San Martino in Gattara
Km 71
La chiesa
La chiesa (non il Castrum Gattariae) compare solo nelle Rationes Decimarum dell’anno 1291. È dipendente della Pieve di San Giovanni in Ottavo (Pieve del Tho) e la sua costruzione come luogo di culto risulta anteriore al XII secolo. Nel 1573 il Legato Apostolico Monsignor Ascanio Marchesini registra a Gattara due chiese: la principale dedicata a San Martino e un’altra intitolata a San Giovanni; la popolazione era ridotta a 180 parrocchiani. Nel territorio esisteva anche un Hospitale con annesso oratorio intitolato a Sant’Antonio, poco distante dall’attuale centro.
L’importanza storico-archeologica
San Martino si trova nella fascia medio-collinare nella parte finale romagnola della valle del Lamone. Vari lavori agricoli degli anni Sessanta permisero alla Soprintendenza ai Monumenti di Ravenna di effettuare campagne di scavi nel 1963, 1968, 1970, 1972 e 1978, individuando in località “Ospedale” — su un terrazzo fluviale sulla riva sinistra del Lamone — una grande necropoli con 70 tombe a inumazione del tipo a fossa, coperte da cumuli di ciottoli, databili fra la fine del VI e gli inizi del IV secolo a.C.
Quali popoli hanno abitato questo luogo?
Varie le ipotesi degli studiosi:
- Celti — per la statura degli inumati e per il modo di deporre le armi di offesa alle spalle del guerriero
- Etruschi — per i reperti collegati allo stanziamento rinvenuto nel colle di Persolino, alle porte di Faenza
- Umbri — per il modo di disporre le tombe in circolo, per la struttura di alcuni reperti e per certe armi ritrovate
I corredi funerari
- Ornamenti personali (fibule, armille, anelli, collane…)
- Armi di varie tipologie
- Elementi riferiti al ciclo del banchetto: contenitori da vino, brocche, coppe, ciotole e piatti
L’analisi degli oggetti mostra due tipi di deposizione — maschile e femminile:
- Ceramica d’impasto e armi di ferro, con fibule di bronzo forse provenienti dall’Italia centrale
- Oggetti di importazione: ceramica attica, vasellame in bronzo etrusco, armi di difesa etrusche e, in due casi, balsamici di origine fenicia
Le tombe femminili si distinguevano per fusaiole e balsamari, quelle infantili per oggetti di forma assai piccola. In altra posizione del campo venne rinvenuto un muro di ciottoli con all’interno vari frammenti di tegolami etruschi. Oggi tutto questo materiale, restaurato, è conservato ed esposto nella sezione archeologica del museo di Ravenna.
Agli inizi del Novecento fu recuperata, a poca distanza dalla necropoli, una stele funeraria romana del I secolo a.C. Fortunatamente fu poi ritrovata anche la parte mancante, permettendo di risalire all’intestataria: “Vocusia Clai l(ibertas) Pacata”.
Piero Malpezzi

