IL MIO PRIMO PASSATORE . 26-27 MAGGIO 2018 di Pietro Carbonaro

giugno 12, 2018 in IO C'ERO, NEWS

Del Passatore ho ascoltato tanti racconti dai miei compagni di squadra. Ho letto le storie di gente sconosciuta che,  appassionata di corsa come me, si è avventurata in questa impresa. Ma non avrei mai pensato di dare ragione a chi diceva che il Passatore non è una gara, una corsa lunga 100 km, ma un SOGNO.

Durante i mesi di preparazione,  di allenamenti solitari, mi ritrovavo a pronosticare come sarebbe stato trovarsi a Firenze negli attimi prima dell’inizio del viaggio. Ebbene, quando alle ore 15:00 del 26 Maggio è arrivato quel momento, mi sono reso conto che provare l’emozione di condividere paure, timori, entusiasmo  con circa 3.000 persone è un’esperienza che non si può immaginare. Si può solo viverla.

Innanzitutto, a colpirmi è stato l’ordine che tutti abbiamo mantenuto quando ci hanno dato il via per la partenza. Il profondo senso di rispetto e solidarietà tra gli atleti era quasi palpabile, talmente era evidente!

Si parte tra le urla di incitamento del pubblico e dei parenti di runners e camminatori. Ci sono pure quelli che si commuovono e piangono.

Il passo si fa immediatamente lentissimo, perché non bisogna perdere di vista l’obiettivo: arrivare a Faenza; arrivare senza pensare allo scorrere del  tempo.

I primi 4 km sono di pianura. Poi la salita lunga circa 13 km da subito l’idea del livello di difficoltà a cui sottopone la scelta di partecipare al Passatore.

Ciò nonostante, il sogno assume già contorni più vividi, grazie agli applausi della gente, ai sorrisi del bambini che ci seguivano per qualche centinaio di metri o ci davano il cinque e al conforto dei punti di ristoro ogni 5 km con acqua, sali minerali e cibo, dolce e salato, per tutti i gusti e le esigenze.

Ma la salita più difficoltosa arriva dopo ed è quella che conduce  al Passo della Colla. A quel punto, ero già stanco ma non ancora sopraffatto. Pensavo: “Ho percorso 48 km. Non sono neanche a metà del mio viaggio e già mi ritrovo immerso  nell’atmosfera della notte, coi suoi indefiniti rumori, coi suoi inestricabili misteri e i suggestivi profumi”.

La corsa notturna suscita emozioni diverse perché la mente abbandona i freni inibitori e vaga libera.  

Insieme ai pensieri indisciplinati e, spesso, irrazionali e sconnessi dalla realtà, arrivano però anche i primi segni di stanchezza. Sono al km 60 quando, dopo aver consumato un pasto abbondante a base di pasta e salumi, ho avvertito dei fastidi ai piedi. Sono riuscito a tenere duro per circa 20 km, ma al km 80 mi sono dovuto fermare  e far visitare dai medici. A parte qualche vescica, niente di grave, ma il personale medico mi ha consigliato comunque di valutare l’idea del ritiro per non peggiorare la condizione dei miei piedi.

Mancavano solo – si fa per dire – 20 km. Ho deciso che dovevo tentare, che non ero ancora arrivato al cospetto  del mio  limite invalicabile.

Quindi riprendo il mio lento e lungo viaggio.

 Qualcosa si sblocca nella mia testa quando mi accorgo che i cartelli del chilometraggio non sono più  piazzati a distanza di 5 km, ma di 1 solo km l’uno dall’altro. E intanto si intravedono le luci della città, l’unica che conta in quel momento di sofferenza e stremo: Faenza.

Mancano gli ultimi 4 km, ma le mie gambe bloccate sembrano due macigni pesanti.

Eppure sono già a Faenza, non è un’illusione, quindi, pensare e sperare che manca pochissimo al traguardo.

Ed eccolo – alla fine di un lungo viale, quando ormai non hai energie, gambe e strategie, ma solo lacrime e cuore –  il traguardo.

 Quasi non ti accorgi di averlo varcato, senti solo gli applausi  e l’invadere di una gioia indescrivibile e totalmente appagante.

Il sogno si è avverato. E, mentre si realizzava, sentivo il sostegno dei miei compagni di squadra con i loro messaggi e telefonate e, soprattutto, l’immenso affetto della mia famiglia.

Adesso, dopo 46 edizioni,  ho  anch’io, dopo 18h44’ di corsa, la medaglia della 100 km del Passatore e insieme ad essa il ricordo indelebile della magia di questa esperienza.

Grazie.

Pietro Carbonaro.