Ezio Pederiva: Quanto è lunga una 100 km? Forse un’ intera vita

Ezio Pederiva: Quanto è lunga una 100 km? Forse un’ intera vita

Perché nel corso di quelle ore e durante quei chilometri, pensieri e ricordi, sensazioni e sentimenti ti accompagnano, ti stanno accanto, avvicinandoti ancora più a ciò che sei , a ciò che siamo: anime che si muovono su questa terra, fragili ma capaci di scorgere l’immensità del cielo. La trepidazione, l’ammassamento e la partenza da Piazza del Duomo a Firenze, la salita verso Fiesole e Vetta Le Croci, il primo traguardo di Borgo San Lorenzo e poi la lunga ascesa al Passo della Colla. E mentre sali mentre anche la sera avanza, mentre la luce del giorno decide di andarsene, il tuo respiro ti rivela che non possiamo conoscere con sicurezza dove riusciremo ad arrivare, né qui né nella quotidiana esistenza ….ma possiamo e dobbiamo stringere forte una certezza: il nostro impegno, tutto ciò che sapremo metterci. Oltre quella linea, oltre la linea della cima della Colla ti aspetta una valle, ti aspetta un fiume, il Lamone, e ti attende la notte. E non sarai solo. Scorgerai delle luci e tu sarai luce. Incontrerai altre persone, capirai che l’ essenza del Passatore è esattamente questa: un insieme di vite, di luci, che desiderano fermamente vivere, vivere con tutte le loro forze, un insieme di vite e di luci che hanno scelto quella lunga fatica per disegnare un altro intenso tratto della loro esistenza.Casaglia, Marradi, San Casciano, Fognano Brisighella. Gli edifici, le Chiese e le strade, i lampioni, le panchine, le fontane, gli angoli e gli scorci.. I volontari, i giudici, la gente di quei paesi. Vorresti chiamarli per nome, tutti . Perché in quella notte prende forma una sorta di magia: tutti sono parte di te e tu sei inesorabilmente parte di loro. E mentre le tue gambe seguono la linea del percorso, la tua testa cerca ciò che di cui ha bisogno il corpo, e cerca ciò che chiede l’ animo. Sei lì e cerchi, sei lì e respiri. Poi all’orizzonte prende forma l’ alba, un’ alba speciale, un’ alba magica che quasi improvvisamente compare davanti a te. Le facce sono incise da una fatica antica, da una fatica che corre lungo la storia. È quella fatica lo sguardo più fedele del Passatore. Le parole di reciproca soddisfazione per essere giunti sino a lì si accavallano con le parole di reciproco incoraggiamento per non mollare proprio ora. Mancano pochi chilometri alla fine, sono i chilometri dell’ ultimo sforzo ma anche delle ultime energie. Giungi a Faenza ma Piazza del Popolo non la si intravede ancora. Poi dietro la semicurva di quel ciottolato cittadino si apre dinnanzi a te. Eccoti. Finalmente . Raggiungi e tagli il traguardo finale del Passatore. Poi ti accosti a lato e piangi. Piangi perché hai vissuto sul serio quei momenti e quella notte, quel giorno e quel viaggio. Piangi perché ci sei riuscito dopo mesi e mesi di avvicinamento. Piangi perché hai vissuto sulla tua pelle cosa significa crederci ancora, crederci sino a quegli ultimi spirituali metri. Piangi perché quella non era una gara no, quella era, è, e sarà un pezzo intenso ed indimenticabile della tua vita. E quando ti asciughi le lacrime, dinnanzi ai tuoi occhi, posati su quella piazza, il cielo e la terra paiono vicinissimi , paiono sciogliere ogni confine; forse il segreto del viaggio del Passator Cortese, il viaggio del brigante Stefano Pelloni, è proprio lì…

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