Un viaggio intimo dentro di sé.. di Rizzi Giovanni

Un viaggio intimo dentro di sé.. di Rizzi Giovanni

 

La mia 100 km del Passatore 2019: un viaggio intimo dentro di sé

A poco meno di un mese dal mio viaggio per Faenza non riesco a levarmelo dalla mente… Non passa un giorno senza che qualcuno o qualcosa me lo ricordi. Me l’avevano detto tutti ma in fondo in fondo non ci credevo: cosa mai poteva avere di magico una corsa tanto lunga? Cosa mai si potrà provare durante quei 100 km di salite, curve e discese? Cosa mai si potrà provare quando si taglierà il traguardo (se mai si taglierà il traguardo…)?

Sto raccogliendo le idee per descrivere le sensazioni ma posso solo ripetere quello che l’hanno pensato, scritto, detto prima di me: non si possono descrivere se non vivere e auguro di cuore a chiunque leggerà queste poche di righe di poter un giorno vivere il privilegio di esserci, di immergersi in un’atmosfera mai prima vissuta in gara, in una nuova filosofia di corsa, in nuovi obiettivi non solo legati al cronometro che inesorabilmente avanza.

Premetto di avere alle spalle sette maratone, una mezza, una 30 km in montagna e un’altra 50 km sempre in montagna.

Dopo aver subito un brutta distorsione alla caviglia il primo giorno del 2019 e avendo recuperato con stop forzato in circa un mese, ho deciso di provare ad allenarmi aumentando sempre più le distanze, rallentando il passo e con la volontà di capire se potevo o meno rimettermi in forze per il Passatore. A marzo ho così deciso di iscrivermi e di perseguire l’obiettivo allungando sempre più le uscite. Fra il mese di marzo e due settimane prima della fatidica data ho fatto 4 maratone in allenamento, una 50 e una 60 km collinari.

 

Detto ciò si parte da Firenze alle 15, con il caldo. E non importa se ti sei allenato per chiudere la corsa in sette ore e quindici o in venti ore: il caldo è democratico e non fa sconti, almeno fino ai piedi della salita che porta al Passo della Colla, km 50. Qui per i lenti come me, il 95% dei partecipanti, è già notte ed inizia a piovigginare.

Fino a Brisighella terrò la luce frontale accesa e osserverò la sottile pioggerellina venirmi incontro. Fino al 50° ho avuto problemi di stomaco e pancia: ho sbagliato del tutto il dosaggio degli zuccheri nella borraccia. Proprio alla salita della colla un simpatico fiorentino si gira verso di me e fa: “ma si può??? Ho voglia di frittura di pesce…!!!”” Lo guardo basito e rispondo ridendo di tacere che a me viene da vomitare. Mi chiede il perché e gli rispondo. Mi dice: “la molliha di pane, devi mangiare molliha di pane! (con la toscana acca aspirata). L’anno scorso mi salvò la gara! Prendine poha con poha acqua, farà da spugna. Se vedi che starai meglio aumenta la quantità. E lascia stare gli integratori che in una gara come questa a gente come noi non servono…” Lo ascolto, lo faccio, comincio a stare sempre meglio. Dopo una decina di km sono di nuovo sgonfio e la corsa si fa più leggera. Mi cambio maglia e scarpe alla Colla aiutato da Francesco e Manuel, i miei accompagnatori in bici addetti al trasporto degli indumenti di ricambio e delle borracce . Riparto asciutto con smanicato e frontale e solo belle sensazioni addosso. Forse ce la farò. Chissà… Anzi sono sicuro che ce la farò! Ho troppe persone a cui devo questi momenti: la mia famiglia che ha sopportato i miei stanchi silenzi post allenamenti e il mio andare avanti indietro per casa alle 5 del mattino prima di uscire (sempre per gli allenamenti), gli amici corridori delle 5,45 al Ponte Pietra (Verona, la mia città) a cui avevo fatto una testa così sul Passatore e che mi avevano inondato di messaggi di vicinanza e stimolo a non mollare… io comunque non avevo mai pensato di abbandonare, nemmeno con i crampi alla pancia. Non perché sia un duro o per dimostrare chissà che cosa. Non mi ritiro perché penso sempre che ci siano alternative possibili e praticabili e che i momenti negativi siano sempre seguiti da attimi felici. Come quando si ha mal di testa: si prende una pastiglia, passa e… si sta meglio di quando è venuto, no? Dopo il 50° l’obiettivo è Marradi (che bel nome e che bel posto) e c’è quell’infinita discesa di cui tutti ti parlano e che temi perché sai che il correre in discesa ti può fregare. Non mi fregherà! Supero sempre più persone e mi ritrovo a Marradi (65° km) dopo circa 8 ore e 38 di corsa. Francesco, uno dei miei due accompagnatori, ha due “Passatori” alle spalle. Mentre sono al ristoro mi guarda e mi dice: “Hai corso 8 ore e 38. Mal che vada per arrivare a Faenza ci metti 4 ore. Molto molto bene.” Francesco non è uno che parla a vanvera. E’ misurato con le parole e non le butta via per sollevarti la vita. “Lo pensi davvero?” gli chiedo. “Vaaaai, vaaaai !!!” mi dice tranquillamente guardandomi in un modo che non dimenticherò mai e che mi aiuterà ad aumentare sempre più l’andatura. A Marradi, ti dicono, inizia il Passatore. A Marradi, vi dico, è davvero iniziato il Passatore. Le gambe sono inchiodate e fra il sentore di un crampo e un altro si corre con la testa. E’ questa che ti parla i soliti discorsi sconclusionati eppure che rimettono in ordine tutto. Passi brevi, uno vicino all’altro, ritmo veloce. Mi concentro sul respiro e il cuore. Mi dico, ed vero, di stare bene, Mi dico, ed è vero, che forse forse questo corpo trattato tanto male in passato ora mi sta dimostrando di quanto sia grato per le cure che decisi poi di dargli. Osservo il buio che mi sta attorno e mi sento connesso con il creato. Penso ai miei cari e non vedo l’ora di dire loro che sono arrivato. Chissà cosa penseranno i miei figlia a casa… Al km 85 il Garmin muore. Poco male: non ho mai prima d’ora corso tanto liberamente e in pace con me stesso come adesso.

Io sono qui, ora. Vivo il momento in modo diverso, pieno. Al km 90 sono convinto di essere al 95° e al ristoro mi comunicano, sorridendo, la cruda realtà. Al 90° del Passatore sei sul finito andante… Bicchiere d’acqua, bicchiere di Coca Cola, mi può dare una fetta di pane senza niente per piacere? Un sorriso – al Passatore tutti ti sorridono dolcemente guardandoti con ispirazione, ammirazione ed orgoglio – e riparto. Al 95° vedi le lucciole, tantissime lucciole! Che si accendono e si spengono quando illuminate dalla frontale o forse è solo una bellissima allucinazione. Faenza è là, la vedi illuminata in lontananza. Ce l’hai fatta, ora lo sai. Bravo Giò, sei qui, ora, goditela tutta! I miei accompagnatori si sono ricongiunti a me al 90°. Mi avevano perso, convinti che fossi più lento. Eppure qualcosa dopo Marradi è accaduto. Qualcosa di magico mi ha accompagnato “leggero” fino a Faenza. Gli ultimi due chilometri sono interminabili ma li corri con il magone dentro. Un bel magone, s’intende! Non senti più niente. E quando vedi il traguardo e senti le persone che applaudono e ti dicono bravo, quando lo tagli quel traguardo nella notte di Romagna tutto ti riscalda il cuore e hai capito perché meritava il fatto di esserci, hai capito perché quella donna veronese incontrata durante i primi chilometri di sofferenza ti ha detto di invidiare il fatto che fosse il tuo primo Passatore e di godertelo, hai compreso l’amore delle tante persone che hanno applaudito e ti hanno portato alla fine, hai compreso i luoghi che hai calpestato e i silenzi che ti hanno avviluppato. E dopo tanta bontà che ti regalano  ti sei sentito finalmente libero da tanta cattiveria che purtroppo da un po’ di tempo si respira in giro e hai di nuovo fiducia nel prossimo visto che il tuo prossimo, al Passatore, è fatto di tanti giovani volontari. 12 ore e 23 min di corsa. Medaglia, vini, diploma, albergo. La mattina si torna a casa che ti aspettano e vogliono tutti congratularsi con te. Martedì si torna a correre con la maglia del Passatore. La poca gente per le starde deserte di una Verona ancora addormentata ti fa i complimenti, ti senti importante. Dopo qualche settimana ho ancora il magone e ripenso agli attimi, tantissimi, vissuti in 12 ore e 23 di corsa. Vivo la sensazione adolescenziale di aver terminato le vacanze al mare e di dover lasciare il luogo di villeggiatura e i nuovi amici incontrati che forse non rivedrò mai più. Comincio comunque a pensare al Passatore 2020: se tutto andrà bene ci sarò! Ma il Passatore rimane pur sempre una faccenda intima. Tanto intima che è davvero difficile raccontarla.

Giovanni Rizzi

Condividi questo post