Un viaggio racchiuso in due parole: “Il Passatore” di Attilio Moregola

Un viaggio racchiuso in due parole: “Il Passatore” di Attilio Moregola

 

La 100km del Passatore 2018

Questo  è il racconto di un viaggio, un viaggio nel mito, un viaggio nella leggenda, un viaggio racchiuso in due parole:

Il Passatore”.

Fin da quando ero un podista in erba ne avevo sentito parlare di questa corsa mitica che mette i partecipanti di fronte ad un mostro lungo 100km. L’ho sempre vista come una corsa lontana dalle mie possibilità, ma questo l’ha resa una sfida al mio orgoglio ed io non amo perdere le sfide.
Per 2 anni ci ho pensato, sono stato quasi pronto ad iscrivermi e poi ho rinunciato, le scuse erano diverse ma la verità una sola : avevo paura di non farcela e fallire.
Le cose devono maturare con il loro tempo, la natura insegna che i frutti vanno colti quando maturi, è così da migliaia di anni, basta solo fermarsi guardare ed imparare. Così ho fatto ed il frutto della sfida è maturato dentro di me poco a poco.
Al compimento dei 50 anni ho festeggiato con i compagni di Classe, quel giorno esposi loro il mio progetto di fare una corsa in onore all’anno 1967 in cui avrei corso 1 km per ogni anno anagrafico ed in quella occasione pensammo assieme al buon Gilberto di organizzare una festa anche per quella occasione. La festa, svoltasi a dicembre 2017 e chiamata “Strada facendo” ( un nome evocativo) riuscì molto bene e fu il primo tassello per insinuare in me il dubbio che tutto fosse possibile.
Una settimana dopo “Alea iacta est”, il dado è tratto l’iscrizione fatta, i soldi spesi, la battaglia ha inizio.
L’obiettivo ancora lontano ma con meticolosità mi preparo a pianificare l’Evento.
Ho programmato di aumentare i km di mese in mese quindi dopo la maratona che avevo fatto a novembre 2017 e “strada facendo” con i sui 50km a dicembre , a fine gennaio faccio i 60km chiudendoli molto bene in 5h.27m.
Forse un po’ presto per fare un lungo così impegnativo? Per le gambe magari, ma io ho bisogno di crescere in convinzione ed autostima ed il traguardo è raggiunto in pieno. Questo resterà l’ultimo lunghissimo corso ininterrottamente prima della gara. Capisco che la chiave di svolta è tutta qui, nella convinzione e nell’autostima.
Il Passatore si corre con la testa. A questo contribuisce molto anche l’incontro che ho avuto a dicembre con il Re.
Giorgio Calcaterra, ospite al nostro evento La marcia della Pace, con cui passo un giorno quasi in simbiosi e con cui creo una amicizia spontanea e limpida. Nella dedica che mi lascia nel suo libro scrive : “Grazie Attilio, per il bellissimo weekend che mi hai regalato. Ti auguro una vita piena di corse felici e di raggiungere presto anche il tuo tragurado della bellissima 100km del Passatore. Un abbraccio”.
Posso non proseguire con un augurio così ?
Recuperare appieno corse da 50/60km richiede settimane, soprattutto ad una certa età, ed il tempo scorre veloce.
A marzo ho l’appuntamento con l’ultimo lunghissimo che ho deciso di spezzare in 2 parti. Il mattino la maratona di Treviso che cercherò di correre forte, nel pomeriggio il giro dei 2 ponti sul Piave al quale cercherò di sopravvivere.
In totale sono 60km, la somma dei tempi migliora il risultato precedente 5h20m, ora sono sicuro di essere sulla strada giusta. Un mese mi è appena sufficiente per riprendermi completamente e la maratona di Padova è alle porte. L’ultimo lungo. Il 22 aprile a Padova è il primo giorno di caldo intenso di una primavera povera di sole. Il caldo è opprimente il sole brucia e nonostante avessi deciso di tornare dall’arrivo alla macchina corricchiando assieme a Roberta, non ce la facciamo e torniamo caminando ( sono comunque circa 8km).
Fin qui nominata solo di striscio, ma Lei c’è sempre nelle mie fatiche, nelle mie piccole imprese, nelle mie sofferenze, si prodiga per me fisicamente e mentalmente. Un grazie solo non basta ce ne vorrebbe uno per ogni passo che farò al Passatore.
Siamo all’ultimo mese, ho l’occasione di fare qualche allenamento con i compagni di squadra e di avventure podistiche ed è per me molto piacevole visto che di solito mi alleno da solo.
Siamo in 7 quest’anno e tutti determinati. Il caso vuole in loro ci siano molti aspetti della mia vita podistica.
Francesco Zaza Zamuner , il primo con il quale ho condiviso le gare podistiche, il primo che mi ha parlato del Passatore ( lui ne ha corsi già 3 ed è un veterano), lui è come il tempo, inesorabile. A volte piano a volte più veloce ma avanza sempre e non si ferma mai.
Francesco Franz Brussolo, fin dall’inizio della mia avventura podistica è stato per me un punto di riferimento, la figura a cui guardare per capire se stavo migliorando avvicinandomi un po’ a lui.
Valentina e Romina, con loro, da un po’, sono diventato anche un coach, grazie a loro ho fatto un salto morale incredibile portandomi ad occuparmi di corsa non solo di me ma anche di altre persone. Valentina è ghiaccio bollente con la determinazione di un mulo. Romina è una tosta ed anche lei non molla ed è sempre disposta ad imparare e a migliorarsi.
Con Monika non ho avuto molte occasioni di avventure podistiche assieme anche se ci conosciamo da un po’, lei farà una cosa bellissima. Sarà accompagnata nella gara da suo figlio Mattia in bici, una avventura straordinaria vissuta da madre a figlio. Buona ultima in ordine di apparizione Paola, che ho conosciuto solo pochissimo tempo fa e farà il Passatore accompagnata dal marito Luca.
Sono le 14.55 del 26 maggio 2018 pochi minuti allo start, il paesaggio è uno dei più suggestivi al mondo siamo in piazza della Signoria a Firenze, a fianco del duomo poco dietro il campanile di Giotto di fronte a noi il battistero. Bellezza architettonica ai massimi livelli.
Nonostante il gran caldo siamo sereni e fiduciosi, l’unico un po’ in ansia è Franz a causa di quella infiammazione al piede che ne aveva messo in dubbio la partecipazione.
Lo sparo !!!
Si parte corriamo fra 2 ali di folla, la cui maggior parte sono turisti straniti da quanto vedono e da quanto hanno capito, questi pazzi correranno per 100km ( poco prima della partenza un distinto signore inglese ci ha chiesto di farci una foto come ricordo … )
Il caldo è veramente opprimente siamo a 32/33gradi e partiamo tutti con calma, top runner esclusi naturalmente. Vedo davanti a me Franz che prende il largo e lo interpreto come un buon segno. Dopo qualche km dentro la città, inizia la salita a Fiesole ( “ Chi cammina a Fiesole, corre a Faenza” mi disse una volta il buon Flavio), io sto bene e continuo a correre sfidando l’anatema. Vado su del mio passo in maniera regolare, poco dopo ritrovo Franz, vedo che ha leggermente rallentato lo saluto e poi lo sorpasso… speriamo bene. Sarà il mio ultimo contatto con un Ollscars prima dell’arrivo. In viaggio fa piacere incontrare facce note o conoscenti, io incontro Andrea dei Maratoneti Eraclea e visto che abbiamo lo stesso passo corriamo un po’ assieme per circa 10km, poi lui con 20 anni di meno pian piano mi stacca.
So che lungo la strada avremo il supporto ed il tifo di Cristian, Raul ed Antonio e sono ansioso di raggiungerli. Al 18km sento gridare “Attilio, Attilio dai forza” sono loro… un brivido scorre lungo la schiena ed arriva alle gambe… accelero. Il caldo attorno a noi fa esplodere i profumi della primavera delle colline toscane, il verde del paesaggio rilassa l’anima e correre non è solo uno sforzo fisico, anche se molto intenso.
Arriviamo al 30km A Borgo S. Lorenzo grondanti di sudore, mentre bevo e riprendo fiato io ed un volontario ci guardiamo negli occhi e lui spontaneamente esclama : “Maremma.. in 25 anni che fò ristori non ho mai visto arrivare così tanta gente stravolta al 30km..” ( alla fine ci saranno circa 600 ritirati sui 2900 partenti).
Borgo S.Lorenzo è il classico borgo da cartolina, si corre dentro la viuzza centrale con la gente ai lati che incita e applaude, i ragazzini che chiedono il “5” in una atmosfera festosa.
Dopo il borgo, però, c’è il mostro. La salita al passo della Colla. Finora ho sempre corso al mio ritmo in maniera tranquilla cercando di risparmiare le energie. Il principio è corribie ma mano a mano che si sale la pendenza cresce, si iniziano a vedere le prime persone che camminano. Dopo un po’ la pendenza si fa veramente ardua ed anche io devo rassegnarmi ad iniziare a camminare. Poco alla volta riesco a prendere un buon passo, per la prima volta e per curiosità guardo sono a 8’25” al km , considerando la salita sta andando bene, infatti supero diverse persone che stanno correndo. In certi tratti riesco a riprendere a correre, ma in altri il solo guardare in su fa venire male alle gambe. Guardo il paesaggio per distrarmi ma guardo molto anche i miei piedi per cercare di infondergli forza. Del chiacchiericcio iniziale, fra atleti, non c’è più traccia, ognuno combatte con le unghie ed i denti. Ora tutti sbuffano: podisti,accompagnatori in bici, auto che transitano lungo il percorso. A pochi centinaia di metri dalla vetta passo a fianco ad un uomo e gli dico “forza che ci siamo”, mi risponde facendomi capire che non è italiano quindi iniziamo a parlare in inglese e scopro che è finlandese ed è venuto fin qui attratto dal fascino della 100km più bella del mondo. Ci siamo. La Colla 913 mslm .
Arrivato in cima salto il ristoro e vado direttamente a ritirare lo zaino con il cambio abiti, vado nello spogliatoio ed estraggo “il protoccollo”. Avendo immaginato di arrivare stanco e poco lucido ho scritto su un foglietto le istruzione su cosa fare una volta arrivato e la sequenza in cui farle, così da non dimenticare niente. Eccone un piccolo sunto: spogliati, asciugati, metti maglia e canotta, spalma crema arnica sulle gambe, gambali…. Ultima e più importante: RIPARTI !!!
Per quanto molti mi avessero detto di aver trovato freddo al passo della Colla, dopo un quarto d’ora che sono fermo sto ancora sudando.
Siamo al 48km e ci aspetta una lunga discesa.
L’integratore preparato al volo con quanto c’era nello zaino si fa sentire bene e recupero la forza, mi lascio trasportare dalla discesa comunque frenando. Inizia l’imbrunire ed il bosco si anima di centinaia di lucciole a led rosse, un serpente in movimento, le bici degli accompagnatori sfrecciano ed il rumore che si sente è quello dei freni sulle ruote. Bisogna fare attenzione anche perchè la strada non è chiusa al traffico veicolare e le curve sono molte. La notte ci avvolge pian piano e salutiamo Helios entrando in un’altra dimensione.
Si iniziano a sentir cantare gli usignoli ( è un uccello che canta di notte), lo scorrere dei ruscelli, il gracidare delle rane, i gufi e le civette, siamo in un bosco incantato.
Di buona lena arrivo al cartello giallo del km 60, ancora un passo ed avrò percorso il tragitto, a piedi, più lungo di tutta la mia vita. Fatto !!
Al 70km c’è un ristoro, come ogni 5km, arrivo con la voglia di bere prendo del the caldo , mi siedo 5 secondi a riposare su un muretto, bevo 2 sorsi…… Allarme rosso qualcosa non va… All’improvviso non sto bene, anzi sto proprio male.
Non capisco il perchè, ma vedo una panchina su cui è seduta una signora, le chiedo di farmi un po’ di spazio e praticamente mi affloscio all’indietro quasi fra le sue braccia. La crisi è improvvisa e fortissima , sento le labbra e la punta delle mani in preda al formicolio, mi sento svuotato. Non ho nemmeno il pieno controllo di me, cerco di alzare le gambe e mi parte una “puzzetta”… Veramente puzzolente. Quello che mi lascia esterrefatto è che è stata improvvisa senza preavviso alcuno. Passa un tempo che non so definire esattamente, ma credo qualche minuto, poi dal fondo del tunnel si riaccende la luce ed un po’ alla volta la macchina riparte. Mi metto seduto , prendo una zolletta di zucchero e poi un the ben zuccherato. Sono vivo. Mai successa una cosa simile da quando corro. Mi scuso con la signora, che gentilmente alla ripartenza mi ha chiesto se fossi proprio sicuro di ripartire e vado. Cammino per circa 200mt ed il mio corpo ha bisogno d’altro.. liberare un po’ di spazio, mi apposto dietro ad un albero.
Quando mi rialzo mi sento veramente bene, mi è venuta anche fame, prendo il sacchetto di frutta secca che ho nel marsupio ed inizio a mangiare qualcosa ( mani pulite… avevo le salviette). Le papille gustative ringraziano ed anche il cervello inizia a ritrasmettere e mi è tornata anche la voglia di correre. Penso tra me e me al suggerimento che mi ha dato Giorgio in macchina : “Le crisi arrivano, non si possono evitare, basta saper aspettare, non mollare. Prima o poi passano”. A proposito sarai arrivato ? Avrai fatto 13 ? Forza Re Giorgio.
Ed i miei compagni dove saranno ? Come starà Valentina che aveva qualche problemuccio ? Ed il mal di stomaco di Monika? La caviglia di Franz ? Romina e Paola come staranno ?
L’unico di cui non mi preoccupo è Zaza, l’inesorabile.
Dunque ripartiamo, mancano solo 30km… quante volte li ho fatti preparando le maratone, in ogni caso c’è ancora molta discesa che mi aiuterà un po’. C’è anche qualche leggera salita che spezza il ritmo, come a Casale dove la strada principale scende, ma il percorso della corsa sale verso il paese…
L’attraversamento dei vari paesi e paesini è una cosa meravigliosa, la gente seduta con la sedia all’uscio di casa ad aspettare ed applaudire i “centisti”, i bambini che ti offrono caramelle ( a me uno voleva dare del formaggio ) , la gente al bar che applaude ed incita; un “Bravo” o un “Forza” non manca a nessuno. Le fontanelle delle case aperte per lasciare l’acqua a questi poveri cristi che corrono.
Riprendiamo a parlar di corsa… Vedo una scritta a terra : “Mezza maratona”, in effetti mancano solo 21097 metri e ci siamo. Continuo a correre, ma la stanchezza si sente, ora l’obiettivo primario diventa sempre il prossimo ristoro. La mia diventa una corsa a tappe, 5km da ristoro a ristoro. Arrivo ad un ristoro , bevo un bicchiere di the, mi prendo un’altro bicchiere di acqua o cola e riparto camminando, durante la ripartenza libero l’anidride della cola ( non troppo rumorosamente) mangio un piccolo boccone di frutta secca e poi riparto a correre. Siamo quasi in piano ed il ritmo non è elevato, ma vado.
Prossimo obiettivo ristoro del 90km, a quel punto devo avvertire Roberta che sto arrivando e che, naturalmente sono ancora vivo. Ecco il ristoro, meglio chiamare dopo essermi rifocillato. Sono circa le 2.00 , sto correndo dalle 15.00 del giorno prima, sempre circondato da altre persone ma solo. In situazioni di forte stress torniamo tutti un po’ bambini.
Squilla una , due volte poi sento la sua voce . Faccio fatica a parlare perchè ho un groppo alla gola e spingerlo in giù è faticoso forse più che correre.
Roberta : “Ciao come stai ? Come è ?”
Io: “Durissima, sono al 90 , andate tranquilli sarò lì fra 1ora ed un quarto circa” ( meglio prendersi larghi).
Roberta : “Non penserai mica di mollare adesso dai forza” ( ha capito che sono in difficoltà)
Io: “Io non mollo lo sai. A dopo.”
Una volta ripartito e percorso un po’ di strada vedo il cartello giallo con scritto 90km… il ristoro era anticipato di quasi un km, sembra niente ma vuol dire tanto resettare il tuo conta chilometri e portarlo nuovamente indietro.
Fatto anche l’ultimo ristoro del 95km iniziano gli ultimi 5km. Quelli che credo nessuno vorrebbe mai correre perchè ormai sei arrivato, ormai l’hai fatta , ormai è finita, non servono a nulla. Ma finita non è.
Ora sto alternando il passo a brevi tratti di corsa, sono sfinito. In quei momenti non sei proprio lucido e ti aggrappi a qualsiasi cosa così chiedo più volte a dei passanti quanto manca.
Tutti quelli che progressivamente incontro mi dicono “2,5 km”, ma come è possibile che vado avanti e mancano sempre 2,5 km ? Sto correndo su un tapis roulant ? Finalmente dal balcone di casa, da cui sta sventolando una bandiera in nostro onore, un signore mi dice manca solo 1km e 200m. Vorrei dargli un bacio. Dopo un po’ trovo un’altra signora e mi fa “Fai la curva e sei arrivato, forza” riprendo a correre, da adesso non mi fermerò più, voglio arrivare correndo e poi se manca così poco… Una sola curva.
Peccato che la curva è molto ampia e sarà lunga almeno 4/500 metri o almeno così è sembrata a me …
D’improvviso vedo in lontananza le luci di piazza del Popolo, sento lo speacker, vedo le transenne, gli applausi ed inizio ad urlare come Rocky Balboa: “Betty ! Betty !” ( per fortuna ho avuto ancora la lucidità di non urlare “Adriana”, se no sai le mazzate una volta a casa ?).
Ora li vedo Roberta e Mattia in prima fila a chiamarmi ed applaudirmi.
Sua Maestà Il Traguardo, la finish line. E’ fatta !
Sul display vedo 12h09m.. ma essendo senza occhiali e stanco mi scappa un 1. In realta sono 12h19m ma chi se ne frega. Dopo qualche tempo l’ultima emozione di una giornata straordinaria è vedere Valentina, Romina e l’inesorabile Zaza arrivare al traguardo tenendosi per mano.

Ho fatto CENTO KM , un giorno potrò raccontarlo ai miei nipoti o forse , se si userà ancora, leggeranno questo racconto.

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