striscio, a quello che vivi l’ultimo weekend di maggio.

quest’anno c’ero anche io tra i tanti che, per la prima volta, si sono buttati in questa lunga, fantastica avventura. e, prima che nulla di quanto mi ha lasciato vada perso nei meandri della memoria, voglio raccogliere tutta la meraviglia che ho vissuto nei miei prossimi scritti i quali, inevitabilmente, saranno tanto lunghi quanto e’ stata infinitamente lunga la storia che voglio raccontare e ricordare.

voglio partire coi ringraziamenti, perche’ e’ vero che il passatore l’ho corso sulle mie gambe, ma e’ altrettanto vero che da solo non ce l’avrei mai fatta.

il primo grazie va a Fabio Fabbri, il mio preparatore. mi ha preso a inizio giugno 2018 dopo un disastro di infortunio: all’epoca non facevo 3km (parte di corsa e parte di passo) e in 11 mesi mi ha portato a correre 100km in fila senza alcun male o fastidio. ti voglio bene, sei il miglior preparatore del mondo ed uno dei migliori amici che abbia mai avuto.

poi voglio ringraziare Alessandro Gaddoni, la mia bici al seguito: senza di te non sarei arrivato. bravo a tenermi il passo, bravo a portarmi una credenza di alimenti ed un armadio di vestiti, bravo ad illuminarmi la strada, bravo a darmi forza quando mi serviva, bravo a lasciarmi nel mio mondo parallelo quando avevo bisogno di riprendermi, bravo a non aver mai perso la fiducia in me, bravo ad avermi fatto respirare, bravo ad aver guardato se dopo 90km mi muovevo ancora bene, con la mia “corsa da fighino” e bravo ad avermi trovato un soprannome che mi ha regalato un sorriso ogni volta che lo dicevi… rido ancora adesso se ci penso… e ride ancora anche francy…

poi Luigi Gentilini, compagno di mille avventure, che per un problema dell’ultimo minuto non mi ha potuto seguire in bici, ma avrebbe tanto voluto farlo. eri li’ con me, in ogni momento. un anno passa in fretta: faremo insieme il prossimo, non ti preoccupare. in bici, a piedi, a cavallo, coi pattini… un modo lo troviamo!

non posso dimenticare gli amici del gruppo Gianni@Passatore: ho letto i vostri messaggi intanto che correvo, sapevo che eravate li’ con me, vi sentivo vicini, mi avete dato forza. grazie a Elena Єlleen Rondinini Marco Annovazzi Luca Bilanzuoli Stefano Biondi Gian Giacomo Bizzini William Bordini Marco Bragotto Filippo Caranti Dainese Gianfranco Alessandro Fino Luigi Gentilini Mattia Lumini Luca Mantovani Michele Dumi Palandrani Matilde Zegarelli Luca Zauli

poi tutti i compagni di squadra incontrati prima, durante e dopo la gara: Marika Argnani Silvia Gigia Vassura Gianni Nati Consuelo Mambelli Paolo Monti Erica Feel Alessandro Bettoli Gianni Bergami Enrico Bulgaron Daniela MontanariSimone Montroni… chissa’ quanti ne dimentico: perdonatemi, vi prego, devo ancora finire di riordinare la testa…

poi mio babbo, che ha preso la macchina e mi e’ venuto incontro fino a marradi, per farne qualche tratto in bici e qualche tratto a piedi con me, sopportando in silenzio la mia sofferenza per uno stomaco distrutto dal freddo ed i polmoni occlusi dall’asma.

poi, last but not least, il grazie di cuore che mando a Francesca, con cui ho condiviso praticamente ogni momento della mia vita e che mi e’ sempre stata vicina. senza di te non mi sarei avvicinato alla corsa. senza di te non avrei vissuto questa esperienza. senza di te gli ultimi 3km non sarebbero stati la stessa cosa. senza tenerti per mano, arrivare alle transenne avrebbe avuto un altro sapore.

DAI CHE SCHERZO!!! ce n’e’ ancora uno…
un grazie A ME. alle mie gambe, ai miei piedi, alle mie chiappe: perche’ mi avete portato a casa. perche’ per 120mila volte, senza sosta, avete ripetuto quei gesti su cui lavoriamo da tanto tempo. perche’ oggi, a 24 ore dall’arrivo, del mio passatore mi rimangono solo i bei ricordi. niente fastidi, niente indolenziture strane, niente problemi, niente camminare storto, … siamo stati bravi, tutti quanti. grazie alla mia testa, che non ha ceduto di fronte alle difficolta’. grazie ai polmoni che non mi hanno abbandonato del tutto. grazie allo stomaco che, comunque, pur in condizioni difficili mi ha permesso di arrivare a casa. grazie a me perche’ ci ho creduto. grazie a me perche’ mi sono impegnato al 101%. grazie a me perche’ e’ tutto l’inverno che porca vacca mi ammazzo di fatica per raggiungere un obiettivo che, se prima di partire da firenze sembrava ambizioso, ora che sono arrivato mi rendo conto fosse completamente folle.
cacchio che roba che ho fatto… sono davvero diventato un’altra persona.

passatore 2019 – capitolo 1
da faenza a firenze – un bel film

uno che si limita a guardare la locandina pensa la 100 sia una gara che inizia a firenze e termina a faenza. anche ricordando che, come ho scritto nel prologo, piu’ che una gara e’ un viaggio, quello potrebbe pensare ad un viaggio che inizia a firenze e finisce a faenza, ma io non sono d’accordo: per me, e’ stato molto piu’ lungo. molto.

se e’ vero che “una telefonata allunga la vita” (per chi se la ricorda) e’ ancora piu’ vero che “un uossap cambia la vita”.
e, accidenti a me, se qualche volta ci pensassi PRIMA di toccare “invia” sarebbe un bel po’ meglio… (vero, Simone Montroni? ). ma pazienza, mica puoi cambiare quel che e’ successo: la vita non ha il tasto “annulla”, anche se a volte mi accorgo che mi viene da battere ctrl+z sul tavolo quando qualcosa va di traverso… e mi piacerebbe che funzionasse…

bon, era un uggioso 25 settembre, correva l’anno del signore 2018: mi allenavo con Fabio da circa 3 mesi dopo un lungo fermo dovuto a un incidente. ero un po’ giu’ per tanti motivi e mi serviva un potente anestetico locale.
in farmacia non avevano niente di meglio delle ziguli’ alla banana, per cui la prima cosa che mi viene in mente e’ scrivere a Fabio. dio lo benedica per la pazienza: sta senza dubbio scontando le pene di una vita precedente da serial killer…

gli dico che il primo ottobre aprono le iscrizioni alla 100 e che mi piacerebbe partecipare, ma che serve il suo nullaosta. un po’ tipo il lasciapassare A28 di asterix.

di solito, di fronte alle mie boutade di queste proporzioni, mi risponde “sei proprio mongolo.”. che, poi, non vuole dire davvero quello che vuol dire: e’ il suo modo di dimostrarmi che mi vuole bene.
e’ tipo quando chiedi alla piu’ carina della classe se vuole uscire con te per una pizza e lei ti risponde “vuoi essere il mio sole?” “si'” “ecco, allora datti fuoco e vai a 150 milioni di km da me”. in realta’ vuol dire che ci verrebbe volentieri ma hai scelto la sera sbagliata. oppure vuol proprio dire quello che vuol dire, ma, siccome non c’e’ modo di saperlo, tanto vale scegliere quello che preferisci…

con fabio sono piuttosto sicuro che sia il primo caso… per la verita’, dice spesso che tra i miei innumerevoli difetti c’e’ che la tengo un tantino lunga, ma a me non sembra…

bon, torniamo al flashback e alla 100.

passano tipo 2 minuti ed arriva la risposta.

fabio: Per me puoi anche andare

per un attimo ero contento perche’ potevo partecipare. per quel brevissimo istante e’ stato solo un “si'”: era come portare quella carina a mangiare la pizza giovedi’ sera. missione compiuta.

poco dopo, pero’, arriva il passo successivo: adesso bisogna vestirsi, passare a prenderla, guardarla negli occhi e tirare fuori 2 frasi giuste. dura, durissima per un timido come me.
sul momento mi sembrava di avergli chiesto ‘solo’ il via per iscrivermi alla gara piu’ bella del mondo, ma avevo fatto molto di piu’ e mi aveva concesso molto di piu’.

qualche giorno dopo, il primo ottobre, mi libero 10 minuti dal lavoro e mi iscrivo. pettorale 1975, il mio anno. non mi sembra vero. ma lo e’.

pronti, via. ora siamo solo noi 3: io, fabio ed il passatore.
uno ci mette le gambe, uno il frustino, uno lo schioppo.
sfortunatamente il sorteggio mi penalizza: a me toccano le gambe…

le settimane passano, i km si accumulano, i lunghi si allungano: mi alleno in tutte le condizioni possibili, su strada e su trail. correre quando piove (o in mezzo alla neve) fa tanto rocky e dopo un po’ ti senti potente. mi e’ anche capitato, in fondo al faggeto da monte mauro, lordo come il bastone del pollaio e bagnato come un pulcino, di fermarmi ed urlare “adrianaaaaAAAAAaa!!!”, per poi mettermi a ridere.
a fine gennaio, e non scherzo, dopo 30km di fango alla caviglia e neve al polpaccio ero li’ li’ per sedermi su un sasso ed aspettare che passasse un lupo a sbranarmi perche’ non ne avevo piu’ un grammo. poi ho iniziato a messaggiareЄlleen e tutto e’ cambiato. se sono qui a raccontarlo, probabilmente sono tornato a casa. oppure sono io che ho sbranato il lupo: chi se lo ricorda?

comunque, dicevo, 2 paia di scarpe (piu’ un po’ del terzo) e circa 1600km dopo essermi iscritto, inatteso come il natale che non sai mai che giorno e’, arriva sabato 18 maggio. una settimana prima della gara.

monto in macchina con Francesca per ritirare il pettorale e la’ incontro uno dei miei top runner preferiti: Luigi Pecora. a quel punto, la gara puo’ solo andare bene ed essere tutta in discesa. almeno i tratti non in salita. e quelli non in falsopiano. e quelli non in piana. insomma, tutti gli altri.
anche i messaggi di Christian Reali su fb mi danno forza: sono sicuro che sara’ tutto bello… Marzari Martino non manca mai di farmi i complimenti per i miei (eterni) scritti…
a volte ho l’impressione che abbiano davvero stima di me… evitero’ di indagare troppo per evitare di scoprire verita’ scomode

sono eccitato da morire: vorrei sempre che fosse il giorno della gara, ma quando mi alzo e’ sempre il giorno sbagliato. ogni mattina suona la sveglia, guardo l’orologio 6 volte ma non e’ mai sabato: sembra una settimana di 70 giorni anziche’ di 7… non sto piu’ nella pelle, ho una voglia di correre che non la tengo piu’! se penso a quanto passa in fretta agosto (che, dicono, abbia 31 giorni) mi viene da ridere a pensare a quanto sia lunga questa settimana!!!
mi sembra di essere bill murray in “ricomincio da capo”: arrivera’ mai il 25?

DRRIIIIIIIINNNNNN!!! ore 7.00, insolitamente tardi per la sveglia… vuoi vedere che forse… e’ arrivato!!! finalmente!!! OGGI E’ SABATO!!! da sabato scorso saranno passati almeno 145 giorni…

colazione, vestiti e poi via! verso la stazione insieme a gaddo.

il treno e’ gia’ li’ che ci aspetta, coi carri bestiame di terza classe ripescati dai convogli del primo dopoguerra stracolmi di poveracci stipati come le sardine nelle scatolette nei cartoni animati di silvestro… guardiamo dentro ad ogni porta e ci sono montagne di bici ovunque e gente che ci guarda dai vetri. sembra di guardare gli autobus peruviani dei documentari in tv…
cerchiamo un buco per montare sul treno tutti e 3 (cioe’ io, il gaddo e la sua bici) e via: siamo a bordo. faccio tempo giusto ad aprire la porta che in 2 mi sorridono e sento un amichevole “ohi, gianni! ma sei tu?” in perfetto accento milanese. (voce di aldo fuori campo) MIIIIIIIIII!!! non ci potevo credere! sono Saria e Sita!
incontro fortuito ed inaspettato: il viaggio passera’ senza dubbio veloce e spensierato. il che ci vuole, perche’, a poche ore dalla partenza, l’emozione e’ davvero tanta!

so che sul treno ci sono tanti altri amici, ma pensare di fare 2 passi per salutarli tutti e’ utopia, per cui decido di sedermi in terra ed il cuore torna ai lunghi anni passati in treno per andare a ingegneria. quanto mi manca poco l’universita’…

da li’ a poco il treno parte e, tra chiacchiere leggere e programmi bislacchi per il futuro (tipo partecipare alla 9 colli oppure alla milano-sanremo, in previsione della nostra partecipazione in massa alla spartathlon) dopo quasi 3 ore arriviamo a firenze…

ma se siamo gia’ a firenze e’ ora di salutarci: alla prossima!!!

passatore 2019 – capitolo 2
da firenze a borgo san lorenzo

scendere dal treno non e’ difficile: se riesci a districarti tra le bici ammassate in ogni dove ed a muoverti tra le frotte di atleti stipati peggio che nella M4 negli orari di punta, una volta recuperata la mobilita’ degli arti posteriori l’abbandono del cavallo di ferro (cit.) e’ quasi una passeggiata… dopo 2 ore e mezza seduto in terra, a dirla tutta, neppure muovere in modo coordinato le gambe e’ cosi’ facile

se avete mai scoperchiato un termitaio in agosto nei boschi della val di fassa, allora avete un’idea di cosa sia la stazione di santa maria novella nella tarda mattinata di un sabato di ordinaria follia fiorentina. ok: oggi, al tradizionale viavai di turisti di ogni colore provenienti da ogni dove, aggiungete un treno (letteralmente parlando) di podisti euforici, ciascuno accompagnato da un amico con la propria bici. non scherzo: anche andare tutti nella stessa direzione oggi e’ complicato…

vedo tante persone sorridere, aspettando il grande momento, e mi fa un enorme piacere incontrare Claudio Rock Giovannini (finalmente!!!) Marzari Martino Christian Reali Luigi Pecora Manuel Sportelli (che avrei voluto vedere in treno, ma era veramente impossibile!) e chissa’ quanti altri di cui ora, ancora euforico per l’avventura vissuta, mi dimentico. perdonatemi, non lo faccio apposta. e so che capitera’ ancora (di dimenticarmi di qualcuno).

la gente scesa dal treno e’ come un torrente alpino che si muove disordinatamente verso il fondo valle, ingrossandosi ad ogni affluente (le porte dei vagoni): siamo quasi a meta’ del treno quando perdiamo di vista Saria La e Sita Fiore: le rapide le hanno trascinate distanti da noi. speriamo che non anneghino e di ritrovarci prima o poi… non avevano neanche il giubbino salvagente…

mi guardo intorno, divertito da quella moltitudine di persone che non sanno neppure di dove sia l’uscita della stazione (e penso che, in realta’, fino a 3 settimane fa neppure io c’ero mai stato ), ciclisti improvvisati che non sanno come funziona il cambio, gente che si saluta, persone appena conosciute che si danno appuntamento in griglia (ma lol… in mezzo a 3.300 persone…) e turisti curiosi che ci guardano chiedendosi come mai di tutte quelle maglie colorate e quei calzoncini sgambatissimi…

mi viene in mente che, 20 giorni fa, ero venuto qui per il lunghissimo firenze-marradi (son 65km e lascia: che faccio, glielo incarto?) ed, all’epoca, non avevo idea di dove fosse piazza della signoria.
la mia brillante idea era stata di accendere il garmin e farmi guidare verso l’inizio del percorso della 100. dunque mi ero preoccupato solo di seguire l’orologio, straconvinto di aver preso a destra e poi a sinistra e poi al secondo semaforo antani, poi blindotapioca e, passato tarapia come se fosse forestiero, essere giunto di fronte alla basilica.

ok: oggi, subito fuori dalla stazione, apro google maps per andare verso il ristorante dove la mia tour operator Francesca mi aveva prenotato un tavolo: la Trattoria Buzzino. con stupore noto che manca quasi 1.4km andando verso sinistra (ricordi che ero convinto di essere andato a destra l’altra volta, no?) e tra me e me dico “strano, le avevo detto piazza della signoria: dove avra’ prenotato?”. francy non ha mai sbagliato un colpo con le prenotazioni… qualcosa non torna… si’, la mia testa: circa 1km dopo siamo in piazza della signoria (che non era cosi’ “a destra” come me la ricordavo ) e 300 metri dopo siamo seduti a tavola. probabilmente l’antani era a sinistra, non a destra. pis end lov fratello… altro colpo da 10 e lode per bagonghi tours.

mangiamo molto bene. l’oste e’ il tipico fiorentino un po’ ruvido, ma con la nostra tipica incontenibile simpatia transpapenninica lo abbiamo lavorato ai fianchi e, prima di andarcene, gli e’ scappato un timido accenno di sorriso. missione compiuta: faenza-firenze 1 a 0, palla al centro

dopo mangiato si prepara la bici: apriamo le sacche e stendiamo in terra la mia roba. sembriamo due vu cumpra’ fuggiti dalle spiagge romagnole con un carico di merendine, gel tecnici ed indumenti sportivi (aniche’ le solite imitazioni di vuitton ).
la gente ci guarda tra lo sbigottito ed il divertito: se passa un vigile ci fa la multa per forza perche’ nessuno potrebbe mai credere che e’ tutto per un podista solo

in tutti i modi, e’ ora di andare in griglia e di salutarci: alessandro mi aspettera’ a fiesole, al secondo ristoro.

vicini alla partenza incontro un tantissimi amici che correranno o che sono venuti a salutare chi corre: Silvia Gigia Vassura Gianni Nati Marika Argnani Consuelo Mambelli oltre a tanti amici del gruppo 100km di passione.

lo speaker chiama gli ultimi minuti prima della partenza, faccio 3 bei respironi, un sorriso come non mai e… BUM! partiti!

un’orda di bufali inferociti si lancia lungo il percorso delimitato dalle transenne, che li contiene a malapena… 10 metri di corsa, 5 di passo, 20 di corsa, 3 i passo… siamo tantissimi, tutti accalcati, convinti che partire a palla fara’ chissa’ quale differenza: il mio garmin vibra dopo il primo km ed un veneto sulla 50ina sta gia’ inveendo contro un tale che, a detta sua, non gli aveva dato spazio nonostante avesse detto “passo”.

breve parentesi seria
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mi guardo intorno e mi godo la citta’, la gente che sorride ed applaude, i bambini che allungano la mano per darti il 5, il cielo finalmente blu dopo tanta pioggia dei giorni passati, il caldo torrido che, in realta’, non da’ (ancora) tutto questo fastidio.
mi sento bene, le gambe girano bene, i piedi stanno bene, le scarpe danno un bel feeling, sono felice e sereno. so che sono preparato, so che faro’ bene anche se non ho un obiettivo. o forse so che faro’ bene proprio perche’ non ho un obiettivo.

sto correndo da 10 minuti, mi diverto tanto, sono in pace col mondo e guardo avanti, pensando che ne ho almeno per altre 12 ore. questo stato di grazia e’ stupendo e sono tranquillo che restera’ cosi’, perche’ sono preparato bene.

comincia la salita, il gruppo si allunga. supero persone, vengo superato da persone, sono piu’ veloce di alcuni che, poi, mi passano ai ristori… fare l’elastico mi diverte, perche’ ci si sorride ad ogni passaggio. come con Erica Feel: nel tratto fino a fiesole ci saremo scambiati posizione almeno 7/8 volte, il che, per me, era segno che stavo andando troppo veloce perche’ lei e’ piu’ forte. allora tiro il freno. la sua bici, Alessandro Bettoli, mi saluta e mi fa compagnia intanto che raggiungo il secondo ristoro, dove Alessandro Gaddoni e’ pronto ad accogliermi per proseguire l’avventura insieme.

fin qui nulla da dichiarare: e’ tutto, semplicemente, fantastico.
ogni dettaglio, ogni singola, minuscola, insignificante cosa e’ perfetta cosi’ com’e’.

a fiesole incontro Davide Caroli, che mi saluta e mi incita e, subito fuori dal centro, arriva Simone Montroni, che sta raggiungendo un amico, e resta con noi diverso tempo: portero’ il suo sorriso con me per un pezzo, perche’, pur conoscendoci da poco, mi ha dato davvero tanto.

il cielo lentamente si rannuvola ed i saliscendi si susseguono, dolci e senza preoccupazioni. conosco la strada, l’ho fatta da poco, so cosa mi aspetta.
come da programma camminiamo di passo veloce nei tratti di salita piu’ pendenti e corriamo tutto il resto. il cuore gira tranquillo: 150-160… e’ davvero una passeggiata.
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fine parentesi seria

la strada e’ lunga, fa un caldo boia, siamo tutti fradici e ai ristori ci sono le budelle per bagnarci. in quei momenti sembra di stare in spiaggia… ai ristori bevo cocacola fresca, ma faccio la voglia a uno spritz
un po’ di refrigerio ti fa rinascere, ma bisogna stare attenti a non agghiacciarsi la pancia. non potrei chiedere nulla piu’ di cosi’.

o forse si’.

un paio di km prima di borgo san lorenzo si era alzato un po’ di vento: “gianni, hai freddo, vuoi l’antivento?”. “no, ti ringrazio, sto bene.”. (suono fuori campo: AAAAAAAGGH – cicalino della risposta sbagliata).

da li’ a poco inizia a sgocciolare. non piove forte, ma la temperatura e’ crollata e l’acqua e’ fredda e mi bagna la canottiera addosso. “gianni, mi metto l’impermeabile prima di agghiacciarmi: tu lo vuoi?” “grazie, ma aspetto. se dura a fare 2 gocce preferisco di no cosi’ sudo di meno. non ho freddo.”. (suono fuori campo: AAAAAAAGGH – cicalino della risposta sbagliata – doppio errore: contro chi punti il dito?)

a borgo c’e’ un bel lounge bar sulla sinistra, in una piazzetta, dove la birra e’ tanto buona… ci fermiamo, entro sorridente e chiedo a 2 ragazzi in fila alla cassa se mi fanno passare, che “la gara e’ ancora lunga”. vedono il pettorale, sorridono e mi rispondono “figurati! alla grande!”. la barista sorride, chiedo una birra piccola per me, una lattina di coca per la bici, una bottiglia di acqua per il prosieguo e un caffe’ per alessandro. mentre bevo la birra c’e’ tempo per un selfone al volo, poi una telefonata a casa e via, si riparte verso nuove, mirabolanti avventure!

ops, siamo gia’ a borgo? allora e’ il momento di salutarci!
stei tiund!!!

passatore 2019 – capitolo 3
da borgo san lorenzo a faenza

tutti salmi finiscono in gloria e tutte le trilogie finiscono in crescendo, con un poderoso climax che esplode a pochi minuti dalla fine.
il signore degli anelli, matrix, terminator… tutti allo stesso modo. persino la trilogia di fast&furious, coi suoi 7 film, non fa eccezione…
siamo gia’ stati innovativi a fare una trilogaia di 4 capitoli, vediamo di non esagerare… usti, trilogaia… era solo un errore di battitura ma quasi quasi lo lascio li’: abbiamo coniato un nuovo termine. la trilogaia, cioe’ la trilogia gaia

l’ultimo capitolo copre 2/3 della gara, ma, anche se i km sono tanti, e’ il piu breve e tra poco scoprirai perche’…

finita la birra a borgo (nel senso che io avevo finito di berla, non che fosse al bar non ne avessero piu’) ripartiamo. si e’ fatto freddo, piove, abbiamo una luuUUUUuuunga salita davanti a noi e decido di farne un po’ di corsa e un po’ di passo.

un cammino, un po’ corro, un po’ cammino, un po’ corro… la media non e’ neanche male. ho tempo di fare 2 chiacchiere con chi ho di fianco: a volte mi capita un orso marsicano arrabbiato, a volte mi capita Angie Storti sorridente. i casi della vita…
chiacchierare costa, ma alleggerisce la tensione, anche se la concentrazione cala e capita che uno prenda freddo senza accorgersene…

e’ difficile mettere sul ridere quello che e’ successo: io ci provo ugualmente, poi vediamo cosa viene e se la teniamo breve  (ma lol… breve…)

tra ronta e razzuolo mi raggiunge Gianni Bergami, che mi guarda e mi fa notare che sono bianco come il latte. in effetti stavo barcollando un po’, cosi’ decido che e’ ora di fermarsi e di prendere il toro per le corna. che a dirlo basta niente, ma a farlo…
fuori dall’ultima casa di razzuolo c’e’ una famigliola felice che guarda i podisti ed incita tutti quanti. decido sia un buon posto per fermarmi: chiacchiero, mi cambio, mi butto addosso tutto quello che ho, cerco di scaldarmi, mi sforzo di mangiare qualcosa di dolce e buono (una girella ) e, dopo quasi 20 minuti, riparto.

in quel momento i miei pensieri sono, nell’ordine:
– “cacchio, ma gaddo quanto freddo prende oggi? quanta fatica gli faccio fare?”; devo averlo detto anche ad alta voce, perche’ lo guardo e sorrido e lui mi da’ il pollice su
– “sono ripartito, oramai e’ fatta (per chi non e’ pratico: ci sono ancora piu’ di 60km al traguardo…): questo lo porto a casa! non vedo l’ora che aprano le iscrizioni per il passatore dell’anno prossimo. che mi importa se sto male? questa gara E’ TROPPO BELLA E VOGLIO RIFARLA!!!”
– da ultimo, preparati a ridere… “cacchio, ma se sono al 40esimo con un mal di stomaco cosi’… come faccio l’anno prossimo a finire la 9 colli?”

con la mia musica che frulla nelle orecchie salgo di passo bello veloce fino alla colla: vivo felice nel mio mondo, canto ad alta voce (e gli altri mi prendono per matto, li vedo con la coda dell’occhio), guardo i piedi che si muovono rapidi ed arrivo in vetta alla colla “in un attimo”, dopo aver superato almeno 65 persone (ed il gaddo che a stento crede a quello che sta vedendo).
dopo tutta quella salita il viso sorridente di Daniela Montanari, la parlata fragorosa di Silvia Gigia Vassura, la voce calma e confortante di Enrico Bulgaron ti danno tanto.
la colla, quando arrivo io, e’ tipo il mercato delle spezie di marrakech: saremo almeno in 30mila. daniela, che sapeva che stavo poco bene, mi offre della citrosodina…

salto il ristoro della colla perche’ non lo vedo (questa, da sola, mi vale il diploma al merito di atleta disagiato ) e comincia la discesa. i km passano, lenti, e le battute ai ristori e col gaddo si susseguono divertenti.

a casaglia il ristoro e’ strafornito: hanno anche la pasta!
guardo uno dei ragazzi che servono e gli faccio “hai un po’ di roastbeef con due patate al forno?” lui sorride e mi risponde “50km e hai ancora voglia di scherzare?” e io “come no? inizio adesso…”. mi allunga un piatto di pasta, bevo un po’ di brodo e concludo con un po’ di the caldo per rimanere un buon sapore dolce in bocca.

sono senza frontale: fino ad ora mi aveva illuminatorla strada il mio accompagnatore. quando esco da casaglia e’ buio pesto: vado con tanta calma per non prendere storte ed intravedo qualche bici. non voglio rischiare di perdermi la bici, per cui avvicino uno e gli facio “gaddo, sei te?” e lui “no, mi spiace” e ride. bici dopo, stessa figura. terza bici, terzo “acqua” (non sono mai stato un campione in battaglia navale), allora decido di risolvere la situazione autorevolezza e urlo “gaddo, amore mio, dove sei??? mi manchi!!!”. tra le risate dei ciclisti sento un “sono qua, tortellino!”. l’ho trovato, possiamo ripartire.

ancora qualche km e suona il telefono. senza pensarci tanto rispondo “pronto?”. e’ la mia supporter tecnica luisa! c’eravamo sentiti qualche giorno prima per qualche consiglio e mi aveva detto che mi avrebbe chiamato per un saluto, ma non pensavo dicesse sul serio!
come va? come stai? come girano le gambe? ed i piedi? accidenti, lo stomaco… ti avevo detto di coprirti… dovresti ascoltarmi di più…
ach, oggi mi sgridano tutti. ma ha ragione, c’e’ poco da dire…
sentirla e’ un piacere e dopo qualche minuto di chiacchiere mi augura un buon proseguimento, che deve continuare col suo giro di telefonate agli amici che stanno correndo… per lo meno, so che non tutti i suoi amici sono già arrivati!

a marradi, in piazza, incontro William Bordini che, con la pazienza di un santo, e’ ancora li’ in attesa del nostro passaggio. la mia strada si incrocia ancora una volta con quella della Silvia e ci troviamo al ristoro insieme. le ragazze hanno delle parrucche colorate molto simpatiche, io faccio un complimento a tutte, la silvia suggerisce che io sia ubriaco, io la guardo e le dico “stasera sei bella pure te!”, lei si mette a ridere, ci abbracciamo e ci facciamo una foto insieme.

alla trattoria s. eufemia il gestore ha messo fuori dalla porta la spina. gli faccio una battuta, lui ride e mi risponde “dai, fatti una birra” e, visto che sono accompagnato, rispondo “non posso, non ho il portafoglio” e lui “non ti preoccupare: 2 dita te le offro io!” e cosi’ fa. sul momento l’ho ringraziato 10 volte per la cortesia, ma, avessi immaginato quanto sarei stato meglio dopo, lo avrei ringraziato 100 volte: tempo 5 minuti e sono un’altra persona. anche se lo stomaco non andra’ piu’ a posto (ho sofferto e corso praticamente 40km senza mangiare), da quel momento sono rinato. inizio a pensare di essere caduto nel barile della birra da piccolo, tipo obelix, e che se non tengo il tasso alcoolico ematico sopra una certa soglia il fisico vada in crisi… bisognera’ indagare su questa cosa.

al 75esimo mi fermo al ristoro e faccio “2 spritz belli forti e un mohito da asporto. presto che e’ tardi: il primo e’ passato da molto?”
la tipa a cui stavo sorridendo scuote la testa ridendo: mi allunga 3 bicchieri, 2 di the e 1 di brodo, poi mi guarda e fa “occorre altro?”
allora la guardo e le faccio “ragazzi, siete forti. si fa il passatore per i vostri ristori”

il morale e’ alto e qualche km dopo dico ad alessandro “gaddo, mancano circa 22km: usciamo di casa adesso per fare il lungo della domenica mattina, solo che abbiamo gia’ corso quasi 80km. ma ci pensi?” e ci facciamo una risata insieme. e’ incredibile quanto si dilati tutto quanto al passatore!

dopo il ristoro dell’80esimo il gaddo mi fa “dai, tortellino, che ci manca solo una mezza maratona e siamo a casa!” e gli rispondo “hai magari ragione: ne abbiamo gia’ corse 4 e manca solo la quinta “

quando vado in motore il sabato pomeriggio, da errano a casa e’ uno schiocco di dita. spesso rallento per metterci un po’ di piu’, ma e’ comunque sempre corta. a piedi, invece, il rettilineo sembra infinito, ma stiamo andando bene: superiamo tanti ammassi informi di ossa e pelle che si muovono scomposti, cosi’ alessandro mi fa “hai visto quanti zombi che lasciamo indietro? sembra the walking dead. te, invece, con la tua corsetta da fighino sei ancora in bolla perfetta!” e anche li’ giu’ a ridere…

sono gli ultimi chilometri. sono stanco, ma non sono morto. sto solo accusando la poca alimentazione. la gente si trascina, io corro sereno. penso che tra poco incontrero’ Francesca e che faremo l’ultimo tratto insieme, tra poco vedro’ Luca Piazza che canta, tra poco ci sara’ corso matteotti e saro’ arrivato.

davanti al persolino c’e’ francy in piedi che ci saluta. mi cambio la maglia: lascio i panni di capitan america ed indosso la maglia del mio team Overcome Team Sportivo Ride Your Dreams. partiamo insieme, io, lei ed il gaddo. manca poco alla rotonda del passatore, lo salutiamo e proseguiamo verso la piazza. manca poco, chiamo l’ultimo break perche’ sono stanco, raggiungiamo il cartello del 99esimo, guardo francy: andiamo! ancora 1000 passi, ancora 1000 metri, ancora 1km, il piu’ lungo chilometro della mia vita. accelero, voglio arrivare, sono stanco ma francy mi fa forza “dai che manca poco, dai che tra poco vediamo l’arco”. accelero ancora, la gente applaude, c’e’ ancora qualcuno a guardare chi arriva anche se sono quasi le 5 di mattina. 800 metri, 700 metri, 500 metri. spingo ancora, francy mi fa “quanto vai?!?” e io “dai, che l’arrivo e’ li’, dai che arriviamo!” 300 metri, la prendo per mano, accelero ancora. “ricordati che l’arrivo e’ il secondo arco, non il primo” “cacchio, hai ragione!”. 200 metri, una signora urla “brava!!!” e io rido… la 100 l’ho corsa io ed i complimenti li prende lei… dai, un po’ per uno, ci sta… 100 metri, francy mi lascia la mano per uscire dalle transenne e io do’ l’ultima spinta prima del traguardo: ultimo km in 5′, sotto l’arco a 4’15”. ho vinto. campione del mondo.
non sono stanco, non mi butto in ginocchio, non mi stendo in terra, non ho male da nessuna parte (salvo lo stomaco).
le gambe reggono, i piedi camminano, sto bene. ho solo sete, freddo e voglia di abbracciare francy. mangio qualcosa, bevo qualcosa, penso a quello che ho passato e cerco di fissare i ricordi, torno da francy, le passo le bottiglie del vino, mi siedo in terra 5 minuti intanto che lei va a recuperare il gaddo, guardo i walking dead che si trascinano sulla linea del traguardo e penso a quanto sto bene e a quello che Fabio Fabbri e’ riuscito a fare in questi mesi.
un po’ alla volta arriva la stanchezza e mi viene voglia di andare a dormire, per cui monto in auto con e mi faccio accompagnare a letto, dopo una lunga, lunga, lunga, splendida giornata. una delle poche che ricordi per tutta la vita.

grazie a tutti, di cuore, per aver (ri)vissuto questo viaggio insieme a me.
grazie a chi ha avuto la tanta pazienza di leggere tutto.
grazie a chi ne ha letto solo qualche pezzo.
grazie a chi, sulla fiducia, mi ha lasciato un segno del suo passaggio sul mio cammino.

e’ stato bello viverlo. e’ stato bello condividerlo. e’ stato bello raccontarvelo.

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adesso non vedo l’ora che sia il primo ottobre per iscrivermi al prossimo.

pettorale 1975 prenotato per i prossimi 50’anni, mi raccomando!!!


Gianni Rondinini

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