Il mio secondo Passatore, Se Puede!.. di Nardi Paolo

Il mio secondo Passatore, Se Puede!.. di Nardi Paolo

All’arrivo della Maratona di Firenze, da me conclusa inaspettatamente con troppo dolore, mi riprometto di non correre più lunghe distanze per almeno un anno; poco prima di Pasqua cambiano i miei programmi così decido di fare un paio di lunghi (21 e 31 km) con Rocco. Sto bene così all’ultimo secondo decido di iscrivermi alla Tuscany Crossing 53 km con gli amici più cari, poi conclusa in nove ore di pura avventura trail. Nove ore… ma nove ore sono il lungo per il Passatore e così a metà maggio ad un solo giorno dalla chiusura delle iscrizioni mi iscrivo per la seconda volta alla corsa più bella del mondo. Pazzo!
Nel mese di avvicinamento gioco solo a tennis, sono convinto di mantenere così la condizione fisica facendo uno sport piacevole e divertente.
L’influenza a soli dieci giorni dalla gara prova a farmi desistere ed a cambiare idea ma faccio di tutto per poter guarire e partire in condizioni decenti.
Ci siamo, sabato 25 mattina è il gran giorno; prendo il treno da Siena con Alessandro e Fabrizio, si arriva a Firenze e da lì in tramvia si va alle Cascine, meno di mezz’ora di fila ed ho il pettorale 3265 tra le mani. Organizzazione perfetta, mi hanno sopreso.
Sono sempre raffreddato, pazienza. Mangio una quantità indecifrabile di riso al parmigiano avanzato dalla sera prima che annaffio con una birra media, ci si ricompatta con il gruppo di Andrea e poi si va tutti insieme al Duomo. Non è caldissimo ma è molto umido, sarà una grande sudata. Decido di partire con le Hoka ed in mise Bafana, ho intenzione di arrivare con la maglia societaria Mens Sana Runners; già sò che durante il “viaggio” ci saranno svariati cambi e mi organizzo con tante magliette compresa quella degli amici di Meteo Siena 24.
In prossimita del Duomo entriamo nella gabbia alle 14:45; manca poco, ci abbracciamo e formuliamo la fatidica promessa: ci rivedremo tutti e 8 a Faenza, costi quello che costi dobbiamo arrivare, abbiamo 20 ore… forza ragazzi, sarà un viaggio unico.
Sono le 15 in punto, siamo in 3.118 a partire, è record, ma alla fine ne arriveranno 2.675 (422 DNF + 20 DSQ). Andrea e Fabio partono decisi; Ale ha il suo gruppo ed io vado con Sandro, Massimo, Federico e Fabrizio, con loro vorrei fare almeno un pezzo di gara, speriamo di non restare indietro. Massimo e Federico sono al primo Passatore, sono emozionati, mi rivedo in loro e mi emoziono anch’io.
Si corricchia fin sotto Fiesole poi si mette la prima ridotta e da li si sale camminando; ho con me una bottiglia di acqua che mi accompagnerà per tutti i 100 km, l’ho chiamata nuovamente Wilson.
Si supera Fiesole, è tanto umido, tra i vari incontri ci si imbatte in un runner storico con la bandiera sulla spalla, in uno che spinge il passeggino con il figlio, un prete runner che prega con altri corridori, una coppia appartata dietro gli alberi a fare bisboccia… l’atmosfera è gioiosa ma si sente aria di grande impresa. Cerco di reintegrare liquidi ogni 500 metri, temo un calo di pressione come l’anno precedente e quindi mi sono portato dietro un po’ di liquirizia che di fatto risulterà decisiva durante la prima discesa dalle Croci a Borgo. Siamo alla Vetta delle Croci ad una altezza di 518 metri, 16 km percorsi in oltre due ore e mezza, tabella rispettata; inizia la discesa ed il gruppetto si allunga; Sandro e Federico hanno un bel passo mentre io resto con Massimo ma dopo poco iniziano i problemi di pressione… che palle… questa volta addirittura prima… intervengo e giù di liquirizia, sarà la strategia è giusta. Chiamo Salvo e mi rassicura che sto facendo bene, mi riprendo e continuo a corricchiare sino a Borgo senza esagerare, oramai non c’è più la confusione dell’inizio. Un temporale ci sfiora, bene così.
Arrivo a Borgo San Lorenzo (32 km) dopo quasi 5 ore e lì ritrovo Fabrizio e Sandro; mi cambio, indosso la lampada frontale al petto, mangio, prendo un caffè e dopo mezz’ora con molta calma ripartiamo insieme direzione Colla. E’ sera, è sempre più nuvoloso e sui monti nubi scure si addensano sempre più compatte; si cammina a passo veloce ma è tutt’altra storia rispetto al 2018; sono vigile e determinato, ce la devo fare; le gambe stanno bene… mando sms a casa ed agli amici, spengo il cellulare e si va.
A metà salita inizia a piovere, indosso il kway comprato dai cinesi (ne ho presi ben 3); la salita è sempre più ripida, ora è buio pesto.
Entro in un bar dove l’anno prima Salvo mi aveva fatto sdraiare e prendo un caffè; questo bar è il mio unico ricordo della salita alla Colla dell’anno passato, avevo rimosso tutto… incredibile. Si riparte. Piove a tratti ed arriva la nebbia, questi 15 km di salita sono interminabili. Superiamo il cartello dei 42.195 metri, scattiamo una foto al buio; ci supera una runner un po’ troppo fresca e neanche bagnata, poco prima era passato un motorino… suona strano ma dico a Fabrizio che quella persona se ha barato farà i conti con la propria coscienza. Si va avanti nel buio ahimè sempre sotto la pioggia; finalmente si intravedono in alto le luci del Passo della Colla a 913 metri slm; dai che siamo arrivati alla prima mailstone, 48 km percorsi e sono le 23:30. Ci riposiamo, io recupero lo zaino itinerante ed entro nel tendone, Fabrizio si siede ad una panca ed uno accanto a lui sviene fortunatamente subito soccorso… dico a due ragazze li vicino di non guardarlo e di pensare alla loro gara; ci sono i primi ritiri e gli autobus ripartono pieni di gente. Bevo finalmente il brodo caldo tanto atteso e mangio dell’ottimo grana, prendo lo zainetto blu con i cambi per la seconda parte, mi cambio le calze ed indosso le New Balance con una piccola soletta in gel.
Dopo 40 minuti di pausa si riparte, si inizia a correre di buon passo in discesa direzione Marradi; stiamo bene, si chiacchiera ogni tanto, siamo sereni e con l’obbiettivo arrivare in 17 ore facendo tutto con calma, stiamo andando benone. Superiamo Casaglia, ci fermiamo a vari ristori 3-5 minuti, sò che devo continuare a mangiare e bere per non andare “sotto” ed ogni 10 km prendo un antiacido per combattere la possibile nausea e ridurre i rischi di andare in acidosi… con Salvo l’abbiamo preparata bene. Procediamo alternando corsetta e passo veloce; inguini, polpacci e i piedi iniziano a fare molto male ma non prendo nulla e vado avanti; il dolore è forte ma sopportabile.
Superiamo Casaglia dopo quasi 10 ore, si scende nel buio illuminati solo dalle nostre frontali, siamo solo noi tre, si sentono le rane, a volte spengo la frontale per godermi il buio; è molto umido ma non c’è vento, a tratti cade qualche goccia.
Arriviamo a Marradi al km 65 quasi alle 3 di notte dopo 12 ore; facciamo tutto con calma, ci si siede, troviamo Alessandro con il quale scambio qualche parola; mangio e bevo brodo controvoglia e poi decidiamo di fare tutti un bel massaggio; sulla sedia trovo Walter Fagnani il 95 enne al suo quarantaseiesimo passatore, anticipo che lo finirà seppur senza pettorale perchè quest’anno non gli hanno dato l’idoneità… a dimostrazione che quello che conta in primis è la testa.
Ripartiamo dopo ben 45 minuti di pausa, un po’ troppi; tutto sembra andare come da programma ma inizio ad avere un brutto calo di zuccheri che mi allarma così decido di prendere uno dietro l’altro 2 integratori in gel che mi ero portato dietro e mangio gran parte del grana raccattato alla Colla… il grana… che grande invenzione!
Poi arriva il secondo grosso imprevisto: inizia a piovere di brutto. Subito è pioggia battente che ci accompagnerà per oltre 6 ore. Ci freddiamo, anche se indosso due kway da quel momento è impossibile correre, siamo fradici ed a rischio i crampi, così decidiamo di camminarla tutta a passo veloce ma le proiezioni finali passano da 17 ore comode a 19 ore e spiccioli. Ora siamo a rischio, basta un solo imprevisto e siamo fregati. Andiamo avanti in silenzio, uno dietro l’altro, sotto l’acqua. Sarà così per tanto tanto tempo.
Ai ristori ci si ferma solo il tempo necessario, dopo San Cassiano intorno al 78 km troviamo Alessandro, cammina, è in difficoltà per le vesciche ai piedi, lo abbraccio e lo bacio, cerco di dargli un po’ di conforto, mi dice di pensare a me, di andare e che ce la farà; vedo uno sguardo battagliero, lo conosco e sò che sarà cosi perchè lui è un viaggiatore e come me ha imparato a soffrire.
Si procede, ogni tanto si trova il Fagnani sotto l’ombrello della scorta che lo accompagna, una macchinetta da guerra con le sue immancabili bacchette; incredibile.
Cerchiamo i cartelli dei km percorsi ma se li sono fregati, pazienza… tanto manca ancora tanto, faremo il conto alla rovescia da Brisighella o dal novantesimo. Le gambe fanno tanto male, fa male tutto, teniamo il passo veloce per la paura di non arrivare entro le 20 ore, ma andiamo sempre avanti, ogni tanto qualche parola… “Sandro, stiamo facendo il Passatore” e si sorride.
Superiamo Brisighella dopo quasi 17 ore, siamo all’88 km e ne mancano solo 12, ci siamo quasi… se non arriva un imprevisto ce la faremo ma dobbiamo restare in guardia sino alla fine, troppa è la paura di perdere tutto in un attimo.
Ripartiamo quasi subito e poco dopo il 90 km ritroviamo il mitico Massimo, Fabrizio non se ne accorge ed allunga mentre io e Sandro restiamo con lui, rallentiamo perchè abbiamo calcolato che si arriverà comunque in poco più di 19 ore, va bene così… a noi basta arrivare.
Chiedo a Massimo come sta e cerco di frenare l’emozione, lui sempre camminando mi risponde che non riesce neanche a piangere… ecco, questo è il Passatore, un viaggio incredibile che ti segna dentro e che prova in tutti i modi più dolorosi a farti cambiare idea; ma noi siamo più forti.
Arriviamo ad Errano, finalmente non piove più e salutiamo i volontari dell’ultimo ristoro, siamo a 5 km dalla medaglia, è quasi fatta… il corpo è da troppo tempo avvolto dal dolore ma la voglia di arrivare è così forte da respingere al mittente ogni fitta. Finalmente a 3 km dal traguardo giungiamo al cartello di Faenza e ci facciamo un paio di foto, siamo stanchi e sorridenti; è fatta… mando la foto a casa e ai Bafana, Piazza del Popolo preparati perchè stiamo per arrivare. Trovo Ilaria che mi rassicura su Ale ma lo sapevo da un po’ perchè accendendo il cellulare per avvisare sulla nostra posizione avevo letto che era in forte recupero; che grande… amico mio sei una forza… Ale forza che ci sei quasi, ti aspetterò al traguardo, è una promessa.
Superiamo la Rotonda del Passatore, inizia il viale ed ecco il cartello dell’ultimo km; sono anestesizzato, non mi fa più male più nulla anche se la sera pagherò dazio ma chissenefrega, ho giocato la mia partita a scacchi ed ho vinto nuovamente. A 600 metri decido di cambiarmi, indosso la maglia della società per l’arrivo che conta, metto la mitica bandana sulla testa, prendo la bandiera dei pirati, sono pronto. 400 metri, scende una lacrima, abbraccio e saluto Sandro e Massimo, sono commosso e felice anche per loro. Cammino da solo, sento la musica che si avvicina, sono assai provato fisicamente e felice, sorrido a tutti… 300 metri, 200 metri… inizio a correre, sento gli applausi, bravo Paolo, vai a prenderti la medaglia. 100 metri… accelero, ecco l’arrivo, sorrido, alzo la bandiera e taglio traguardo in 19 ore e 19 minuti. Buongiorno Passator Cortese, sono arrivato! E ora mettetemi al collo quella medaglia che me la stramerito tutta!
Se puede!

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