RICORDANDO SIMONE
Amedeo Bonfanti nel suo blog racconta la 100 km del Passatore 2013 ricordando l’amico scomparso Simone Grassi.
Archiviata l’ennesima iron- avventura in quel di Lanzarote l’imperativo categorico era quello di recuperare energie psicofisiche e resettare la mente in vista dell’imminente e significativo impegno. Quale? La 100 km del Passatore, fiore all’occhiello dell’ ultramaratona italiana, ambita da ogni podista desideroso d’abbattere il muro dei canonici 42,195 km ed arricchire con questa “perla” il proprio palmares sportivo. E’ sempre stato un sogno nel cassetto poter concludere la regina della ultramaratone italiane e la vicinanza con l’Ironman di Lanzarote si è sempre rivelata un freno psicologico, perché temevo di soffrire oltre il dovuto col rischio di trascinarmi al traguardo di Faenza.
Ormai la borsa è completamente bagnata e ci rifugiamo sotto i portici, adibiti a spogliatoi di fortuna da parte dei partecipanti , per il cambio d’abbigliamento e preparare lo zainetto, destinato al Passo della Colla ,da consegnare ai camion predisposti dall’organizzazione. Il gilet antivento, ed in questa occasione antipioggia, è un elemento indispensabile anche se copre la dedica a Simone stampata sulla canotta societaria, però piove a dirotto quindi è d’obbligo indossarlo.Con Roberto , alias “Il mago delle ruote”, e la timida Sara troviamo rifugio e tepore all’interno di un ristorante self service e poi ci dirigiamo in Piazza della Signoria. Da lì raggiungiamo Via dei Calzaiuoli in attesa della partenza e mentre risuona l’inno italiano siamo già completamente fradici e consapevoli d’avere in programma una “problematica” passeggiata lunga 100 km. Evito accuratamente e saggiamente di pensare a quanto potrei essere stanco, a quando la fatica presenterà il conto e dovrò forzatamente camminare. Vivrò ogni istante, ogni metro percorso con la spensieratezza di chi nulla ha da temere nè da chiedere se non alzare le mani al cielo quando giungerò a Faenza. Lo speaker allerta i concorrenti delle sfavorevoli condizioni climatiche segnalate alla Colla di Casaglia e l’invita ad usare il buonsenso…. Trovo fortunatamente la simpatica compagnia del bolognese Sandro Tosi , preparatosi a puntino e corro affiancato a lui sin dalla prime battute, sorpreso dalla prima impegnativa erta che ci condurra a Fiesole. Sinceramente m’aspettavo qualcosa di più soft ed intimorito dalle pendenze, a tratti significative,salgo di conserva. Durante l’azione di corsa nell’abbassare la testa noto,con immenso dispiacere, l’assenza del chip legato con velcro alla caviglia sinistra durante la vestizione. Ad ogni punto di controllo dovrò fermarmi e dichiarare la perdita ai giudici Fidal. 16° km , finalmente si scende ! e fino a Borgo San Lorenzo il tracciato sarà un tranquillo trasferimento in vista della Cima Coppi della gara,ossia la lunga risalita verso il Passo della Colla di Casaglia situato a circa 900 mt. slm. Saranno quasi 17 km d’ascesa e dalle prime rampe rimango sorpreso nel vedere Sandro staccarsi, lasciandomi in compagnia di un esile podista abruzzese visibilmente a suo agio in siffatte situazioni. Sebbene la temperatura abbia il preventivato calo, sorprendentemente, non patisco il freddo in virtù del fatto che la pioggia concede una tregua. Giunto alla Colla getto lo sguardo alla ricerca dell’immaginario tendone contenente le borse trasportate qui dalla partenza, non lo vedo e tiro diritto pensando sia situato più in basso. Mentre scendo, correndo, chiedo ad un altro concorrente dove sia il famoso luogo destinato al cambio e quando costui esclama “era al Colle il camion con le borse!” lo sconforto s’impossessa di me e cado letteralmente in uno stato confusionale. Senonchè blocco due “angeli” in mtb e li supplico di tornare al Passo a recuperare lo zainetto. Costoro, impietositi, fanno marcia indietro e trascorsi dieci minuti eccoli tornare come manna piovuta dal cielo, poichè iniziavo ad avvertire brividi di freddo e smanioso d’indossare qualcosa d’asciutto. La discesa verso Marradi con i quadricipiti ben “rosolati” consiglia un approccio cauto, in modo tale d’affrontare la fase più critica con ancora qualche molecola di glicogeno a disposizione. Raggiunto il 70° km sento un’auto strombazzare e vedo alla guida il buon Sandro, il quale dolorante ad una gamba ha intelligentemente preferito abbandonare la corsa. Gentilmente si ferma e sfrutto questo imprevisto ristoro volante, bevendo e concedendomi un attimo di relax. Sono al dessert, non alla frutta, i pensieri negativi s’annidano tra i meandri del cervello e nemmeno immaginare Simone incitarmi è stimolante, al punto da dover passeggiare ogni tanto con lo scopo di ritrovare sollievo e liberare la mente. I passaggi nei piccoli centri abitati risultano essere un’iniezione al morale grazie all’incitamento ricevuto dai ragazzini tanto quanto i ristori, oasi nel deserto della fatica. Sfortunatamente, dopo l’attraversamento di Brisighella, veniamo dirottati su una strada trafficata, abbagliati dai fari accecanti delle auto e questo tratto alquanto triste associato alla spossatezza, padrona del mio corpo, rendono interminabili e gravosi gli ultimi 10 km. Mi scuso con Simone perchè correre a simili velocità da bradipo è come farlo sul posto 😀 Come in una favola a lieto fine è inebriante scorgere le luci della città di Faenza, iniziare il countdown dei chilometri attendendendo l’ultimo per accellerare e gustare ogni singolo passo dello stesso. Piazza del Popolo, vedo in fondo il gonfiabile dell’arrivo, è fatta Simone !!! 🙂 Transitare sotto il traguardo è stata l’apoteosi della gioia ed ancora adesso, mentre sto scrivendo, rivivo quelle intense emozioni. Finché vivrò non scorderò questo indescrivibile e toccante momento impresso nel mio cuore.


