Segui il sentiero dorato Il mio secondo passatore di Giancarlo CHINCHIO

Segui il sentiero dorato Il mio secondo passatore di Giancarlo CHINCHIO

 

Ormai mi ero rassegnato! Mancavano una manciata di minuti allo start e loro non si erano ancora presentati.

E dire che da quando avevo cominciato a correre, non erano mai mancati a una corsa.

Spesso avevamo fatto il viaggio insieme, oppure qualche volta mi avevano fatto la sorpresa di presentarsi al ritiro pettorali o mentre mi riscaldavo, ma mai, dico mai, avevano mancato a una gara.

Mezza, maratona o ultra che fosse.

Invece questa volta mi trovavo lì in piazza del Duomo a Firenze, tutto solo mentre stava per partire una 100 km che stavo aspettando da un anno.

Proprio quando ormai mi ero messo il cuore in pace e convinto di doverla fare da solo, mi sento chiamare.

Giancarlo “Testa di paglia” o più semplicemente “Paglia”, noncurante del fatto che tutti lo stavano fissando, fendeva la folla agitando le braccia e urlando il mio nome.

Qui bisogna fare un piccolo escursus: il soprannome “testa di paglia” gli viene dal fatto che lui agisce senza tanto pensare. Un immaturo cronico.

Sicuramente alla notizia che mi ero iscritto all’edizione 2019 del Passatore, lui pure si sarà immediatamente iscritto, precettando gli altri due.

Lo seguiva “Leone” (di nome fa Giancarlo), lui sicuramente alla notizia di dover correre il Passatore (e sborsare 60 euro a Paglia) avrà immediatamente organizzato una tabella d’allenamento per tutti e tre.

Lui è così, non è pauroso (ecco il motivo del soprannome) ma si sente più tranquillo se tiene tutto sotto controllo.

“Testa e cuore ti mollano se le gambe e la pancia non ti reggono” suole dire.

Il terzo lo chiamavano “l’uomo d’acciaio”, per via del fatto che non mostra volentieri le proprie emozioni, ma noi che lo conosciamo bene sappiamo che non è così. Anche un semplice sorriso di un bambino lo può far sciogliere, e durante la corsa sembra capace di rompere quel guscio meglio di altre volte.

Ecco perché per noi non è “Acciaio” ma bensì “Latta”.

Sapete come si chiama?

Giancarlo

“Non avrai pensato chi ti avremmo lasciato solo, vero?” disse Paglia

“In effetti lo pensavo” risposi mentre Leone mi toglieva il fiato con un abbraccio poderoso.

Stavo per dire qualcosa a Latta quando un urlo della folla segnalò che qualcosa nei dintorni della partenza si era mosso.

Già da prima di passare sul tappetino magnetico dello start Paglia si era messo a urlare e salutare gli spettatori.

Io e Leone stavamo concentrati a non inciampare su qualche gradino o ostacolo nascosto da chi ci precedeva, mentre Latta dava il cinque a tutti. Stava cominciando la sua trasformazione.

Gli spettatori intanto si scalmanavano a chiamare amici e salutare questi pazzi che per le vie tortuose di Firenze stavano cominciando la loro avventura.

Vedo una bimba e una manina sbucare dalle transenne, la punto, quel “cinque” è mio, lei sembra capirlo e mi fissa.

Quando ci diamo il cinque mi grida “Segui il sentiero dorato”.

A questo punto non sono sicuro che volesse proprio il mio saluto.

Nel frattempo stiamo uscendo da Firenze e imbocchiamo la salita per Fiesole e Paglia continua a urlare come un forsennato, gli fa eco un tizio dai capelli bianchi e due incisivi piuttosto sporgenti che sembra pazzo quanto lui.

E’ un atleta cieco e la sua guida Alice ha il suo bel da fare a trattenerlo perché sembra voler correre un po’ troppo già appena partito.

Mi ricordo che devo far partire l’app che consente a chi sta a casa di potermi seguire. Mi tolgo lo zaino e nel farlo devo per forza camminare, intanto in miei amici vanno avanti, e mentre armeggio con il telefono passa Anna che mi incita a riprendere a correre.

“Stavo solo controllando il telefono” la tranquillizzo, così ricomincio a correre con lei.

Passiamo Fiesole e ho modo di descriverle il percorso. Facciamo due calcoli e suppongo che potremmo finire la corsa un po’ sotto le 13 ore.

Al passo Croce perdo tempo a cercare le marmellatine solide al ristoro mentre Anna che di fare 13 ore non ci pensa nemmeno, parte a fionda giù per la discesa.

Riparto pure io e nel giro di mezzo km ritrovo Paglia, Leone e Latta con Alice e l’atleta non vedente.

Alice, Paglia che assomiglia al cappellaio matto e l’atleta dai capelli bianchi che potrebbe essere il “Bianconiglio” mi ricordano “Alice nel paese delle meraviglie”.

Un signore seduto sul ciglio della strada applaude a tutti e quando passo io mi urla “segui il sentiero dorato”

La discesa per Borgo San Lorenzo non è molto ripida, quindi si rischia di tirarla troppo.  Alice lo sa e rimprovera il Bianconiglio che continua a non mantenere il ritmo, spiega a lui e a Paglia che stranamente è meno rumoroso, che a Borgo poi ne mancano ancora quasi 70.

Nel cielo intanto, nuvoloni neri si profilano all’orizzonte.

Quando arriviamo a Borgo San Lorenzo lo speaker annuncia che il primo atleta è appena passato alla Colla, sarebbe da appendere le scarpe al chiodo penso.

Si riparte dopo il ristoro e comincia subito la salita, prima dolce, poi molto ripida.

Si aggregano a noi tre runners dall’aspetto molto cazzuto, due sono Altesini, l’altro romagnolo e si chiama Marco, ha una bandana da pirata in testa.

Comincia a piovere e Paglia fa un annuncio che non ha mai fatto in vita sua, dice che lui rallenta, che ha deciso che questa gara la vuole portare a termine e che per farlo deve gestirsi.

Bravo paglia, vuoi vedere che stai cominciando a crescere?

Con lui rimangono anche Alice e il Bianconiglio.

La salita intanto comincia a farsi dura e io comincio a sentire nausea. Fatico a stare dietro a Latta, mentre Leone, Marco e Peter (l’atleta altesino ) e sua, credo morosa, sembrano dei treni.

Mi ripropongo di farmi fare una tabella da Leone la prossima volta.

Smette di piovere ma al santuario della Madonna dei tre fiumi ho così tanta nausea che devo per forza camminare e anche lentamente

Praticamente mi superano tutti.

Marco il pirata, che ha un trascorso come ciclista professionista, e con Leone parlano di ripetute e metabolismo. Peter che evidentemente è amico del pirata lo prende in giro mentre la ragazza non dice una parola a quel punto realizzo che è sordomuta.

Lei sembra aver capito e mi sorride.

Passiamo i 42 km e 195 metri e il tema dei discorsi tra Leone e Marco il pirata si sono portati sugli imbrogli nelle gare e sul doping.

Il pirata dice che una volta è stato accusato ingiustamente di doping e in realtà non gli hanno mai dato la possibilità di difendersi. Alla fine non gli importava nemmeno farlo perché tutti gli avevano voltato le spalle, anche gli amici, anche la fidanzata. Gli brillano gli occhi.

Prima di Razzuolo la strada si fa ripidissima, esorto i miei amici ad andare avanti, voglio vivere la mia sofferenza da solo.

L’unico obbiettivo è arrivare al passo della colla e trovare il modo per scaldarmi lo stomaco.

Leone, Peter, la ragazza e il pirata scattano in salita come se stessero facendo una fuga.

Latta invece cammina ma in pochi passi mi distanzia notevolmente.

Quando dopo qualche km arriva in cima, ritrovo i miei amici che al ritiro zaini hanno avuto dei ritardi.

M’infilo lo smanicato antivento, la lampada frontale e bevo un the caldo, mi sembra di rinascere.

Il pirata intanto si è cambiato la maglia, prima era gialla ora è rosa.

Si riparte tutti assieme e al nostro gruppetto si aggiunge anche Mary una ragazza che abita a Londra.

Passiamo Cassaglia dove bevo un brodo caldo e continuiamo a scendere verso Marradi.

Per lunghi tratti nessuno parla e l’unico suono è quello che viene dallo zaino della ragazza sordomuta, una specie di “din din” che me l’ha fatta soprannominare “campanellino”

Ogni tanto ricomincia a piovere

Ogni tanto qualcuno dice qualcosa

Ogni tanto si sente “din din”

Leone, i due ragazzi altesini e il pirata si erano accordati di fare la gara da Marradi, quindi quando ci arriviamo e la discesa si trasforma in pianura i l Pirata grida “spugnaaaaaaaa” Peter lo insegue con una risata e Leone produce una specie di grido simile a un… ruggito.

Campanellino prima di seguirli fa in tempo a passarmi un bigliettino che lo infilo in tasca per leggerlo appena avrò luce a sufficienza.

Al ristoro di Marradi Latta esclama “siete il ristoro più bello del mondo”, perché dopo Paglia e Leone è il suo turno di fare la propria parte in questa corsa.

Ripartiamo soffrendo un po’ sui saliscendi che ci porteranno fino a Brisighella e sfilo di tasca il biglietto di campanellino

“segui il sentiero dorato” c’è scritto e non so perché questo non mi stupisce.

Superiamo un runner assistito da un ciclista il quale gli chiede se vuole un gel e l’altro risponde “no, acqua e maltodrestine”

“wee come al bar!” esclama Latta

Questo mi ha fatto sorridere e pensare tanto

Mary mi racconta che si occupa di bambini a Londra, “baby sitter” esclamo io.

“Bambinaia, prego” sottolinea lei.

Mi chiedo quali incroci della vita abbiano portato io, Latta e una bambinaia di Londra a correre di notte per le montagne del centro Italia.

A Brisighella mi fermo al ristoro ma quando riparto la nausea si ripresenta.

Questa volta è proprio brutta, mancano 12 km ma per farne uno ci metto 18 minuti, mi siedo sul ciglio di un fosso sperando di vomitare ma non ci riesco.

Anche i miei compagni non se la stanno cavando bene.

Mary la bambinaia prende in mano la situazione e comincia a far parlare Latta.

Lui gli racconta della sua infanzia, di un padre alcolizzato e delle liti in famiglia.

Di un bambino che isolava il mondo fuori da sé per difendere sé stesso e della difficoltà poi di rompere questo muro che si era costruito.

Mary a questo punto capisce che ci sono degli adulti da mettere a nanna, la vedo armeggiare nello zainetto e ne tira fuori un piccolo ombrello.

Prende per mano latta e lentamente li vedo salire e sparire nel buio cielo tra Brisighella e Faenza.

A questo punto riprovo a correre, mancano solo 5 km.

I miei amici sono così. Corrono con me quasi tutta la gara per poi lasciarmi solo con i miei pensieri l’ultimo tratto.

Però questa volta succede qualcos’altro, perché l’umidità della notte riflette il giallo dei lampioni sulla strada.

“Segui il sentiero dorato” qualcuno mi ha detto qualche ora prima (o era una vita fa?) e adesso questo sentiero lo corro urlando come  fossi Paglia, accelerando come sicuramente avrà fatto Leone e piangendo come se Latta fosse li.

Condividi questo post