Sono figlia d’arte, mio padre undici Passatori, mia madre uno solo, ma con una lunga esperienza da maratoneta… di Giovanna Governatori

Sono figlia d’arte, mio padre undici Passatori, mia madre uno solo, ma con una lunga esperienza da maratoneta… di Giovanna Governatori

Sono figlia d’arte, mio padre undici Passatori, mia madre uno solo, ma con una lunga esperienza da maratoneta. Ho assistito alle lunghe preparazioni di mio padre per questo evento. Giorni e giorni di allenamento e programmazione dei ristori, niente era lasciato al caso.

Mio padre purtroppo ci ha lasciati 18 anni fa. Quest’anno ho deciso di ricordarlo nel migliore modo possibile, calpestando la stessa strada da lui tanto amata.

Inizio la preparazione a febbraio con la Maratona di San Valentino a Terni. Dopo il giro del Lago Trasimeno (58 km) mi rendo conto che ce la posso fare. Do il via libera all’iscrizione, regalo di compleanno dei miei compagni di squadra. 

Tutto bene fino alla Maratona di Roma. Il carico di lavoro mi stressa il ginocchio sinistro e l’infiammazione mi costringe a stare ferma.

Addio 100!

Fisioterapia, antinfiammatori ma non passa. Intanto il mio compagno Giuseppe decide di iscriversi anche lui. Mi dico vabbè parto, ci provo fin dove posso, sarò felice lo stesso.

I primi 30 km tanto caldo. Corro e non vedo l’ora di vedere mia sorella a Borgo San Lorenzo. Ho una ginocchiera che utilizzo per metterci il ghiaccio per controllare dolore e infiammazione. La salita per arrivare al Passo della Colla è bellissima. Il dolore è più lieve. Arriva la discesa, il ginocchio ritorna a farsi sentire.

Corro, corro la testa è forte nonostante tutto.

La presenza di Giuseppe mi aiuta, l’assistenza di mia sorella mi conforta.

Arriva il 70° km ecco il cedimento…”France so stanca”. Un po’ di riposo, due risate e mi dico riproviamo a correre.

All’ottantesimo mi ritrovo a parlare con mio padre: “Ma come cavolo hai fatto a farne 11????… Non mi freghi più”, ma già ho la consapevolezza che posso farcela. Ecco gli ultimi 5 km,  cambiamo ritmo e ci lanciamo in uno sprint finale. Mi dpimentico della stanchezza e del dolore al ginocchio,  la felicità è immensa. Giuseppe ed io ci prendiamo per mano, siamo al settimo cielo!     Eccolo l’arco, abbiamo realizzato il nostro sogno… i nostri 100 km di follia sono terminati perché se non si è folli certe cose non si fanno, vero papà?

 

Saluti e grazie della bellissima esperienza!

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