“Il Passatore inizia a Marradi” di Sergio De Cillis

“Il Passatore inizia a Marradi” di Sergio De Cillis

“Il Passatore inizia a Marradi” di Sergio De Cillis

“Il Passatore inizia a Marradi, al 65esimo km”: è una frase ricorrente che avevo trovato ovunque su siti Internet, forum, blog e riportata a voce da chi aveva già fatto questa gara. Per me non è stato proprio cosi… Ma procediamo con ordine.

Siamo a qualche minuto prima delle ore 15 del 27 Maggio; mi trovo insieme a quasi 3.000 partecipanti in via dei Calzaiuoli a Firenze, dove parte la storica 100 Km del Passatore. In quei momenti concitati 2 sono i pensieri ricorrenti per me: 1) “ Che ci faccio qui? Chi me l’ha fatta fare?” ma questo mi capita sempre prima di ogni gara, quindi vuol dire forse che sono pronto a partire… 2) “Avrò fatto abbastanza kilometri in allenamento? Sarò pronto ad arrivare almeno a questa tanto temuta Marradi?”. Era un dubbio forte perché mi ero allenato seguendo una tabella di allenamento su Internet, una delle tante, senza aiuto di nessuno. Avevo fatto solo un’uscita lunga di 55km, quindi stavo affrontando questa gara con l’incoscienza di chi ha già fatto altre gare di endurance (ho fatto 2 Iron Man) e quindi è tranquillo di esser pronto per la distanza, almeno con la testa, ma senza la certezza che questo potesse bastare.

Poi alle 15 lo sparo di inizio, non pensi più a nulla se non a far andare le gambe. Sin dai primi minuti mi colpisce il fatto che il ritmo sia lento, inconsueto per le solite gare di running su distanze più corte, ma in effetti realizzo che dobbiamo percorrere 100km…

Iniziano subito le prime salite, fa caldo, i km si susseguono, si passa a Fiesole (km 9) poi a Borgo San Lorenzo (intorno al km 30), tutto procede, mi sento bene.

Intorno al km 45 inizia una salita molto dura. Vedo tutti quelli che viaggiavano al mio ritmo che iniziano a camminare. Ricordo che fra i consigli più gettonati di cui avevo sentito parlare c’era quello di risparmiarsi quanto più possibile nelle salite, quindi, da neofita della distanza, non esito ad iniziare a camminare anche io. Cammino a passo veloce insieme agli altri per 100-200m; e qui arriva la mia crisi di testa (altro che Marradi), penso “se inizio a camminare qui quando mai arriverò? Mi manca più della metà…”. Non sapendo cosa fare chiamo a casa, mi risponde mia moglie, stranita per la chiamata (non è mai successo durante una gara), le dico che mi sto riposando un attimo, poi mi passa mia figlia Carlotta di 8 anni che mi urla al telefono “Forza Papi!!!!!!”. E’ proprio qui che si è decisa la mia gara. Ho ripreso a correre (e non mi sarei più fermato fino alla fine), pochi km e raggiungo il km 48 alla vetta del Passatore. Si è fatta notte, mi cambio la maglietta al volo ed inizia la discesa. Poco dopo mando un messaggio a mia moglie “Sono al km55”. Da lì mi do degli obiettivi intermedi precisi (i km 70, 90 e al 100km) in cui avrei aggiornato con un messaggio. Questo mi ha aiutato tanto psicologicamente perché non ho mai pensato a quanti km mancassero, avevo solo i miei obiettivi intermedi da rispettare.

Finalmente arrivo alla famigerata Marradi, al km 65; perché cosi famosa? Perché psicologicamente è dura pensare che ti manca ancora quasi una Maratona da percorrere e la stanchezza alle gambe si fa sentire. E poi perché le statistiche dicono che qui si ritira quasi un quarto dei partecipanti. Ma io non ci penso, il mio obiettivo è il km 70. Continuo a correre, è quasi mezzanotte e finalmente arrivo al ristoro del km 70: posso mandare il messaggio “km 70”, è fatta!

Continuo ad andare al mio passo e ripenso sempre all’urlo di mia figlia. Dal km 70 in poi non importa essere un top runner, e parzialmente quanto tu ti sia allenato, quello che conta è avere la testa e non mollare. Arrivo al km 90 a Brisighella, dovrei mandare l’altro messaggio ma decido di non farlo, lo farò direttamente all’arrivo. Sembrano pochi kilometri a mancare ma non passano mai. E’ buio, corriamo sul ciglio della strada, intorno al km 97 sento in lontananza un urlo di una partecipante: “Guardate il cartello! E’ Faenza, ce l’abbiamo fatta!!”. Io continuo ad andare, anche se manca poco, ancora non è fatta purtroppo. E difatti al km 98 vedo un concorrente che si stava sentendo male, era sorretto da due soccorritori che lo stavano portando via. Mi è dispiaciuto per lui perché è assurdo doversi ritirare lì.

L’ultimo km psicologicamente è stato quello più duro, sembrava non finire mai, poi ho visto il tappeto azzurro della finish line, tanti spettatori, nonostante l’orario, che gridavano “bravissimo ce l’hai fatta!!”. Taglio il traguardo, qualche attimo per riprendermi, mi siedo e scrivo l’ultimo messaggio “Ore 3.38, km 100, ce l’ho fatta!”. Non mi ha risposto nessuno perché erano tutti a dormire ma solo in quel momento ho realizzato di avercela fatta, quel momento era solo mio ed ho provato una soddisfazione immensa ed irripetibile.

Termino citando una frase di uno dei miei miti, l’esploratore norvegese Thor Heyerdahl, sperando possa essere di sprone per chi leggerà il mio post  e magari sta pensando di partecipare alla 100 del Passatore anche se non ha ancora trovato il coraggio:

“Di confini non ne ho mai visto uno. Ma ho sentito che esistono nella mente delle persone”

 

Sergio De Cillis

Finisher 100km Passatore 2017 in 12h38min

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