Fabio Perrone: Non c’erano lucciole tra Casaglia e Marradi
Non c’erano lucciole lungo la discesa tra Casaglia e Marradi ma luci dei corridori che illuminavano la strada ed erano luci intermittenti che non mi hanno mai lasciato solo, che mi hanno fatto sentire parte infinitesima di una lunga processione iniziata alle 15:00 di sabato 25 maggio 2024 in Piazza del Duomo a Firenze con destinazione Piazza del Popolo a Faenza lungo la strada provinciale 54 e la strada regionale 302 Faentina che collegano le due città d’arte.
49esima edizione della 100km del Passatore il cui nome trae origine da una leggenda locale che racconta le gesta di un brigante cortese, Stefano Pelloni, che di notte, in cima alla Colla, rubava ai ricchi per donare ai poveri.
Non c’erano briganti dopo il Passo della Colla e nessuno dei partecipanti é stato rapinato.
Ho visto invece gli alberi di notte cingere la strada come in una morsa, il cielo nero ospitare sparute stelle e la luna piena alla mia destra rischiarare le lontane cime dei monti alla mia sinistra.
Ho visto il tramonto in Toscana proiettare la mia ombra sui campi arati e l’alba in Romagna accogliermi con un caloroso abbraccio.
Ho visto interi paesi dormire nella notte tranquilla e spensierata e la mia ombra allungarsi a dismisura come se fossi salito su dei trampoli la cui immagine proiettata sui tornanti a momenti mi dava la sensazione di cadere.
Ho provato la gioia di una lunga corsa notturna in discesa, con le gambe, il cuore e il respiro che giravano in perfetta armonia.
Ho avvertito la fatica nella pianta dei piedi che non ne volevano più sapere di toccare ancora una volta terra, ho visto una donna piangere per le vesciche sorretta da un gruppo di amiche che parlavano di sedute di psicoterapia e del complesso rapporto tra paziente e analista.
Ho sentito gente cantare “romagna mia, romagna in fiore” e sono stato superato da un podista con una gallina in testa a cui avrei voluto urlare “attento che potrebbero esserci i lupi”.
Ho visto corridori esperti rallegrarsi dei complimenti altrui restituendo un semplice saluto come se per loro il Passatore fosse solo un allenamento di scarico.
Ho incontrato Cesare e Walter che mi hanno fatto sentire come un ragazzino fra due zii ed ho visto passare l’autobus con le facce tristi dei ritirati – “può succedere” – ha detto Walter.
Ho apprezzato gli incoraggiamenti ricevuti su WhatsApp.
Ho gustato una frisella col tonno al 53esino chilometro che ho trovato buonissima dopo ore e ore di integratori dolciastri e mi sono concesso una pausa sotto un albero sufficientemente lunga per registrare i cinguettii per Sandra che da casa ha apprezzato i suoni del Lamone ma non riesce a comprendere cosa ci trovo di bello in queste lunghe corse e, devo ammetterlo, me lo sono chiesto anch’io soprattutto nei momenti di crisi.
Mi sono detto più volte “mai più una cento chilometri” lungo l’infinito rettilineo che da Brisighella porta a Faenza ed ho contato ogni singolo chilometro degli ultimi dieci facendo previsioni di arrivo impossibili e trovando conforto nei chilometri percorsi.
Mi sono stancato ma ho imparato ad affrontare i problemi riducendoli in problemi più piccoli, a formulare una serie di subordinate rispetto alla previsione principale, a rivedere costantemente le mie idee, a mettermi in discussione e a capire che il tempo non è poi così importante e che la corsa può anche essere un viaggio interiore e a concedermi qualche minuto di sosta in barba agli allenamenti fatti e ai tempi sperati per gustarmi un panino con una fetta di mortadella tagliata spessa che all’ultimo ristoro stava lì ad aspettare proprio me.
