Noi c’eravamo e non eravamo soli… di Ferramondo Daniele

Noi c’eravamo e non eravamo soli… di Ferramondo Daniele

Noi c’eravamo e non eravamo soli…

Eccola Faenza, le prime luci dell’alba illuminano la strada bagnata, gli uccelli cantano x la primavera che tarda ad arrivare, sento le voci della piazza…
Ce l’hai fatta mi dico, guardo il cielo e ti ringrazio per avermi accompagnato tutta la notte. Tu non avresti approvato, correre per 100km ti fa male, mi sembra di sentirti. E invece questa notte ci sei stato vicino, avrai fatto avanti e indietro ma non ci hai mai abbandonato, già perché quei cento km li ha fatti anche Mauro. Quello va più forte di me anche se è mio fratello e ci avete dato la stessa testa dura non ci avete fatto le stesse gambe.
Arrivo, lo abbraccio e in quel momento non ti ho mai sentito così vicino, come se fossi li ad abbracciarci anche tu, felice e sollevato perché potevi smettere di preoccuparti per noi.


L’ultima alba di maggio che ricordo di aver visto è quella della notte in cui te ne sei andato papà, da quel giorno tutto è un po’ cambiato, tutto è stato un po’ più triste e il mondo e la vita mi hanno fatto più paura senza di te. Ma questa notte al passatore mi hai fatto capire che le paure vanno affrontate la tristezza deve essere allontanata dal nostro mondo e la vita deve vincere sempre, anche sulla morte, per questo finché ne avremo la forza porteremo il tuo nome sul traguardo di Faenza e su mille altre strade.
-Il passatore è magico- ci hanno detto due anziani concorrenti prima del via, non credevo che potesse essere così magico.
Non vedo l’ora di tornare per capire se è stato un sogno, magia o delirio dovuto alla fatica, non vedo l’ora di tornare per correre solo nella notte senza sentirmi solo.

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