Un’inverno dedicato alla preparazione

Un’inverno dedicato alla preparazione

..un’inverno dedicato alla preparazione di una gara che come poche altre ancora riesce ad emozionarmi. Il tempo è poco, sempre meno, tra lavoro e famiglia l’unico spazio che rimane per gli allenamenti è la sera ma abitando fuori città devo accontentarmi del mio povero tapis roulant. Inizio con dei programmi preimpostati da un’ora, tanta salita e poca velocità, unica soluzione possibile perché quasi sempre l’allenamento segue un pasto consumato solo 1-1.30 h prima.

Il sabato e la domenica non lavorando ho la possibilità di allenarmi anche alla mattina, ma c’è sempre una famiglia da rispettare, una moglie e due bambine fantastiche che in questi sei lunghi mesi mi hanno supportato e soprattutto sopportato. Allora, per non togliere tempo a loro l’unica soluzione è alzarmi presto, quasi sempre tra le 5.30 e le 6.00 e giù kilometri, 20, 30, 40, fino ad arrivare ai 55 dell’ultimo lungo. Tutti allenamenti in solitario su strade e sterrati ricchi di sali-scendi, l’unico compagno di allenamento, Fabrizio, amante della corsa veloce, mi abbandona presto, già dopo il “traguardo” dei 20 km.
Ormai la 100 è alle porte e le sensazioni sono buone, mi sento bene, si, magari qualche noia di tipo articolare, un po’ di mal di schiena ma nulla di più. Fabrizio e Carlo, come già è accaduto per l’edizione del 2012, saranno i miei validi accompagnatori, certamente migliori di Andrea e Marco che in una edizione precedente, complici le diverse sagre lungo il percorso, ebbero modo di “ripulirmi” il portafogli mettendo a rischio il ritorno a casa, causa mancanza denaro per il rifornimento del carburante.
E’ finalmente il 24 mattina, ore 8.30 si parte non dopo essere passati a prendere caffé e cornetto dagli amici pasticcieri Stefano e Massimo. La strada è libera, ci si ferma soltanto per fare benzina e per mangiare. Alle 12.00 siamo a Firenze, al ritiro del pettorale. L’atmosfera come sempre è magica, tanti atleti, tanti personaggi, tutti speciali. Senza pudore ci si spoglia, ci si cambia e si spalma vasellina dappertutto, sotto le ascelle, tra le cosce ed anche in mezzo alle chiappe. L’odore di olio canforato la fa da padrone, mentre lo speaker invita gli atleti ad uscire da Palazzo della Signoria utilizzato da molti, irrispettosi della storia, come vero e proprio spogliatoio. Finalmente incontro Giovanni il collega, Giovannino e Guglielmo. Il primo è arrivato in treno mentre gli altri due sono arrivati ieri in camper, sono alla loro prima 100 e sembrano tesi. Sono le 14 e 30 e Fabrizio e Carlo tornano alla macchina per poi avviarsi lungo il percorso che ci porterà a Faenza, ci incontreremo a Borgo San Lorenzo, intorno al 32mo km. Giovanni si sdraia su di un cartone e prova a riposare, mentre io Giovannino e Guglielmo ci dirigiamo verso la partenza.
Ormai ci siamo, mancano soltanto tre minuti allo start e Giovanni è imbufalito perché il suo Garmin non riesce a trovare i satelliti. Giusto il tempo di due battute ed ecco lo sparo, in 2250 saturiamo Via de’ Calzaiuoli, siamo così tanti che prima di cominciare a corre trascorrono diversi minuti. I primi 4 km sono pianeggianti ma appena usciti da Firenze il gioco comincia già a farsi duro, inizia la lunga salita che ci porterà prima a Fiesole e poi a Vetta delle Croci. Giovannino, con il quale ho iniziato la gara, lo perdo quasi subito, poi mi dirà di essersi fermato per fare pipi. Io sto bene, le gambe girano ed hanno voglia di andare ma non posso, siamo solo all’inizio, fa un gran caldo ed è fondamentale centellinare le energie. Ho la mia camel-bag dalla quale ogni 3 km circa sorseggio un po’ di acqua e carboidrati, non è proprio il massimo della comodità ma mi consente comunque di bere ogni qual volta ne ho la necessità.
Fiesole va via senza grandi problemi, dopo aver percorso 12 km di salita e 16 di discesa arrivo a Borgo San Lorenzo in 3h27’, qui Fabrizio decide di accompagnarmi fino al Passo della Colla (48mo km). Le sensazioni continuano ad essere buone, si corre abbastanza ma laddove la salita non lo consente si procede a passo veloce. Arrivo al passo in 5h51’, comincia a fare buio, finalmente un po’ di fresco. Fabrizio si ferma in attesa di Carlo che sta per arrivare con la macchina ed io dopo aver mangiato un paio di biscotti riparto. Inizia la lunga discesa che mi porterà fino a Marradi, al 65mo km, è il momento di guadagnare il tempo perso in salita ma le gambe non girano, sono dure, fatico tantissimo ed una infiammazione all’altezza dell’inguine mi limita ulteriormente. Intorno al 55mo km Carlo e Fabrizio mi raggiungono, mi cambio, indosso la torcia frontale e riparto. Arrivo a Marradi in 7h52’, continuo a non stare bene, Fabrizio mi da delle maltodestrine dal sapore sgradevole che pregiudicano ulteriormente la situazione. Ora ho anche una forte sensazione di nausea, non riesco ad ingerire più nulla, riesco soltanto a tritare spicchi di mela cercando di assimilarne il succo. Purtroppo al 70 km la situazione non migliora, per un attimo mi vien voglia di lasciare ma non lo faccio, pur di camminare fino al 100mo non mollo. Mi siedo su un a sedia e mentre cerco di bere del tè caldo passa Giovanni C., mi chiede di andare con lui, io gli dico di sparire, in momenti come questi ho la necessità di essere solo. C’è una postazione della Croce Rossa dove decido di farmi massaggiare, il ragazzo è bravo, sa che non deve forzare, sa che i muscoli sono ormai danneggiati ed una pressione eccessiva mi taglierebbe le gambe. Al dottore chiedo qualcosa per il dolore all’inguine e lui, dopo avermi fatto il terzo grado, mi rifila un bicchiere con acqua ed Aulin. Riparto, Fabrizio guida e mi da supporto mentre Carlo dorme, o almeno ci prova. Le gambe vanno meglio ed il dolore all’inguine si è attenuato. Ricomincio a correre, le gambe sono imballate ma comunque girano meglio e questo mi fa ben sperare. Ormai è notte fonda, c’è silenzio, l’unico rumore quello delle scarpe che battono pesantemente l’asfalto. Arrivo finalmente all’88mo km a Brisighella in 11h38’, continuo a non mangiare riesco soltanto a bere qualcosa, quasi sempre coca cola (ho bisogno di zuccheri e la caffeina consente un’assimilazione più rapida) o tè caldo. Ormai è fatta, mancano soltanto 12 km che in fondo, dopo averne percorsi già 88, non sono poi pochi. Ho una fottuta voglia di arrivare a quel lungo rettilineo di 2 km che porta a Piazza del Popolo a Faenza dove l’organizzazione ha sistemato l’arrivo. La corsa si fa più fluida, la “puzza della stalla” comincia a farsi sentire, i dolori quasi scompaiono. Gli ultimi km nonostante lo sforzo corrono comunque lentamente, conto i metri uno per uno, prima la grande rotatoria e finalmente il rettilineo, un lungo stradone con le sue aiuole di rose e con sullo sfondo la piazza, Piazza del Popolo. Qualche centinaio di metri ancora e ci siamo, comincio ad incontrare gli atleti già arrivati, si intravede il traguardo, poche decine di metri ed inizia il tappeto blu che mi accompagnerà fino all’arrivo.
Chiudo la mia settima 100 km del Passatore alle 4 e 08 del mattino in un tempo di 13h ed 8’, anche questa volta è fatta!
Questa è la storia della mia ultima 100, vorrei ringraziare Glenda, mia moglie, per avermi sopportato in questi lunghi mesi di preparazione, Greta e Maia, le mie due bambine, alle quali ho tolto loro del tempo prezioso ed infine Fabrizio e Carlo che hanno avuto la pazienza e la forza per supportarmi anche quest’anno. Grazie a tutti!

di Enzo Massaro

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