UN SOGNO LUNGO 100 KM

UN SOGNO LUNGO 100 KM

Un sogno si è finalmente avverato:  dopo la brutta delusione dell’anno scorso (ritirato a Marradi a causa di un  forte dolore al ginocchio) e dopo 38 anni da quando la prima edizione del  Passatore passò davanti ai miei occhi di bambino, finalmente ho tagliato il  traguardo di Piazza del Popolo a Faenza.

Scrivo solo ora dopo che i dolori  sono finalmente passati, ma non il ricordo di quella che è stata la più bella  corsa della mia vita.

Dopo sei mesi di preparazione cominciata  da un allenamento sulla neve caduta prima di Natale, passata attraverso la Maratona di Ferrara, la  50km di Romagna e tutta la pioggia caduta in questo inverno, mi schiero  finalmente alla partenza in Via dei Calzaiuoli. Al ritiro dei pettorali trovo Lucio,  veterano di questa impresa, il Carli Raffaele e la sua amica e cominciamo con  alcune foto. Mi dirigo verso il via e incontro il re del Passatore, Giorgio  Calcaterra, già incontrato alla 50km di Romagna, che gentilmente si fa  fotografare con me.

Le sensazioni non sono buone,  l’anno scorso mi sentivo molto meglio, oggi le gambe non sono leggere e mi  sento stranamente pesante. Improvvisamente mi accorgo che non ho indossato il  chip, devo slacciarmi una scarpa e inserirlo tra le stringhe e stiamo per  partire; inoltre non riesco a legarmi l’altra scarpa in modo che non dia noia;  l’inizio non è dei migliori. Saluto la mia squadra di assistenti (babbo, mamma  e Sara) e si parte. Il sole si fa sentire, ma c’è poca umidità e questo è un  buon segno.

Dopo qualche chilometro comincia  la salita verso la piazza di Fiesole e il gruppo comincia a sgranarsi; vedo in  lontananza una maglia del Fiorino che progressivamente affianco e supero. Pian  piano le sensazioni migliorano e quando arrivo a Vetta le Croci (un vero  Maracanà con un sacco di pubblico) trovo l’incoraggiamento dei miei compagni di  squadra e di Massimo il fruttivendolo.

Dopo il rifornimento comincia la  discesa, dove trovo Vito che segue la corsa in motorino e progressivamente  supero numerosi concorrenti; supero Lucio (che parte sempre molto forte) verso  il 22° chilometro) e mi avvio così verso il 30° chilometro, dove incontro  Fulvio (che più astutamente di me va in motorino e non a piedi) .

Al ponte di Borgo san Lorenzo  mangio una barretta; adesso mi sento abbastanza bene, la fatica non si fa  minimamente sentire nonostante alcune forti folate di tramontana contraria.

Dopo il rifornimento comincia il  bello: appena fuori il centro di Borgo comincia la salita, inizialmente  abbastanza ripida ma soprattutto molto lunga, ci sono 17km al passo e non  bisogna scoraggiarsi e stare attenti a non avere un ritmo troppo sostenuto.  Adesso i chilometri scorrono molto lentamente e dopo Ronta comincia anche a  fare freddo. Mi metto la maglietta a Madonna dei Tre Fiumi (molto prima  rispetto all’anno scorso) e mi avventuro verso il tratto più ripido della  salita; al cartello della maratona, come per miracolo, si materializza  Alessandro Baldi e famiglia che sono venuti a fare il tifo. Continuo la salita  con regolarità e arrivo a Razzuolo;  il  tratto più ripido è finito, ma non siamo neanche a metà gara.    Adesso la salita è meno ripida e mi avvicino  tranquillamente al valico, anche se nello scollinare ho un po’ di timore in  quanto l’anno scorso proprio al Passo della Colla cominciarono i dolori al ginocchio;  stavolta invece va tutto bene, adesso i chilometri scorrono più velocemente, l’unica  cosa che mi preoccupa è una sensazione di pesantezza allo stomaco (si vede che  non ho digerito bene la barretta) ma continuo tranquillamente nonostante una  improvvisa sensazione di freddo. Arrivo a Casaglia, ormai ho passato la metà  gara e tutta la salita, ma comincia il tratto più ripido di discesa; supero un  accenno di crampi e finalmente vedo il cartello Marradi;  mi sento a casa e comincio a procedere più  spedito e tranquillo. Al rifornimento di Crespino faccio il pieno di zollette  di zucchero, non ho più voglia di mangiare qualcosa di solido; purtroppo non mi  posso fermare al chiosco delle piadine, ma lo farò al ritorno.

Adesso cominciano dei brevi  tratti di contropendenza, il primo alla vecchia stazione di Fantino, ma li supero  abbastanza bene. Mi avvicino così a Biforco, al 63° km, passo accanto al mio  vecchio campetto di calcio di cui ho ancora un segno sul ginocchio e  improvvisamene saluto uno spettatore  che,  incredulo, rivede un suo compagno di infanzia. Adesso ci sono circa 2km di  pianura e come per incanto alcuni piccoli fastidi muscolari se ne vanno. In  piazza a Marradi vedo il cronometro e scopro di essere in anticipo di 15 minuti  rispetto all’anno scorso; ecco perché i miei tifosi di Marradi sono tutti a  cena e non posso salutarli. Comincia il tratto più difficile; al 70° km il sole  sparisce, è completamente buio e da un momento all’altro può cominciare una  crisi irreversibile. Proseguo con molta cautela, al buio non riesco a capire  bene a che ritmo sto andando e a valutare bene la pendenza della strada, ma non  ho sensazioni di stanchezza né la minima pesantezza alle gambe; dispiace solo  di non poter vedere l’orologio e di non sapere esattamente a che chilometro  sono.

Passo tranquillamente San  Cassiano e arrivo a Brisighella, sempre guidato dalle luci della macchina del  babbo; c‘è una piccola deviazione verso il centro di Brisighella e quei 200 metri in salita ti  fanno improvvisamente capire che sei in gara da quasi 90 km ; per fortuna subito dopo  c’è un tratto di discesa che porta all’uscita del paese e compare come per  incanto il cartello -10km all’arrivo ormai è fatta, stai attento solo a non  esagerare.

Adesso la strada è in pianura, i  chilometri mancati sono tutti segnati e ci sono solo minime pendenze, ma mi  sento meglio a ogni chilometro che passa, il traguardo si avvicina. A un certo  punto ci fanno lasciare la strada statale e entrare in un lungo viale  illuminato; Sara è scesa dalla macchina e mi accompagna in questi ultimi  chilometri. Non sento minimamente la fatica, manca sempre meno, ormai è fatta.  Dopo il cartello dell’ultimo chilometro si entra nel centro storico di Faenza,  ancora non ci credo che possa essere vero; supero la mamma che mi sta portando il  borsone al traguardo e vedo in lontananza il babbo che adesso corre anche lui  per farmi la foto al traguardo; ho rinunciato allo sprint finale (doveroso dopo  99 km di  gara) per andare a prendere la coppia che mi precede. Dal lontano 1973 sognavo  questo momento, non capisco più niente quando vedo il traguardo illuminato in  piazza; l’istinto è quello di mettersi a saltare subito dopo il traguardo, ma  le gambe non lo permettono più. E’ una sensazione indescrivibile, dopo tanti  chilometri percorsi, aver raggiunto un traguardo tanto atteso e con un tempo  assolutamente insperato.

Adesso rimane da rendere il chip,  ritirare addirittura il premio e concludere degnamente la mia carriera di  centista con una foto ricordo (o meglio una foto santino) insieme a Calcaterra,  che mi ha appena detto di aver vinto anche quest’anno con il nuovo record della  corsa; vuol dire che il prossimo anno vinco io (per il record c’è tempo).

Al rientro a casa numerose  persone mi hanno telefonato e spedito sms e ho ricevuto un sacco di complimenti  (anche a scuola dalla mia alunna marciatrice), anche da Ennio che è sempre  stato prodigo di critiche nei confronti delle mie metodologie di allenamento e  in generale su tutto quanto riguarda le corse di lunga distanza. Al parco del  Neto sono diventato una specie di celebrità, tutti vogliono sapere dettagli  sulla corsa e sulle metodologie di allenamento; dopo aver concluso la carriera  di centista posso tranquillamente cominciare quella di trainer.

Concludo questo mio articolo  nella speranza di aver espresso tutta la mia soddisfazione per il traguardo  raggiunto e la riconoscenza verso tutte le persone che mi hanno aiutato durante  la preparazione e incoraggiato lungo il percorso. In particolare Fulvio e Marco  Baccianti (compagni di allenamento nelle sedute più lunghe), Luigi Felicetti  per la sua tabella di allenamento, la mamma per il suo aiuto tecnico  (altrimenti non potevo reinfilare l’elastico nei calzoncini),  il babbo per il servizio logistico e quello  fotografico (visibile su Facebook) oltre che organizzativo (fu lui a  organizzare le prime edizioni del Passatore) e per finire Sara, che tagliando  il traguardo con me ha reso quel momento ancora più indimenticabile.

Francesco Rosai

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